editoriale

Nel caos, un unico auspicio

Nel caos, un unico auspicio

Sbaglia chi pensa che l'Inter sia stata favorita dal rinvio della partita contro il Bologna

Simone Togna

Il mondo è cambiato. Inutile negarlo o girarci intorno. È successo nelle piccole cose, figuriamoci nei grandi eventi sportivi. Sinceramente io resto sempre quello del partito del: “prima la salute” e il fatto che all’Inter, tutto il gruppo squadra e quindi ogni giocatore, possa contare sulla terza dose (in attesa e fermi alla seconda ci sono solo quelli guariti dal coronavirus) è un qualcosa di apprezzabile. Affrontare il Bologna senza 8 calciatori affetti da covid, nonostante anche i nerazzurri ne avessero 3 out per lo stesso motivo, non credo sarebbe stato giusto. Ma allo stesso tempo ci sono anche delle regole che devono essere seguite. E soprattutto che devono valere per tutti.

Insomma, con alcune gare disputate e con altre rimandate, è solo successo un bel casino. Un qualcosa che di certo non favorisce, anzi, la Beneamata. Intasare un calendario già stracolmo di impegni, soprattutto in quelli che saranno i mesi clou della stagione, è un fattore di cui tenere conto. Vorrei evitare polemiche e preventive diatribe, ma sicuramente ci sarà da discutere per quanto è successo e per quello che succederà. Già non si capisce se Calhanoglu possa giocare o meno contro la Lazio. Se la Lega assegnasse lo 0-3 a tavolino, cosa che accadrà, la squalifica risulterà scontata. Ma quando poi il Tar deciderà che la partita contro i felsinei dovrà essere giocata, ecco che il turco dovrà saltare una partita. Quale? In teoria quella contro la Lazio, dato il precedente di Rabiot. In pratica anche in questo caso è tutto un grande macello.

Un contesto dove pare difficile raccapezzarsi, poiché chiunque può avere, seppur in parte ragione. Domenica, almeno in teoria, si dovrebbe tornare in campo, ASL permettendo. È vero che ora con 13 giocatori schierabili, la partita sarà permessa. Ma è altrettanto vero che se istituzioni esterne dovessero intervenire, ci sarebbe il rischio di tornare al punto di partenza. L’unico auspicio che mi sento di scrivere è quello che l’Inter di Inzaghi torni in campo come prima della sosta natalizia. Divertendo e divertendosi. Tifosi e amanti del pallone – almeno questo – se lo meritano eccome.

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