Or se' tu quel Virgilio? E' cominciato con queste parole, in data 9 giugno 2017, il canto dell'Inferno interista, con l'ambiente milanese che con la fronte china per la vergogna di un settimo posto ben al di sotto delle iniziali aspettative si è rivolto al migliore dei maestri disponibili su piazza per intraprendere un viaggio di redenzione necessario a lavar via il peccato originale dell'assenza lunga sei anni dalla Champions League. "A te convien tenere altro viaggio se vuo’ campar d’esto loco selvaggio", le parole che Luciano Spalletti ha cominciato a far risuonare dentro le mura di Appiano Gentile dal giorno del suo insediamento: l'allegoria della Ragione, sin dal principio, ha fatto capire al Dante nerazzurro che per riveder le stelle sarebbe stato necessario immergersi nella consapevolezza della propria storia a tutto tondo.
A partire da quella più recente e fosca, ovvero dall'incontro con Stefano Pioli, l'ex Caronte nerazzurro in cerca di vendetta nei confronti di un un gruppo che si era macchiato troppe volte di diversi peccati di presunzione. Il secondo antagonista si è materializzato nel rosso e nel giallo fiammeggiante della bolgia dell'Olimpico, come ad avvertire il protagonista della nostra narrazione che la peregrinazione sarebbe stata tremenda sin dall'inizio, complice le prime due tappe immediatamente insidiose delle trentotto che portano all'empireo.

Ed effettivamente, in mezzo a tante creature dalle strane sembianze trovate sul tragitto, la scalata al Paradiso è stata tutt'altro che banale: Lucio ha dovuto fare i conti con ignavi che in stagione non si sono mai voluti schierare né con lui né con Suning, adulatori pronti a parlare di scudetto celebrando una partenza fulminea in campionato e indovini decisi a scommettere sul fallimento sportivo di un quinto posto beffardo. Tutte colpe necessarie da espiare per comprendere appieno gli errori del passato e uscire dal Regno dominato dalle fiamme e dalle tenebre. L'ascesa al Purgatorio, poi, è una metafora fin troppo facile da associare alle vicende nel mondo reale della Beneamata, trascinata sopra l'ultimo girone del regno di mezzo dallo stacco di Matias Vecino che, in levitazione, ha lasciato col fiato sospeso i tifosi prima di farli godere con il colpo di testa che ha messo in croce la Lazio. Nel giro di pochi minuti, dopo il pari di Mauro Icardi, l'uruguaiano ha scacciato lontano la tendenza preoccupante dell'Inter di ricadere sempre negli stessi sbagli nei momenti decisivi. Non questa volta, 2258 giorni dopo l'Inter è riuscita a conquistare l'ultimo posto disponibile per il Paradiso, laddove gli angeli suonano la celebre musichetta basata sull'inno di incoronazione Zadok the Priest di Georg Friedrich Händel. 

Sulla lista da consegnare a San Pietro, pardon a Nyon, compariranno solo 22 giocatori che avranno il privilegio raro di vedere la luce emanata dalla Coppa dalle grandi orecchie, questo per via delle fastidiose limitazioni imposte dalla Uefa in conseguenza della crescita degli ammortamenti. Se sul piano del campo la salvezza è stata faticosamente raggiunta, dal punto di vista societario la 'macchia' ereditata dal vecchio azionista di maggioranza non se ne andrà prima del 2019, dato che il club nerazzurro resterà sotto "settlement" anche per la prossima stagione di Coppe. La Camera Investigativa, nella sentenza diffusa dal massimo organismo del calcio continentale, ha osservato che l'Inter ha parzialmente soddisfatto gli obiettivi fissati per la stagione 2017/18 e ha sentenziato che le misure sportive condizionali, come le restrizioni sul trasferimento e la limitazione del numero di giocatori nell'elenco A, non saranno revocate e continueranno a essere applicate nella stagione 2018/19. In soldoni, il club di Corso Vittorio Emanuele II ha rispettato l’obbligo di breakeven (conti approvati, comprese le sponsorizzazioni da parte di Suning), ma ha sgarrato in sede di calciomercato con gli onerosi acquisti delle ultime stagioni, Joao Mario e Gabigol su tutti.

Una situazione non del tutto inaspettata che non ha provocato nessuna paralisi, anzi: la campagna acquisti ha già portato in dote giocatori del calibro di Stefan De Vrij, Lautaro Martinez, Kwadwo Asamoah, Radja Nainggolan (quasi) e promette almeno un altro colpo (Malcom?). Ma c'è di più: nelle alte sfere, si profila un riassetto azionario, con la cessione del 30% di proprietà di Erick Thohir che è tornata nuovamente sul tavolo delle trattative. In base alla ricostruzione de Il Sole 24 Ore, le discussioni verterebbero sull’acquisto della suddetta quota da parte della stessa famiglia Zhang, che metterebbe sul piatto azioni di Suning: in pratica, sarebbe un’operazione carta contro carta dove il tycoon indonesiano si ritroverebbe alla fine ad essere piccolo azionista di un colosso come quello di Nanchino. 100% cento dell'Inter a Suning, un'identificazione che in attesa di essere certificata nella stanza dei bottoni è già diventata realtà a livello filosofico per la proprietà cinese: "Sei la cosa più bella che mi è successa", ha scritto poche ore fa Steven Zhang in contemplazione davanti all'affresco realizzato per promuovere la campagna abbonamenti 2018-2019 che è un capolavoro ispirato all'arte rinascimentale. Passato, presente e futuro che si sublimano in un unico istante, destinato a diventare eterno. 

VIDEO - IN SLALOM DA CENTROCAMPO, IL "GOLAZO" DI NICO GONZALEZ CHE HA FATTO INNAMORARE L'INTER

Sezione: Editoriale / Data: Gio 21 Giugno 2018 alle 00:00 / articolo letto 14992 volte
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari