editoriale

Genova, 2-2, crisi. Addio

GENOA, ITALY - SEPTEMBER 12:  Head coach of FC Internazionale  Simone Inzaghi reacts during the Serie A match between UC Sampdoria and FC Internazionale at Stadio Luigi Ferraris on September 12, 2021 in Genoa, Italy. (Photo by FC Internazionale/Inter via Getty Images )

È bastato il primo pareggio stagionale per riascoltare analisi decontestualizzate ed esagerate: schizofrenia allo stato puro

Alessandro Cavasinni

Addio. Crisi Inter. È bastato un pareggio a casa Samp per vedere rimettersi in moto la carovana del dilanio e delle critiche a tutto spiano. Da una parte gli intertristi, quelli che va sempre tutto male e che bisognava far giocare l'altro invece di quello che è sceso in campo; dall'altra i gufi e i corvi, quelli che non aspettano altro che dire "io ve l'avevo detto". Due brutte razze alle quali si aggiunge quella delle battutacce sullo sfortunato Sensi: a 'na certa, anche basta.

Ma torniamo al campo, al pari di Genova e alla lunga coda di pessimismo che ne è scaturita. Francamente, tutto molto eccessivo. Non che i nerazzurri abbiano brillato, ma anche quando il risultato che arriva non è la vittoria si può sempre essere lucidi e bilanciati nei giudizi. O no? E invece no. Pare proprio di no. Le ultime stagioni dovrebbero consigliare una maggior prudenza, una più adeguata cautela nei giudizi. Niente. Tutto male. Dzeko torna bollito, Perisic inadeguato, D'Ambrosio inutile, Handanovic (che di colpe ne ha...) peggio di Carini, Correa sopravvalutato. Soprattutto, strali su Inzaghi. Dalla formazione titolare alla gestione dei cambi: non si salva niente. Ma è mai possibile vivere così il calcio? Che poi possiamo capire i tifosi, che non hanno onere e onore nel dover formulare pensieri corretti e fisiologicamente sono condizionati dall'affetto per i propri colori. Ma gli addetti ai lavori?

Già la pausa per le Nazionali aveva reso la vigilia del match di Marassi più agitata, tra ritorni all'ultimo minuto e infortuni inaspettati (Bastoni). Poi ogni risultato va contestualizzato. La Samp ha fatto la sua gara onesta, ma non è che abbia impensierito chissà quanto Handanovic. Anzi, sul primo gol proprio il capitano nerazzurro ha dato una mano agli avversari non uscendo in presa su quel campanile lento in area, poi la deviazione fortuita di Dzeko ha completato l'opera. Perché si sa: la Legge di Murphy è sempre in agguato. Ma anche il resto non è andato meglio: gran gol preso subito in avvio di ripresa, tre facili chance sprecate per il 3-2 e poi il ko di Sensi. E qui si apre il capitolo sostituzioni. Inzaghi si era giocato i primi due slot inserendo Vidal e D'Ambrosio e poi Correa. Il piano è saltato quando Dimarco ha alzato bandiera bianca per crampi: in quel momento il terzo slot diventava un obbligo e allora meglio sfruttare gli ultimi due cambi. L'infortunio di Sensi è di tipo traumatico, che può capitare a chiunque: stare lì a ricamarci è un esercizio per chi ha tempo da perdere.

Nell'arco di una stagione, ci sono gare che vanno in una certa maniera. C'è poco da fare. Ma vedere in questo 2-2 segnali di crisi o piombare nello sconforto è davvero esagerato. Copione già visto e rivisto, anche la scorsa stagione tra lo scudetto d'inverno, la classifica punti dell'anno solare e tante altre sciocchezze assortite. Poi com'è finita lo sappiamo tutti. Addio.

"Nichts ist für dich, nichts war für dich, nichts bleibt für dich, für immer." (Rammstein, Adios, 2001)

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