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Il Covid e la Lazio 2019-20: niente certezze, Inzaghi ha detto tutto prima di Bologna-Inter

Il Covid e la Lazio 2019-20: niente certezze, Inzaghi ha detto tutto prima di Bologna-Inter

L'editoriale di FcInternews.it

Mattia Zangari

Bologna-Inter si gioca, anzi no. Questa precarietà non è una notizia nella Serie A in cui la disputa di una partita resta a discrezione delle varie Asl sul territorio nazionale, le uniche in grado di compilare il vero calendario del campionato sostituendosi a chi (Governo e FIGC) avrebbe dovuto aggiornare un protocollo al passo con i tempi. Sì perché, nel periodo di massimo picco dei contagi coinciso con le vacanze natalizie, nessuno dei vertici ha saputo destreggiarsi tra i vari focolai scoppiati in diverse squadre senza scottarsi: giusto martedì sera, le indicazioni che filtravano dalla Lega Calcio, poi ribadite clamorosamente ieri nel Consiglio straordinario, parlavano di un programma invariato per la prima giornata di ritorno che, al contrario, nel giorno della Befana si presenterà monco. E il turno successivo andrà in scena nel week-end, con il rischio concreto di rinviare altre partite e accumulare dei recuperi che sarà difficile incasellare in un'agenda che per molti club impegnati nelle Coppe sarà densa di impegni. La situazione vissuta nella serata di ieri dalla squadra di Simone Inzaghi ha assunto connotati farseschi quando, un'ora dopo la partenza fissata attorno alle 18.30 del treno nerazzurro dalla stazione di Rho verso l'Emilia, Paolo Bordon, direttore dell'Ausl bolognese, ha dato lo stop al match: "Non si giocherà, il Bologna ha una situazione, che stavamo monitorando, in peggioramento con un aumento dei casi positivi – le sue parole a E'-Tv - . Ho parlato con il dipartimento di sanità pubblica e poi con il dottor Sisca e l’ad Fenucci del Bologna Calcio. Loro ci hanno mandato una relazione rappresentando una serie di difficoltà e c'era un ulteriore giro di tamponi oggi che potrebbe aver peggiorato il quadro che abbiamo. Per cui il dipartimento di sanità pubblica sta preparando un documento in cui spiegherà che non ci sono le condizioni per giocare la partita".

Un epilogo quasi scontato sin dalla mattinata di ieri, non appena il club felsineo ha reso nota l'identità di quattro giocatori risultati positivi al Covid-19 facendo salire il conto dei contagiati rossoblu a otto. Un numero troppo grande per lasciare indifferenti le autorità sanitarie e sul quale comunque Sinisa Mihajlovic ha trovato il tempo di scherzarci su in conferenza stampa (grazie vaccino): "Il nostro è un gruppo meraviglioso, ambizioso, positivo, ma non mi aspettavo che tutta questa positività diventasse anche virale. In questi giorni sono l'allenatore più pagato al mondo perché alleno la Primavera e guadagno un sacco di soldi", la battuta di Miha. Prima di ritornare serio e inquadrare una situazione che ogni tecnico nel mondo sta vivendo nel quotidiano: "Noi la prepariamo e la giochiamo, ma è un doppio lavoro perché ogni giorno ti svegli e devi ricominciare da capo. Saremo in 11 in campo così come loro, non vogliamo alibi. E comunque siamo inferiori all'Inter anche al completo", ha aggiunto il serbo. Senza retorica, più che altro esemplificando il pensiero di tutti i suoi colleghi: giochiamo a prescindere, pure schierando i Primavera se necessario, anche perché non ci sono alternative.

Un discorso che regge fino alla famosa 'causa di forza maggiore', imposta da chi non deve sottilizzare sulla regolarità di un campionato ma deve unicamente salvaguardare la salute pubblica. Non siamo ai livelli del 2020, per fortuna, anche se ieri, dal fronte 'rigorista' della cabina di regia del Governo, qualcuno ha avanzato una proposta choc per il calcio: "Sospendiamo i campionati fino alla sosta per le Nazionali". Praticamente un mini-lockdown di un mese, bocciato comunque sul nascere. Non ci sarebbero stati – secondo la Gazzetta dello Sport - commenti da parte del Premier Mario Draghi e degli altri ministri. Si va avanti, dunque, con la cautela che si usa anche nella vita di tutti i giorni, analizzando caso per caso nell'attesa che arrivino tempi migliori. Con un carico di ottimismo decisamente superiore rispetto a quando Inzaghi battè il Bologna da tecnico della Lazio nel febbraio 2020 salendo al primo posto e candidandosi come pretendente serio al titolo. Poi fu chiusura totale per Coronavirus fino a giugno e 'solo' quarto posto a fine stagione. Su quel precedente e sulla convinzione di vincere il titolo che gli sfuggì due stagioni fa si è espresso ieri in conferenza stampa proprio il tecnico piacentino: "Ho visto in tutti questi anni che di sicurezze ce ne sono poche, non sono mai stato troppo bravo nei pronostici. Dobbiamo continuare così, sappiamo che un girone solo non conta. Negli ultimi due mesi la classifica è cambiata in fretta, dobbiamo essere pronti contro ogni avversario, a partire da domani (oggi ndr) a Bologna". Non sarà oggi la partita, e allora quando? Di certezze, ha detto saggiamente Inzaghi parlando dei vari imprevisti, non ce ne sono: nemmeno che l'Inter sia la favorita numero uno alla vittoria della Serie A(sl).

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