FC Inter News
I migliori video scelti dal nostro canale

editoriale

Il coraggio di…

Il coraggio di…

L'editoriale di FcInterNews.it

Egle Patané

I rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli. Se poi chi li sbaglia ha il coraggio di presentarsi anche ai microfoni recitando un copione da leader, l’audacia non è più soltanto audacia ma qualcosa in più. Tanto di più. È l’86esimo quando Federico Dimarco, entrato al 57esimo, si carica sulle spalle la responsabilità di andare sul dischetto. Decisione presa con la complicità di Dzeko che, reduce da numeri statistici non positivi dagli undici metri, avrebbe chiesto di non essere designato come tiratore. Poco importa perché e come, a presentarsi di fronte a Musso è il 32 interista, sempre più importante nella squadra di Inzaghi e sempre più in crescita. Ma la Dea in campo ieri pomeriggio al Meazza era una soltanto e indossava t-shirt e braghe bianche. Nessuna dea bendata a trascinare i nerazzurri di Inzaghi, che come spesso accade inciampano su se stessi: non basta la ferrea convinzione dell’ex Verona dal dischetto, né la forza utilizzata al momento del tiro. Il sinistro del classe ’97 si infrange contro la traversa sopra Musso che difficilmente avrebbe potuto qualcosa su quel siluro se solo fosse stato qualche cm più basso, ma che senza alcuna paura blocca poco dopo l’implacabile schianto sul legno orizzontale. Due a due che sarebbe potuto diventare 3-2 se il mirino fosse stato posizionato poco poco più in basso, ma che diventa 2-3 poco più di centoventi secondi dopo grazie ad un bel tiro di Piccoli, poi regolarmente annullato (la palla era uscita dal campo sul recupero di Handanovic che aveva rilanciato il pallone in gioco). Un ‘no’ del VAR che intristisce i bergamaschi e solleva gli interisti, per un paio di minuti vittima del più inflazionato dei luoghi comuni “gol sbagliato, gol subito”. 

Non si fa in tempo ad andare oltre i quattro gol totali, due per parte, scadono persino i sei minuti di gioco addizionali concessi dal direttore di gara: triplice fischio e un punto a testa per le due nerazzurre lombarde. Un risultato che comprensibilmente lascia l’amaro in bocca ma che, come umilmente afferma Lautaro ai microfoni di Inter TV, l’Inter si tiene stretto al netto della gara. Seconda ics stagionale, a fronte delle quattro vittorie, risultato che non piace ma che neppure fa rosicare quanto riflettere. Alla nota orgogliosamente positiva Federico Dimarco, sempre più maturo anche nella mentalità - parole da leader e veterano quelle rilasciate nel post gara -, fa da contraltare il sempre più dolente tasto che è Handanovic. 

Il Batman dei tempi dalla saracinesca perennemente calata sembra lontano anni luce e del fantomatico “santino” al centro di ogni preghiera nerazzurra è rimasto soltanto il vago ricordo. Errori che si accavallano e si accumulano come il numero dei gol presi a partita e che a distanza di tempo iniziano a pesare non poco. Lungi dall’affibbiare demeriti e critiche alla carriera, l’Handanovic di oggi pare mostrare una sempre crescente necessità di un sostituto che ne allievi le fatiche e ne prenda il testimone. Parate sempre più laser che effettive e se nel tiro di Malinovskyi - sul quale parte in controtempo - la colpevolezza è smussata dal tiro e dalla distanza, sul tiro di Toloi le attenuanti si sgretolano come le certezze di clean-sheet. Peccaminosa indicibilmente, quasi imbarazzante, la respinta centrale sul destro di Toloi e altrettanto insindacabile il concorso di colpa sul gol di Piccoli, poi annullato.  Un portiere non più “signor” - come è stato definito da Marotta nel pre-gara - che non fa più sorridere e al contrario fa riflettere sull’urgenza di correre ai ripari. Ma tant’è e oggi più che mai il rimorso di ‘non aver potuto’ prendere Musso sale a dismisura. La differenza tra l’Inter e l’Atalanta di ieri è stata proprio tra i pali, dove da un lato primeggiava un signor giovane portiere mentre dall’altro a primeggiare era solo l’incertezza di un portiere che pare aver smarrito chissà dove lo smalto di un tempo. Risultato: serenità che viene meno superata la trequarti interista e un unico e solo clean-sheet alla prima di campionato contro il Genoa. 

Se la Dea in campo ieri era soltanto quella bergamasca, l’unica benda da togliere è quella sugli occhi di chi non vuol vedere. C’è poco da nascondersi: i rigori li sbaglia chi ha il coraggio di tirarli, ma i gol si parano con il coraggio di togliere l’appellativo signor ad un portiere che ieri non ha fatto molto per meritarlo, anzi.

tutte le notizie di