editoriale

Non sparate sul portiere

COMO, ITALY - SEPTEMBER 01: Samir Handanovic of FC Internazionale trains during the FC Internazionale training session at the club's training ground Suning Training Center at Appiano Gentile on September 01, 2021 in Como, Italy. (Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

Nel mirino delle critiche finisce sempre il capitano, che ha deciso da tempo da che lato tuffarsi. La scelta sul futuro della porta dell'Inter tocca ad altri

Daniele Alfieri

L'invito è rivolto sia ai tifosi dell'Inter e agli addetti ai lavori, sia ai giocatori avversari, quest'ultimi però difficilmente raccoglieranno l'appello. Sappiamo che un tiro spedito verso la porta nerazzurra (è vero, a volte basta un cross innocuo) oggi ha molte più probabilità di finire al di là della linea che separa un pallone ancora in vita dal gol rispetto alle epoche in cui il posto da numero uno veniva occupato da Julio Cesar, o dallo stesso Handanovic edizioni Iceman o Batman. O se preferite sbarbato e nel fior fiore dei suoi 28 anni al suo arrivo a Milano. Piccola parentesi: in realtà Samir a Pinzolo 2012 dovette accontentarsi inizialmente della maglia numero 21, una mossa smart dai piani alti nerazzurri per mettere fretta a Julione, costretto a fare le valigie e a firmare col QPR.

Lo sloveno, come d'altronde tutti noi, ha vissuto uno dei decenni più travagliati della storia dell'Inter, tra cambi di presidenti, allenatori, Gabigol in gol con una maglia celeste-verde fluo e Frank De Boer, malgrado ciò ci ha sempre messo la voglia, il coraggio e l'entusia... i guantoni. E al termine della passata stagione, lo scorso 23 maggio, alzando al cielo di Milano la coppa Scudetto lo abbiamo visto persino sorridere di gioia. Dopo il meritato premio 'alla carriera' è arrivato anche l'estremo atto di riconoscenza da parte della società: gli errori ripetuti con costanza, gli ultimi commessi con il titolo per l'Inter messo già in saccoccia, sono ignorati, il capitano Handa viene confermato titolarissimo nella stagione del post Conte-Hakimi-Lukaku. E chissà che fra le richieste dell'ex tecnico non vi sarebbe stata anche quella di un nuovo portiere, di cui ovviamente dopo un'eliminazione dalla Champions si sarebbe lamentato per la scarsa esperienza in Europa.

"Ci sono alcuni numeri uno che vanno di partita in partita, ne fanno due bene e una male, di quelli plateali": lo diceva Giuliano Sarti nell'estate 2012, quasi prevedendo con un'analisi accuratissima il naturale declino di Handanovic tra i pali, al contrario, "lui no: è costante, continuo, lineare e geometrico". Un giudizio da parte della leggenda della Grande Inter che oggi purtroppo non ci è concesso aggiornare. Tra i punti di forza che Samir ha potuto perfezionare lavorando prima con Spalletti e poi con Conte, la visione tattica e nella lettura del gioco, il controllo di palla e la precisione dei passaggi, proprio le doti che lo ponevano al di sopra della media dei portieri e che gli si sono offuscate nell'ultimo match di Verona, in occasione del gol di Ilic. Il centrocampista dell'Hellas dovrà comunque trovare un modo per sdebitarsi, visto che è già il secondo regalo in meno di un anno dopo la papera dello scorso 23 dicembre 2020 al Bentegodi.

Nella storia interista di Samir ci sono ovviamente record, le 17 partite consecutive con la porta inviolata nella stagione 2017-2018 al pari di Julio Cesar nell'annata 2009-2010, il sorpasso su Pagliuca in testa alla classifica di para-rigori della Serie A e quello a Zenga come portiere con più presenze con la maglia dell'Inter in campionato. Oggi gli zero gol subiti coincidono spesso anche con i zero tiri subiti nello specchio e soprattutto con i meriti del solido muro difensivo. Skriniar, De Vrij e Bastoni formano lo scudo davanti al capitano 37enne, che tra un acciacco e l'altro continua a difendere con orgoglio la porta nerazzurra. In vista del contratto in scadenza a giugno 2022, l'obiettivo sarà probabilmente quello di chiudere in bellezza con il secondo scudetto consecutivo, magari anche guidando la squadra in un cammino decoroso in Champions. Missione possibile, tra i trucchi di Handa c'è anche quello di tingersi di tanto in tanto i pochi capelli bianchi e fino ad oggi in dirigenza nessuno si è accorto di nulla.

Dietro di lui scalpita Radu, per cui in estate sono state respinte appositamente le sirene di Verona e Real Sociedad, mentre tra i profili futuribili (usiamo adesso un lessico prettamente di mercato) ci sono quelli di Onana, Leno, Cragno e Meret. La palla passa a Inzaghi (che però era attaccante) e al preparatore Zappalà, che non c'entra coi formaggi ma segue il lavoro dei portieri durante la settimana. Anche noi ci siamo soffermati sulle foto degli ultimi allenamenti svolti ad Appiano e possiamo assicurare al 99% che nell'esercizio dei tuffi al posto di Handanovic non sembrano essere stati usati stuntman. Segnali incoraggianti che non nascondono i campanelli d'allarme: in caso di ulteriori inciampi, nel mirino delle critiche finirebbe ancora una volta il capitano, vittima semplicemente del suo ruolo e del naturale sviluppo fisiologico che gli ha tolto lucidità e riflessi. Non sparate sul portiere, la vera scelta andava e andrà fatta da altri. Samir ha già deciso da tempo da che lato tuffarsi, quello a difesa dell'Inter.

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