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editoriale

Non parliamo di arbitri e fair-play

ROME, ITALY - OCTOBER 16: Lautaro Martinez of FC Internazionale reacts during the Serie A match between SS Lazio and FC Internazionale at Stadio Olimpico on October 16, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Bravo Inzaghi a gestire l'immediato post-Lazio: stasera c'è una partita che non si può sbagliare e servirà un'Inter avvelenata

Alessandro Cavasinni

Non sarà semplice archiviare la gara dell'Olimpico per i giocatori dell'Inter, convinti di aver subito più di un grave torto contro la Lazio. Una giornata di campionato totalmente negativa per i nerazzurri, considerando anche le vittorie in extremis di Milan e Napoli e quella sudata della Juventus. Un turno di Serie A condizionato pesantemente da decisioni arbitrali più che discutibili: dal rigore per braccio di Bastoni a quelli inesistenti di San Siro fino al fischio affrettato di Orsato a Torino. Episodi che mutano il corso degli eventi e che, fatalmente, cambiano risultati, giudizi e umori.

Inzaghi e i suoi dovranno quindi essere molto bravi nell'isolarsi, fare squadra più che mai, tapparsi le orecchie, analizzare gli errori (ce ne sono stati eccome, soprattutto di superficialità) e mettere nel mirino lo Sheriff. I tre punti in Champions, stasera, sono vitali dopo il ko con il Real Madrid e il pari con lo Shakhtar Donetsk. In questa prima fetta di stagione, la squadra nerazzurro è stata spesso bella, a tratti bellissima, ma a volte anche poco lucida e concreta nel momento di ammazzare le partite. Era già successo a Genova contro la Samp, con il Real e con l'Atalanta a San Siro e sabato a Roma con la Lazio. Partite comandate, finanche dominate, ma poi il raccolto è stato scarso. A questa squadra, talvolta, sembra mancare la fame, la cattiveria che ti fa azzannare l'avversario nel momento giusto senza poi rischiare la beffa. Alcuni iniziano a dare colpe a Inzaghi per il fatto di praticare un calcio meno sparagnino e più frizzante rispetto a quello che la passata stagione portò allo scudetto con Conte, ma ci si dimentica un dettaglio non propriamente trascurabile: gli interpreti sono cambiati. Non tutti, certo, ma sicuramente quelli che ti consentivano di chiuderti bene per poi andare velocemente a fare male ribaltando il fronte del gioco.

In poche parole, senza Hakimi, senza Lukaku e pure senza Eriksen, non è così scontato che l'Inter possa attuare lo stesso tipo di strategia. E visto che Inzaghi non è lì per caso, magari saprà meglio lui di tanti tromboni come plasmare le sue idee in base alle caratteristiche della rosa attualmente a disposizione. Facile dire "Ci vorrebbe un'Inter che difenda più bassa perché così si scopre troppo": volete che Inzaghi non si accorga dei rischi? Qualcosa da registrare c'è senza dubbio, ma la situazione non è così banale come qualcuno la descrive. E, in ogni caso, la vera pecca dell'Inter fin qui è stata quella di non concretizzare la grande mole di gioco sia a causa di superficialità che di imprecisione nei 16 metri finali. Sarà dunque il caso di ritrovare quel sano veleno di andare a fare male sempre e comunque, perché poi - come detto - la beffa è sempre dietro l'angolo e si perdono punti già pesanti.

Questo al netto delle sviste arbitrali e della mancanza di fair-play dell'avversario di turno. C'è da concentrarsi su ciò che si può cambiare, senza disperdere energie pensando a quello a cui non si può porre rimedio. Bene ha fatto Inzaghi a parlare in quel modo davanti alle telecamere dopo l'amarissimo ko con la sua ex squadra. Già da stasera servirà un'Inter diversa non tanto nel gioco, quanto nello spirito. E forse anche in qualche interprete. In ballo c'è il cammino in Champions.

 

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