Parlare (anzi scrivere) di scuola in epoca di coronavirus può sembrare quasi avventato. Ma credo che possa rappresentare la giusta connessione – o meglio, l’assist perfetto – come incipit per il mio editoriale. L’istruzione è un diritto inalienabile. Ma anche una sorta di dovere. Alle elementari i bambini devono imparare a leggere e a scrivere. Sicuramente per la felicità dei genitori, ma soprattutto per loro stessi. Non è un caso che quasi tutti ricordino l’emozione di quando si termina il primo libro. Stesso discorso alle medie e alle superiori. Certo, un brutto voto in greco o in latino (per chi come me ha frequentato il classico) o una grave insufficienza in matematica o scienze possono significare il non uscire con gli amici nel weekend. Il veto sulla televisione o sull’acquisto del motorino. Ma soprattutto dietro a tali punizioni c’è un messaggio ben chiaro: “Così non va bene”. Lungi da me essere stato un secchione. Mi sarebbe davvero piaciuto, così avrei evitato tante ramanzine, ma ero più un tipo di quelli: “A scuola va bene, ma si potrebbe impegnare di più”. Tuttavia resto fermamente convinto che il lavoro di ogni alunno sia proprio quello di studiare. E che quindi quando si ottengano buoni voti e soprattutto si apprenda qualcosa che servirà in futuro, ciò significhi che si sia fatto il proprio dovere. Come l’Inter in Europa League.

Qualche settimana fa, tra svariate critiche ai detrattori dei nerazzurri - che oggi sembrano spariti, ma sono certo possano tornare da un giorno all’altro – avevo anche sottolineato come il naturale cammino dei nerazzurri in questa competizione fosse quello quantomeno di arrivare alla finale. Il motivo è semplicissimo. Reputavo la Beneamata nettamente superiore a tutti i possibili avversari che avrebbe potuto incontrare sino alla finale. E gli uomini di Conte hanno dimostrato sul campo che avessi ragione. E si sono sbarazzati senza particolari problemi di Getafe, Bayer Leverkusen e Shakhtar Donetsk. Credo quindi sia giusto e doveroso complimentarsi con i nerazzurri, anche perché dopo 10 anni dal Triplete, ancora una volta l’Inter potrà onorare il calcio italiano nel Vecchio Continente. Ma allo stesso tempo oggi non si deve neanche glorificare - stile Santi del Paradiso - quanto ottenuto sinora dalla squadra. L’Inter è l’Inter. Uno dei club più importanti del mondo. È normale lottare per grandi traguardi. L’ambizione alla vittoria deve essere la regola, non l’eccezione. Credo che fondamentalmente il messaggio di Conte fosse questo. Non ci si deve accontentare, ma col lavoro e col sacrificio puntare a grandi traguardi.

Contro il Siviglia non sarà facile. Gli andalusi sono una squadra ostica. E la partita secca è sempre piena di incognite. Ma comunque andrà a finire io reputo la stagione dell’Inter positiva. Certo, tra alzare al cielo un trofeo e tornare a casa con un pugno di mosche, cambia tutto. Ma finalmente, dopo un decennio avaro di soddisfazioni, di 'vorrei ma non posso', di mediocrità spacciata per eccellenza, quest’anno i nerazzurri sono tornati competitivi in Italia e in Europa. Sicuramente nella prossima stagione si chiederà sicuramente di alzare ulteriormente l’asticella. Ma intanto i capiscers sono stati zittiti. Quelli che davano del paracarro a Lukaku e sostenevano che Conte e Marotta fossero degli infiltrati avranno provato un po’ di vergogna per le cazzate proferite. Stesso discorso “per la difesa dell’Inter che fa acqua da tutte le parti” e un “Lautaro Martinez già con la testa al Barcellona”. E adesso per una ulteriore pernacchia si vinca col Siviglia. Per fare il proprio dovere. E perché alla fine silenziare tafazzisti e critici a convenienza è forse meglio di un 10 in pagella.

VIDEO - 21/08/2010 - UN 2010 SEMPRE IN TRIONFO: PANDEV-ETO'O RIBALTANO LA ROMA IN SUPERCOPPA

Sezione: Editoriale / Data: Ven 21 agosto 2020 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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