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editoriale

Il diritto di essere profondamente rattristati

COMO, ITALY - APRIL 22:  Achraf Hakimi of FC Internazionale smiles during the FC Internazionale training session at the club's training ground Suning Training Center in memory of Angelo Moratti on April 22, 2021 in Como, Italy. (Photo by Emilio Andreoli - Inter/Inter via Getty Images)

La consapevolezza non significa serena accettazione

Fabio Costantino

Sì, è vero, la situazione è nota a tutti. La crisi economica, le limitazioni dalla Cina, la perdita di ricavi commerciali e dal botteghino. Non ha più senso neanche ribadire concetti assodati. Lo stesso Steven Zhang è stato chiaro, l'unica soluzione per colmare il gap arriva dal mercato, da una (sola?) cessione importante che permetta alle finanze del club di colmare l'ammanco attuale in vista di un lento e graduale ritorno alla normalità. Senza garanzie, s'intende, solo proiezioni ottimistiche che evitino ulteriori sacrifici in futuro. Tutto chiaro, non è una novità. Così come non lo è la cessione di Achraf Hakimi, ormai definita nei minimi dettagli come lo stesso agente Alejandro Camano ha confermato poche ore fa. Un brutto sogno divenuto realtà.

Per quanto ormai si giocasse a carte scoperte, e in un modo o nell'altro l'Inter abbia ottenuto una cifra importante in tempi di contrazione economica (inferiore comunque al suo valore), per quanto questa cessione sia fondamentale perché l'Inter possa andare avanti, anche a noi tifosi consapevoli della situazione e senza preconcetti resta una profonda amarezza. Perché dopo anni di attesa la dirigenza (merito a Piero Ausilio, che lo inseguiva da tempo) era riuscita a vestire di nerazzurro un esterno di grande talento, con enormi margini di crescita come dimostrato dall'anno di esperienza sotto la gestione di Antonio Conte. Un potenziale numero uno al mondo nel ruolo, arrivato a cifre contenute e rimasto una sola stagione non per scelta tecnica come accadde con Roberto Carlos, ma per necessità finanziarie. Il che legittima il modus operandi del club, ma non rende meno indigesto questo boccone amaro.

A Parigi, dove non esistono limiti finanziari e Nasser è molto amico del risoluto (con le altre) Ceferin, stanno biecaameente approfittando della crisi economica generale e il fabbisogno finanziario di tanti club per fare razzia di campioni a prezzi vantaggiosi. Eticamente rivedibile, ma se nessuno glielo impedisce... Leonardo, che già ci aveva fatto il favore di 'liberarci' dal problema Mauro Icardi, stavolta stacca un assegno per un giocatore che mai avremmo voluto consegnargli. Nella speranza che sia davvero l'unico a fare i bagagli tra i protagonisti assoluti dello Scudetto numero 19, dopo l'addio già traumatico di Antonio Conte e il dramma personale ancora più traumatico di Christian Eriksen.

giorno fu avversario, prima di diventare qualche mese dopo uno dei nostri. Per una sola, singola stagione in cui ha fatto in tempo a vincere lo Scudetto e iscrivere il proprio nome nella storia della società. Non solo, per fortuna, alla voce rimpianti.

Ora ci tocca salutarlo, lui andrà a guadagnare di più in un club estremamente ambizioso, anche se rimanere in Italia gli avrebbe permesso di crescere sotto molti punti di vista. Guadagnerà circa 10 milioni a stagione, il doppio rispetto a Milano, poteva capitargli di peggio insomma. Eppure se l'Inter non fosse stata costretta a cederlo, sarebbe rimasto senza problemi ("Chi va via dall'Inter è sempre triste", Camano dixit). Noi tifosi possiamo solo sperare che al suo posto arrivi un giocatore all'altezza, che non sarà mai del suo livello. Inutile illudersi. Sappiamo che la decisione di mandarlo a Parigi nasce da questioni incontrollabili, è la classica extrema ratio per risollevare l'Inter dalle sabbie mobili economiche. Ma nonostante la consapevolezza vogliamo reclamare il diritto di essere profondamente rattristati. Questo nessuno può negarcelo.

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