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editoriale

Un meritatissimo bonus aziendale

Un meritatissimo bonus aziendale

L'editoriale di FcInterNews.it

Fabio Costantino

Quella che si è conclusa alcune ore fa è stata la sessione di mercato estiva più insolita degli ultimi anni. Che le idee l'avrebbero fatta da padrone e i soldi sarebbero stati pochi era chiaro a tutti, però francamente, soprattutto a livello internazionale, nessuno si sarebbe aspettato che gente come Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos, Antoine Griezmann e via dicendo avrebbe cambiato maglia, con il serio rischio che potesse succedere persino a Harry Kane e Kylian Mbappé. In modo quasi rapido e indolore, per chi ha dovuto concedere il via libera. Colpa di un sistema che ha messo in crisi alcuni club, mentre altri, protetti da regolamenti pieni di zone grigie e finanziati da autentici Stati, ne hanno approfittato per saccheggiare rivali in difficoltà. Il famoso calcio del popolo, giusto Ceferin?

La Serie A probabilmente è stato il manifesto del nuovo approccio al calciomercato. Soldi pochi, idee tante, risultati altalenanti. Molti prestiti, formule creative che sanno tanto di 'pagherò' e addii illustri e necessari per dare ossigeno alle finanze o non appesantirle ulteriormente. E a essere sinceri, molti dei dirigenti nostrani non hanno mostrato grandi qualità, se è vero che ci si è trovati il 30 e il 31 a tappare falle evidenti nelle rispettive rose, anche senza riuscirvi. E' nei momenti difficili che emergono le capacità e le competenze. Bene ma non benissimo in questa sessione.

Sicuramente sul mercato si è ben distinta la Roma, che ha sborsato quasi 100 milioni (da mettere in preventivo quando affidi la panchina a José Mourinho) limitandosi a prestiti o risoluzioni contrattuali per le uscite. Squadra da tenere d'occhio, sicuramente. Ha investito tanto anche il Milan, tra riscatti e nuovi arrivi, con il bisogno di colmare le partenze di Gigio Donnarumma e Hakan Calhanoglu a zero. Eppure, in attesa di smentite dal campo, la sensazione è che non si sia rinforzato rispetto alla scorsa stagione, conclusa comunque al secondo posto ma con una Champions in più da disputare. Al vertice si è mossa in modo intelligente l'Atalanta, che ha arricchito la rosa trattenendo i suoi big e ha tutte le carte per proseguire il progetto di alto profilo. Da valutare il Napoli, che deve risolvere la grana contrattuale di Lorenzo Insigne e ha puntato su un allenatore come Luciano Spalletti che sa raggiungere l'obiettivo. Poi c'è la Juventus, che ha trascorso oltre un mese per farsi dare Manuel Locatelli a condizioni da Poltrone Sofà e ha perso, all'ultima curva della sessione estiva, Cristiano Ronaldo: un sollievo per un bilancio disastrato, una perdita enorme per la rosa, che pur dovendosi adattare ai suoi umori ne traeva comunque beneficio alla voce 'produzione di gol'. Anche perché il modo in cui è stato sostituito lascia parecchio perplessi.

E l'Inter? Diciamo la verità, già dover raggiungere un target finanziario piuttosto che tecnico, arricchendo di qualità con pochi ma mirati innesti una rosa fresca di Scudetto, ha spezzato parecchie ali. La pandemia ha fatto la sua enorme parte, ma anche la gestione della proprietà in un periodo di enorme difficoltà non è stata entusiasmante. Mentre altri club hanno scelto di fare poco o nulla o hanno optato per aumenti di capitale, l'Inter ha dovuto recuperare dal mercato l'ammanco a bilancio, come un club di provincia qualsiasi che si sostiene vendendo bene i propri calciatori. Ed ecco che con la velocità con cui è arrivato, Achraf Hakimi ha lasciato l'Inter. Finita qui? No, perché mentre la dirigenza in Viale della Liberazione cercava di concludere cessioni remunerative, ecco il calcio nel sedere di Romelu Lukaku, che chiede di andarsene al Chelsea mentre Simone Inzaghi stava costruendo la nuova Inter intorno a lui. Legittimo ambire a migliorie professionali e personali, ma c'è modo e modo per andarsene. E Big Rom ha scelto quello meno elegante, soprattutto agli occhi dei tifosi. Grazie per tutto e in bocca al lupo a Londra.

Due cessioni pesanti da 175 milioni di euro extra bonus, ci sarebbe stato da saccheggiare i migliori mercati d'Europa. Già... Invece Beppe Marotta e Piero Ausilio hanno avuto il via libera per un budget decisamente inferiore, perché se da una parte l'ammanco era stato recuperato, dall'altra meglio avere un fondo per la gestione ordinaria e, soprattutto, i rinnovi contrattuali che ora arriveranno in sequenza. Saggio, da un certo punto di vista, tutelarsi in vista del futuro. Però la promessa di mantenere la squadra competitiva, fatta a Inzaghi e ai  tifosi stessi dai nostri dirigenti, in qualche modo andava mantenuta. E se altri colleghi hanno mostrato evidenti limiti in un contesto complicato, i nostri manager hanno saputo muoversi in modo intelligente, colmando le falle nella rosa e mettendo a disposizione dell'allenatore una squadra all'altezza dei propri doveri.

Edin Dzeko, Hakan Calhanoglu, Federico Dimarco, Alex Cordaz a zero, Denzel Dumfries a 12,5 più bonus, Joaquin Correa in prestito oneroso da 5 con riscatto a 30 totali. Nessun fenomeno, tanti buoni giocatori in grado di mantenere alto il livello dell'Inter. Probabilmente non tutti saranno soddisfatti del loro operato, ma senza peccare di aziendalismo (che poi, complimentarsi con l'azienda oggi sarebbe una forzatura) i nostri dirigenti hanno estratto diversi conigli dal cilindro con poco budget e poco tempo a disposizione, tenendosi solo qualche uscita come 'affanno' finale. Senza dimenticare quanto accaduto a Christian Eriksen, l'apice dell'imprevedibilità, forfait risolto con il blitz per il turco. Nella speranza che Amleto possa indossare ancora la numero 24 nerazzurra in campo. Ma questa è un'altra storia.

Rosa completata, budget per i rinnovi a disposizione, società messa in sicurezza finanziariamente. Un po' per fatalità, un po' per capacità e competenze, gli obiettivi sono stati raggiunti. E se ci fossero i classici bonus aziendali, da Marotta in giù se li sarebbero guadagnati con merito. Ora come sempre sarà il campo a decidere chi ha operato meglio, ma se l'Inter ha chiuso il mercato in entrata con largo anticipo, mentre quasi tutte le altre società di Serie A hanno dovuto sfidare il cronometro e incrociare le dita fino al gong del mercato, è una nota di merito per i nostri dirigenti. Poi c'è chi continuerà a parlare di ridimensionamento, logico. Ma per onestà intellettuale, lo stesso metro di giudizio andrebbe applicato anche alle altre, valutando pro e contro di un calciomercato per pochi intimi e pieno di complicazioni.

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