FC Inter News
I migliori video scelti dal nostro canale

editoriale

Il Cipe sarebbe orgoglioso di loro

LUGANO, SWITZERLAND - JULY 14:  Chief Sport Officer FC Internazionale Piero Ausilio; Chief Executive Officer Sport FC Internazionale Giuseppe Marotta and Chief Executive Officer Corporate FC Internazionale Alessandro Antonello look on during a pre-season friendly match between Lugano and FC Internazionale on July 14, 2019 in Lugano, Switzerland.  (Photo by Claudio Villa - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

L'editoriale di FcInterNews.it

Fabio Costantino

L'internazionalizzazione del brand, una maglia sempre più creativa e consumer oriented, stipendi posticipati per far fronte alla crisi finanziaria, accordi con rivali storici per ammutinamenti, media sempre più critici e senza limitazioni, l'allontanamento di Lele Oriali... Diciamo la verità, l'interismo è stato messo a dura prova negli ultimi mesi e per fortuna è stato rinvigorito dal 19esimo. Ieri si è celebrato il 15esimo anno senza Giacinto Facchetti, strappato alla sua famiglia e a tutta la famiglia dell'Inter da un male incurabile. Una figura di inestimabile valore di cui mai come oggi si sente la mancanza. Viene da chiedersi cosa avrebbe detto o fatto il Cipe di fronte alle tante problematiche patite dal club e alla condotta della proprietà che, molto distante, ha dato indirettamente input di ridimensionare una rosa che per quanto fatto meritava solo di essere puntellata. Probabilmente, con la solita signorilità, avrebbe espresso un parere non dissimile da quello, recente, di Javier Zanetti. Facchetti avrebbe fatto in modo che l'Inter fosse tutelata sempre, sarebbe intervenuto ove possibile per allontanare ogni presagio negativo, avrebbe risposto ai soliti attacchi gratuiti. Probabilmente si sarebbe battuto anche per trattenere Antonio Conte, simbolo di altra bandiera che ha scelto di sventolare spinto dal nostro vento. Chissà. Sarebbe stato meraviglioso vederlo agire per difendere la sua, la nostra Inter.

Oggi i presagi negativi sono stati allontanati, si spera definitivamente. Merito, se possiamo dire così, di Romelu Lukaku che pur fuggendo dalla sua famiglia adottiva dopo averle promesso amore le ha permesso di rimanere finanziariamente a galla. Sì, una sorta di paradosso: la squadra perde il suo miglior giocatore per garantirsi un futuro più sereno. Perché è vero che il mercato in entrata è stato votato al risparmio, ma è anche vero che una parte dei bonifici che arriveranno da Londra serviranno sia per avere fieno in cascina in vista dell'inverno sia per rinnovare i contratti di molti dei gioielli in rosa, mantenendo così promesse che altrimenti sarebbero rimaste inevase. Abbiamo perso una guida in campo e fuori, ma al contempo ci siamo garantiti la permanenza di tanti altri talenti che in Italia e in Europa ci invidiano. Da questo punto di vista, è più facile digerire il voltafaccia di Lukaku e i suoi continui tentativi di giustificarsi.

In un contesto di incertezze e di preoccupazioni per il futuro, meritano un elogio coloro i quali hanno lavorato per mantenere l'Inter in alto anche in assenza della proprietà. Che ha sì contribuito enormemente alla costruzione di un gruppo di lavoro di altissimo livello, ma ha scelto la strada più dolorosa agli occhi dei tifosi per rientrare dei danni causati dalla pandemia e dalle politiche interne. In questa situazione di emergenza, con la Cina non particolarmente vicina, Beppe Marotta, Piero Ausilio, Dario Baccin e Alessandro Antonello hanno tirato fuori le unghie difendendo il fortino nerazzurro strenuamente, consegnando una rosa all'altezza delle aspettative di Simone Inzaghi e lavorando ad accordi commerciali che daranno nuova linfa alle finanze della società anche in vista del futuro. Sia l'area sportiva sia quella commerciale hanno mostrato grandi competenze e creatività, le qualità sottolineate spesso dallo stesso Marotta. Hanno dimostrato di essere ottimi professionisti e di avere a cuore le sorti dell'Inter, alcuni per fede calcistica, altri per profonda professionalità di cui, di conseguenza, si nutre l'azienda stessa. Tante forme di interismo canalizzate verso il bene comune, proprio quello di cui, di questi tempi, si sente maggiormente bisogno.

E poi c'è il campo, un gruppo che ha perso sì dei punti di riferimento (non va ignorato Christian Eriksen tra gli assenti) ma che ha le carte in regola per difendere lo Scudetto dagli assalti di rivali non certo più attrezzate, ma sicuramente ambiziose e convinte, in un campionato livellato, di poter pescare il jolly. Non dovranno vedersela solo con i valori tecnici della squadra di Inzaghi, ma anche con quel quid che può fare la differenza: la fede nerazzurra dei vari Nicolò Barella, Federico Dimarco, Alex Cordaz e Alessandro Bastoni, interisti dalla nascita, o quella acquisita in corso d'opera da gente come Milan Skriniar e Ivan Perisic (sì, anche lui), sempre in prima linea quando c'è da difendere l'Inter. Quando loro dichiarano il proprio amore per questi colori, non c'è il rischio che cambino idea dall'oggi al domani.

I tifosi possono stare tranquilli: c'è ancora tanto interismo all'interno della società, sia negli uffici di Viale della Liberazione sia sui campi di Appiano Gentile. Giacinto ne sarebbe orgoglioso.

tutte le notizie di