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editoriale

La nuova Inter di Inzaghi merita sostegno. Lo scudetto non è stato una chimera

COMO, ITALY - SEPTEMBER 14: Head Coach Simone Inzaghi of FC Internazionale during the Uefa Campions League press conference of FC Internazionale Milano at Appiano Gentile on September 14, 2021 in Como, Italy. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Inter via Getty Images)

L'editoriale di FcInterNews.it

Maurizio Pizzoferrato

“I campioni dell'Italia siamo noi”. Lo cantano i tifosi nerazzurri, finalmente tornati allo stadio, lo dice l'almanacco del calcio nella casella relativa alla stagione 2020-21. Lo scudetto è cucito sulle maglie dell'Inter, lì al centro del petto, e spicca. E' importante ricordarlo, è importante ribadirlo, prima di emettere giudizi affrettati dopo solo tre giornate di campionato. L'Inter ha pareggiato nella Genova blucerchiata dove, nella scorsa trionfale stagione, aveva perso. L'Inter ha incassato tre reti in tre partite, contro le sei del campionato passato. L'Inter ha sette punti in classifica dopo tre giornate. Proprio come un anno fa. C'è chi sta leggermente meglio, vedi Milan, Napoli e Roma. Ma c'è anche chi sta molto peggio e si chiama Juventus. Ma solo un pazzo può pensare che una squadra come quella bianconera, nata per vincere, possa essere considerata fuori dai giochi dopo solo tre giornate. E allora calma e gesso, come si diceva una volta.

Mettiamoci in testa che questa è e sarà un'altra Inter. In panchina non c'è più un perfetto costruttore di scudetti come Antonio Conte, ma un bravo e stimato allenatore che, nonostante la giovane età, è già entrato nel novero dei tecnici importanti per quanto abbia fatto vedere alla Lazio, unica squadra a vincere qualcosa durante gli anni caratterizzati dalla dittatura juventina. Ma nella Milano nerazzurra, Simone Inzaghi avrà la possibilità di alzare l'asticella ed entrare definitivamente nella cerchia dei cosiddetti top coach. La squadra gioca bene, lo abbiamo visto per l'intera gara contro il Genoa e a tratti anche a Verona e domenica scorsa. Le occasioni da gol non mancano, addirittura tre nel giro di tre minuti a Marassi dopo il secondo pareggio blucerchiato. Mancando la spinta di Hakimi e l'inossidabile punto di riferimento chiamato Lukaku, si va in porta con altri movimenti atti a sfruttare le capacità tecniche dei vari Dzeko, Lautaro e Correa. Aspettando le giocate di Alexis Sanchez. Ma al di là del modo di giocare, per continuare a lottare ad alti livelli, la Beneamata dovrà mantenere la stessa ferocia mentale mostrata nella scorsa stagione, il concetto di vittoria dovrà rimanere impresso nel cervello dei giocatori, Inzaghi dovrà dimostrare di essere bravo anche in questo aspetto motivazionale che è il pane di cui si è sempre nutrito il suo predecessore.

Intanto questa sera si torna a respirare aria di Champions. Il Meazza riapre i battenti per la prima stagionale nella massima competizione continentale. Di fronte l'avversario per antonomasia dell'Inter europea: il Real Madrid. Quanti ricordi, quante pagine di immensa storia calcistica hanno scritto queste due squadre. Indelebile la sfida al Prater di Vienna nella finale del 1964 vinta dai nerazzurri per 3-1 con una splendida doppietta del giovane Sandro Mazzola. A fine gara il futuro “Baffo” fu avvicinato da una leggenda di nome Puskas che gli disse: “Ho giocato contro tuo padre, sei degno di lui, tieni la maglia”. Le sfide con il Real hanno provocato anche diversi dolori. Come non ricordare la famigerata biglia che, a metà degli anni 80, nella semifinale di ritorno di Coppa Uefa al Bernabeu colpì Beppe Bergomi, costretto ad uscire dal campo. A Milano l'Inter aveva vinto per 2-0, a Madrid la sconfitta per 3-0, risultato del campo omologato, nonostante il sacrosanto ricorso presentato dal mitico avvocato Prisco.

Inter e Real si ritrovano nel girone come un anno fa. I nerazzurri di Simone Inzaghi vogliono e possono fare meglio di quanto fatto nelle ultime tre annate che hanno visto la squadra uscire ai gironi, prima con Luciano Spalletti, poi con Antonio Conte che ora commenterà per Sky. L'Inter, oltre ad essere campione d'Italia in carica, è anche l'ultima italiana che è riuscita ad alzare la Coppa dalle grandi orecchie. E dove l'ha alzata? Proprio a Madrid anche se quella notte l'avversario parlava tedesco e non si chiamava Real. Questa sera ci si riprova con un Meazza pieno per la capienza consentita. La gente dovrà essere un fattore, anche e soprattutto se e quando, un giocatore nerazzurro dovesse sbagliare un passaggio o un disimpegno. Lo scudetto dopo undici anni di buio è stato meraviglioso, ma le porte chiuse hanno rappresentato  una triste e obbligata parentesi che non può essere sinonimo di gioia completa. Gustiamoci quindi l'immortale Inter-Real Madrid per poi pensare al Bologna, in ossequio a questo calendario folle. I giudizi frettolosi che sanno di sentenza dopo tre giornate, non servono. Serve l'analisi, che è cosa ben doverosa.

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