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Inter-Juve, il derby d’Italia al di là della retorica

MILAN, ITALY - OCTOBER 19: Arturo Vidal of FC Internazionale celebrates with teammates after scoring their team's second goal during the UEFA Champions League group D match between FC Internazionale and FC Sheriff at Giuseppe Meazza Stadium on October 19, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Ozbot - Inter/Getty Images)

L'editoriale di FcInterNews.it

Egle Patané

Dopo il ko dell’Olimpico la squadra di Inzaghi risponde presente contro la sorpresa d’Europa di queste prime apparizioni in Champions League. Una vittoria, quella contro lo Sheriff, che regala ai tifosi nerazzurri il brio giusto per non cadere nell’imbuto di depressione che spesso e volentieri accompagna i giorni a venire di un risultato negativo. Al contrario il 3-1 di martedì dà verve ai tifosi ma anche ai giocatori stasera in campo sebbene partite come quelle di oggi non necessitano di motivazione aggiuntiva alcuna. Ecco appunto: partite come quelle di questa sera non sono partite qualunque. Qualcuno direbbe, apostrofandoci piuttosto severamente, questa sera non c’è una partita, ma la partita. In maiuscolo e possibilmente in bold. In programma per questa sera alle 20.45 infatti c’è il derby d’Italia, chiamato così non a caso. 

Ma questa volta non staremo qui a parlare dell’importanza, di ciò che rappresenta e di come Inter-Juve abbia una mistica propria che vale un campionato intero, e molto più. Farlo, per l’ennesima volta, risulterebbe ridondante quasi pleonastico. Perché diciamoci la verità se al bianco si oppone il nero al bianconero si oppone il nerazzurro, e non c’è altra rivalità sorta o addirittura edificata ad hoc negli anni che regga. All’alba di un derby d’Italia il succo di ogni discorso si riduce ad essere uno e uno soltanto: me contro te, io contro l’altro, laddove l’altro in questo caso non può che essere ‘quello di Torino’. That’s it. E proprio perché di parole in merito ne abbiamo sempre abbondato, questa volta lasciamo che la canonica retorica di ciò che sono versus ciò che non potrei mai essere rimanga per l’appunto tale. Specie perché del derby d’Italia narrato da Brera, o dei più recenti Zanetti vs Del Piero rimane poco e persino l’ultimo baluardo di un astio costruito ad hoc, a suon di comunicazione (più o meno rivedibile), ha abbandonato la nave svuotando di carica emotiva quel poco che restava del me contro te. 

Indimenticabile la sfuriata del temerario Antonio alla vigilia del suo primo Inter-Juve da nerazzurro, quando l’allora neo allenatore interista, nervoso per le domande ricevute, lasciò la sala stampa con tanto di ‘arrivederci e nessun grazie’. Altrettanto indelebile l’alterco dello Stadium dello scorso anno tra vecchi amici diventati prima nemici, poi rivali uno contro l’altro salutatisi a suon di insulti e dita medie. Ma Antonio non c’è più e il mordente del comandante mai domo e genuflesso al rumore dei nemici ha lasciato spazio ad un pacato Simone Inzaghi, che alla filosofia dell’accerchiamento e alla comunicazione ghirigorica preferisce il pragmatismo. Le parole di Bonucci hanno avuto effetto nello spogliatoio? “Io mi sono concentrato sulle partite della Juventus, quindi la mia unica preoccupazione più che leggere dichiarazioni è stata vedere partite e filmati. Cercheremo di pensare a noi stessi sapendo che abbiamo contro un avversario di grandissimo valore”. Punto e a capo.

Avversario di grandissimo valore, che nelle ultime gare ha recuperato cinque punti sui campioni d’Italia, inciampati nel 2-2 contro l’Atalanta e nel grossolano e preoccupante scivolone di Roma contro la Lazio. Un dato che evoca alla mente una statistica che ad oggi procura qualche mal di pancia ai tifosi della Beneamata, che non perde due gare consecutive in campionato dal marzo 2020 quando, ironia della sorte, gli interisti andarono ko all’Olimpico contro i laziali e la gara successiva contro la Juventus a Torino in quello che fu il derby d’Italia più triste e insulso della storia (ultima partita prima del lockdown e della sospensione dei campionati di calcio, nonché primo incontro tra le due compagini a porte chiuse). Ma vincere aiuta a vincere insegnava Antonio Conte, dottrina mai dimenticata neppure da quei giocatori mai allenati dal salentino come attestano le parole di Edin Dzeko che ha ipotizzato una “difficile ripresa per chi perderà” stasera. Ipotesi sottoscritta anche da Inzaghi che non scomoda la sopraccitata retorica da derby d’Italia ma riporta alle cronache la rivalità storica che la Juve rappresenta: “Una partita molto importante al di là dei tre punti” ha detto in conferenza stampa di presentazione al match, dove appunto ha sottolineato il famoso ‘vincere aiuta a vincere’. "Dopo Roma abbiamo parlato tanto con la squadra - ha continuato -. Eravamo amareggiati, avevamo bisogno di un riscatto e martedì abbiamo reso semplice una gara che era tutt'altro che facile contro una squadra organizzata, dalla grande ripartenza. Due giorni e mezzo dopo siamo stati bravi a reagire. Domani abbiamo un'altra grande possibilità" di reazione al ko dell'Olimpico e di vincere una gara non fondamentale ma che, al di là della retorica, è importante se non, per dirla 'alla juventus maniera', l'unica cosa che conta.

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