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“L’Inter soffre in fase di non possesso”. Conte ha centrato il punto

KIEV, UKRAINE - SEPTEMBER 28: Head coach of FC Internazionale Simone Inzaghi reacts during the UEFA Champions League group D match between Shakhtar Donetsk and Inter at Metalist Stadium on September 28, 2021 in Kiev, Ukraine. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

L'editoriale di FcInternews.it

Mattia Zangari

"Vivo la mia vita una partita contro lo Shakhtar alla volta". Ormai è una consuetudine per il tifoso dell'Inter scandire il tempo con le sfide agli ucraini, gli avversari riferimento per capire le vere ambizioni di una stagione. In principio fu un 5-0 tonante in semifinale di Europa League nell'agosto 2020 a certificare l'ingresso in una nuova dimensione per il club nerazzurro: una finale di Coppa dopo anni di mediocrità e al massimo qualche piazzamento in campionato. Non andò bene a Colonia, contro il Siviglia, ma sulle basi di quelle strane final eight Antonio Conte costruì la squadra che poi, con un Hakimi in più nel motore (mica poco), si sarebbe laureata campione d'Italia l'anno successivo. Dopo un percorso non proprio lineare che a un certo punto, tra settembre e novembre, vide Lukaku e compagni imboccare la strada panoramica del bel gioco con alterni risultati che costarono l'esilio europeo. Gestioni sciagurate nell'andata-ritorno col Real a parte, fu il pari senza gol in casa contro la formazione di Donetsk a determinare l'eliminazione aritmetica dal girone di Champions. Dall'osare troppo, il tecnico salentino decise di non rischiare nulla nel dentro o fuori di San Siro per provare a cambiare lo spartito di uno 0-0 scritto. Il famoso piano B tenuto segreto per mesi che in realtà non è mai esistito. Da quell'infausto 9 dicembre, quantomeno, si scoprì che l'Inter sapeva giocare in un solo modo, poi rivelatosi tremendamente efficace in Italia: 24 vittorie, 4 pari e 3 sconfitte il bilancio tra Coppa Italia e campionato da dicembre a maggio che ha portato in dote il tanto sospirato scudetto. Una cavalcata esaltante di un'Inter solida in difesa e spietata nel mangiarsi il campo alle spalle degli avversari. King Antonio riuscì a sistemare il dato spesso negativo del plus/minus tra occasioni create e concesse riducendo il numero dei tiri in porta degli avversari e aumentando le percentuali di realizzazione dei suoi offensivi, spesso difettosi in sede di mira.

Ora, per i noti motivi, quell'Inter non c'è più ('soffre in fase di non possesso', ha detto il suo ex allenatore) ma sembra di assistere a un pericoloso deja-vu: il dato della goal difference attuale +13, inferiore solo alla capolista Napoli, è figlio soprattutto degli exploit nelle gare con Genoa e Bologna (4-0 e 6-1). Centottanta minuti che dicono molto sul potenziale in attacco della Beneamata, che pure si è inceppato in Europa: zero le reti all'attivo con Real e Shakhtar. Non per colpa della produzione nell'ultimo terzo di campo quanto per la scarsa vena degli attaccanti: se con gli spagnoli la superiorità nel gioco del primo tempo non è stata tradotta in vantaggio nel punteggio, con gli ucraini le situazioni più ghiotte sono nate da situazioni estemporanee (conclusioni da fuori di Barella e Correa e su palla inattiva). Quindi è fuorviante accomunare le due prestazioni sommando i tiri effettuati o lodare le prestazioni dei portieri avversari per avvalorare la tesi molto relativa del merito, come fatto da Inzaghi nel post-partita di Kiev. Non segnare è una colpa (anche se le trame di gioco sono più elaborate della gestione precedente), così come concedere un gol all'89' a Rodrygo: questa è la Champions, la competizione dei dettagli che seleziona crudelmente le migliori degne di qualificarsi.

Nell'ultimo triennio, anche se in modi diversi, l'Inter non è mai stata all'altezza della sua storia gloriosa: lo scatto a livello di mentalità fatto nei confini nazionali non è coinciso a quello in campo continentale, questo è un fatto inappuntabile. Dopo il sorteggio, prima di prendere confidenza con il raggruppamento forse più enigmatico degli otto alla luce della partenza razzo dello Sheriff, da Marotta in giù si era parlato forse troppo frettolosamente di passaggio del turno come obiettivo alla portata. Considerazione fatte senza aver studiato la storia di questa competizione imprevedibile e di una squadra uscita indebolita dal mercato. E a nulla serve la carezza di Roberto De Zerbi prima e dopo l'ennesimo 0-0 tra Inter e Shakhtar: "L'Inter è più forte dell'anno scorso, lo confermo". La classifica rimane desolante prima del doppio confronto con la squadra di Tiraspol che anticiperà a livello cronologico i verdetti rispetto alle ultime edizioni. Si capirà già alla quarta giornata se l'Inter potrà percorrere altra strada verso San Pietroburgo o fermarsi come al solito prima degli ottavi. La stessa sorte delle Inter precedenti per questa Inter che continua a definirsi diversa dal passato perché ora ha 'alternative'. In realtà, la nuova creatura di Inzaghi ha bisogno costante di cambiare (le sostituzioni sono e saranno il tema della stagione) perché non ha altra scelta dopo il ridimensionamento imposto in estate.

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