Perdonateci subito per l'irriverenza, l'ironia e la leggerezza. D'altronde il periodo dell'anno consente di scherzarci un po' su, incastrati come siamo tra un finale di stagione che alcuni tifosi ancora stanno festeggiando, un mercato per certi aspetti sonnolento e "imbavagliato" da regole e scadenze dettate dal fair play finanziario, e un futuro che si fatica a immaginare del tutto semplicemente perché siamo a inizio giugno. E' lunghissimo il tempo che ci prospetta davanti in cui avremo ampiamente modo di dibattere delle dichiarazioni d'amore e di fedeltà di Skriniar a cui fa da contraltare il puntuale tormentone estivo legato a Mauro Icardi, del centrocampista che forse arriva o forse no, di un terzino che in casa Inter è un po' come una canzone spagnola in estate (ci sta sempre bene), delle offerte dalla Premier per Perisic e dei nuovi accordi col Barcellona per provare a trattenere Rafinha. Il tempo del calciomercato, in fondo, è tempo di infinite chiacchiere corrisposte da pochissimi fatti. E' tempo di proclami, di buoni propositi e di promesse un po' come...ah si, una campagna elettorale!

E visto che dopo una crisi istituzionale senza precedenti, il Paese ha assistito alla creazione di un nuovo Governo, scherzosamente, nel periodo delle tante parole, delle chiacchiere, delle smentite e delle ipotesi, si è provato a giocare di fantasia e immaginazione per metterne in piedi uno surreale a tinte nerazzurre. Senza, chiaramente, voler tentare paragoni o giudizi politici. D'altronde, la nascita di un nuovo esecutivo è accompagnata dall'esultanza dei fedelissimi, dall'impegno e dalla volontà di mettersi al lavoro di chi ne fa parte e dalle critiche feroci e aprioristiche di chi sta all'opposizione. Un po' come succede nel tempo del "chiacchiericcio" e del calciomercato: c'è già chi si esalta pensando ai possibili acquisti, chi non vede l'ora di ricominciare e chi già è pronto a puntare il dito urlando che le promesse non verranno mantenute e i top player non arriveranno. Non resta che attendere i primi fatti, in vista di una stagione che di districherà tra la Lega (di Serie A) e le Stelle (della Champions), tra impegni nazionali ed europei con un occhio a bilanci e conti ma anche con la voglia di tornare grandi ed essere ambizioni per lasciarsi alle spalle la crisi, per lasciarsi alle spalle anni difficili. Tra solite speranze, solito scetticismo, soliti disfattisti e soliti sognatori. Tra promesse che fanno a pugni con le cosiddette "coperture finanziarie" e desideri di cambiare in meglio. "Occupati di politica internazionale, il calcio è una cosa troppo seria" disse, del resto, Maradona nel 1986 rifiutando un'intervista allo scrittore Riva. 

E allora, eccola la squadra di Governo nerazzurra dove, se si avrà tempo e pazienza di leggere, si potranno anche scorgere certi giudizi e opinioni che ci si attendono in genere da un editoriale:

Presidente del Consiglio: LUCIANO SPALLETTI
Bè non poteva che essere così e non solo perché il premier, quello vero, porta un cognome che gli appassionati di calcio associano a un noto allenatore. Spalletti è stato ed è la guida della squadra, uno dei principali artefici di una stagione positiva. Con tutti gli onori e gli oneri che questo comporta perché si sa che quando vinci sei stato bravo ma alla prima crisi e alla prima sfiducia la tua è proprio la prima testa che tutti chiedono. Nota di merito alla società Inter: non aver mai permesso che il mister venisse messo in discussione anche nel periodo di buio tra dicembre e febbraio. La maggioranza, insomma, l'ha sempre avuta e conviene continuare a dargliela, al netto di franchi tiratori e fuoco amico che mai mancano e mancheranno. In Parlamento e fuori.

Sottosegretario alla Presidenza: STEVEN ZHANG 
Perché diciamolo, è uno di quei ruoli prestigiosi anche se pochi sanno, in realtà, quali compiti e ruoli preveda esattamente. Il giovane rampollo di casa Suning "studia" da tempo Milano e l'Italia con il compito di figurare da mediatore tra Nanchino e Appiano. In molti vedono in lui il futuro presidente anche se al momento occupa un ruolo di prestigio e di fiducia ma con capacità decisionali da appurare. Parla sempre dell'Inter con passione e coinvolgimento ed è, di fatto, il volto riconoscibile del colosso cinese. In attesa di un ruolo da protagonista vero e proprio. 

Ministro dell'Economia: PIERO AUSILIO
Ecco il ruolo delicato, quello sotto l'attento e vigile occhio dell'Ue(fa). Colui che deve far quadrare i conti, presentare i bilanci, dimostrare in Europa che la macchina funziona, i debiti possono essere ripianati e che le prospettive di crescita non sono utopia. Colui che deve trovare le risorse (in questo caso 40 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno) prima che il piano del Governo possa essere messo in atto. 

Ministro degli Esteri: MILAN SKRINIAR
Muro roccioso e invalicabile con il compito di ridare credibilità in campo internazionale: chi meglio del talento slovacco che tra l'altro, come e più di un consumato e fedele capitano, continua a giurare amore ai colori nerazzurri e la volontà di farli risplendere su ogni campo? L'Italia, si sa, da tempo fatica a fare la voce grossa fuori dai propri confini, fatica a farsi valere. E allora serve un colosso sicuro e potente che non accetti ruoli subalterni da alleati docili e mansueti durante la Guerra Fredda ma che prenda decisioni autoritarie per essere protagonista e vincere le battaglie. 

Ministro della Difesa: STEFAN DE VRIJ
A lui il compito di andare a formare con Skriniar una coppia difensiva potenzialmente con pochi uguali non solo in Serie A. Sarà l'elemento nuovo, tanto da poter portare Spalletti a passare alla difesa a 3, nel caso in cui venisse confermato Miranda. 

Ministro degli Interni: ANDREA RANOCCHIA
Lo ha ribadito più volte Spalletti quanto valga la sua presenza all'interno dello spogliatoio: è l'unico reduce di quell'Inter formata da campioni che sollevò la Coppa Italia nel 2011, l'unico ad averla già giocata, la sospirata Champions, vestito di nerazzurro. Ex capitano troppo spesso bistrattato è anche uno di quelli che l'attaccamento alla maglia lo ha dimostrato e non solo con le lacrime di fine stagione. Conosce l'ambiente, i tifosi e l'interismo, nel bene e nel male, come pochi altri. L'ordine (pubblico), la sicurezza e la stabilità dello spogliatoio sono nelle sue mani. 

Ministro del Lavoro e dello sviluppo Economico: MAURO ICARDI
Il lavoro lo ha portato a diventare da giovane interessante, quando è arrivato a Milano, a campione vero e proprio. Ognuno ha il suo giudizio e la sua verità su quanto possa essere imprescindibile per l'Inter o su quanto, invece, la sua partenza potrebbe rivelarsi un affare. A differenza della moglie, lui fa parlare campo e numeri: 107 gol in 182 partite dal 2013 a oggi. Capocannoniere con 29 gol nella stagione del tanto atteso ritorno in Champions che può portare, appunto, allo Sviluppo economico con entrate e incassi che mancavano da tempo ma che sistemano solo in parte i conti. Ed economico è anche l'aspetto su cui si discuterà, prima o poi, il suo contratto, fatto di clausole e un ingaggio da aumentare. Ma solo dopo aver deciso cosa vuole fare da grande. E aver smesso di alimentare le chiacchiere del calciomercato tramite i tweet della moglie-procuratore. E solo dopo che il club avrà deciso se fanno più comodo 110 milioni o 107 gol.

Ministro della Sanità: BORJA VALERO
Lo spagnolo "incolla" i reparti, come ha detto Spalletti. Ma ha 33 anni e non può garantire costanza nell'arco della stagione. Ha però un'esperienza e una visione di gioco come nessun altro in squadra e in certi momenti della gara può garantire possesso e trame di gioco da non sottovalutare. Non può essere un titolare ma un imprescindibile gregario se fisicamente in buone condizioni: la velocità, lo ha ammesso lui stesso, non è la sua caratteristica ma una buona forma fisica ne fa un tassello di valore. 

Ministro dell'Istruzione: YANN KARAMOH
Le sue folate e le sue giocate hanno infiammato San Siro. Decisivo il suo contributo nel convulso finale da infarto contro la Lazio così come il gol al Bologna. Ha corsa e qualità che caratterizzano quella generazione di fenomeni francesi di cui fa parte ma deve essere istruito tatticamente, deve completare la sua formazione con quella capacità di leggere le situazioni e aiutare la squadra che Spalletti pretende e su cui di certo lavorerà. Giovane di sicure e garantite speranze, ha solo bisogno di mettersi sui libri della "disciplina tattica". 

Ministero della Cultura: DANILO D'AMBROSIO
Il senso di cultura del lavoro e di sacrificio, la disponibilità a metterci la faccia nei momenti peggiori, ad essere sempre disponibile e infilare in saccoccia anche buone dosi di insulti senza abbassare la testa. L'Inter che torna in Champions rappresenta la rivincita di quei giocatori silenziosi e utili di cui D'Ambrosio è l'emblema. Tra alti e bassi.

Ministero della Giustizia: MARCELO BROZOVIC
A far giustizia ci ha pensato Spalletti trovandogli finalmente il ruolo giusto in mediana. Per anni definito giocatore talentuoso ma discontinuo e poco concentrato, Brozovic ha riscoperto non solo la posizione che gli permette di esprimersi al meglio ma anche la possibilità di diventare e sentirsi un leader e un trascinatore. Rendendo giustizia a un talento fino a pochi mesi fa inespresso, o espresso solo in parte. Giustizia sarebbe anche proseguire sulla strada tracciata.

Ministero per la Pari Opportunità: LAUTARO MARTINEZ
Alt: nel Governo vero e proprio non c'è ma in questo se ne sente l'esigenza. Perchè Lautaro Martinez è sbarcato a Milano con l'intenzione, anzi il dovere, di non essere una semplice spalla per Icardi. L'argentino di cui si dice un gran bene può fare la prima ma anche la seconda punta e persino il trequartista o l'esterno. A Spalletti il compito di collocarlo dove può esprimersi al meglio anche in base alle necessità della squadra. Soprattutto per garantirgli l'opportunità di esplodere ed essere un giocatore determinante e decisivo. Un titolare in grado di far la differenza, secondo a nessuno. 

E se la squadra di Governo non vi piace, non vi convince, non vi garantisce fiducia, può essere che abbiate ragione: ma può altrettanto essere che le alternative siano pari allo zero e che, soprattutto, non esistano le cosiddette "coperture finanziarie" per far di un progetto qualcosa di realizzabile e di concreto e non un semplice slogan da campagna elettorale. Perché "il calcio è una cosa troppo seria".

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Sezione: Editoriale / Data: Dom 3 Giugno 2018 alle 00:00 / articolo letto 10416 volte
Autore: Giulia Bassi / Twitter: @giulay85