FC Inter News
I migliori video scelti dal nostro canale

editoriale

Eh ma con Lukaku, eh se c’era Hakimi… Se non segni, puoi anche perdere

Eh ma con Lukaku, eh se c’era Hakimi… Se non segni, puoi anche perdere

L'editoriale di FcInterNews.it

Simone Togna

Tra la cocente delusione della sconfitta interna contro il Real Madrid e la voglia di rivalsa per la partita di sabato contro il Bologna. Questo editoriale è una sorta di ibrido tra quel che è stato e quel che potrebbe, anzi dovrebbe, essere. Si possono argomentare più concetti, ma il primo che mi preme sottolineare è quello che a calcio se non segni, puoi perdere la partita. E a volte meriti di perdere, soprattutto se a sbagliare di base sei stato tu. Contro i blancos sicuramente Courtois è stato bravissimo, tra i migliori dei suoi. Però se andiamo a rivedere tutte le parate dell’estremo difensore belga, forse solo su quella del secondo tempo su Dzeko è stata fenomenale. Per il resto sono stati più i calciatori nerazzurri – su tutti proprio il bosniaco – a centrare il numero uno avversario, che ha fatto il suo dovere, a differenza degli attaccanti dell’Inter.

Mi spiego meglio: se anziché quasi colpire Courtois, la palla fosse stata indirizzata nell’angolino, dove doveva essere, il primo tempo sarebbe finito tanto a poco per la squadra di Inzaghi. Quando si commettono certi errori, poi li paghi. E se Rodrygo fa il suo, torni a casa con tanti rimpianti e le pive nel sacco. Attenzione: a livello di gioco ai nerazzurri non si può imputare nulla. A livello di concretezza sì. La prestazione, lo sostengo e scrivo non oggi, conta sempre più del risultato (a meno che non si tratti di una finale). Questo perché è vero che se l’Inter dovesse giocare con la stessa intensità dei primi 70 minuti, si qualificherebbe tranquillamente agli ottavi di finale. Ma lo stesso discorso vale anche a parti invertite per gli ultimi 20 minuti. Skriniar è stato il Courtois dell’Inter. I giocatori sembravano stanchi e quelli che sono entrati non hanno apportato nulla alla causa nerazzurra, anzi.

Siccome uno deve giudicare quello che vede, considerando però il contesto generale, è giusto anche ricordare che Ancelotti fosse privo di Bale, Kroos, Marcelo, Mendy e Ceballos. Non proprio di qualche canterano, ecco. Con lo Young Boys che batte il Manchester United o il Bruges che ferma sul pari il PSG, accontentarsi di una buona prestazione contro un Madrid limitato dalle assenze è ragionamento da perdenti. E tende al ritorno a quella mediocrità di pochi anni fa quando bastava provare a competere, anziché provare a vincere davvero. L’Inter aveva tutte le carte in regole per battere il Real Madrid. Punto. Ed è inutile rimpiangere Lukaku o Hakimi. Certo, contro le Merengues sarebbe servito un cecchino in attacco e Achraf resta insostituibile.

Dal passato si può e si deve imparare, lamentarsi e recriminare per i propri errori non serve assolutamente a nulla. Ergo: quando ci saranno due partite ravvicinate, tra Serie A e Champions, mi aspetto un po’ di cambiamenti, che non significa stravolgere la squadra, ma nemmeno chiedere al 35enne Dzeko, di giocare campionato e coppa per intero, come è successo contro Sampdoria e Real, tra l’altro pure dopo due incontri da 90 e più minuti con la sua Bosnia. Io non posso avere il polso della situazione. E Inzaghi, persona perbene e mister iper preparato, potrà anche entrare nell’élite del calcio mondiale. Ma come ha giustamente detto Marotta, con tutto il rispetto, l’Inter non è la Lazio, e tutti possono fare meglio.

Simone, ne sono certo, mostrerà le proprie qualità. Però se analizzo oggi quel che è stato, anche a lui imputo qualche errore a Genova – perché non lanciare Satriano e inserire come ultimo cambio Sensi – e nello schierare una squadra che per forza di cose si sarebbe stancata prima del fischio finale col Madrid. Certo, se l’Inter fosse stata sul 3-0, come avrebbe dovuto, ci sarebbero stati solo applausi per tutti. Tornando agli assenti, purtroppo oggi non si può contare su Eriksen. E anzi tutti devono essere felici che il danese stia bene e stia vivendo la sua vita. Chi gioca al suo posto deve dimostrare di essere da top club. Come Calhanoglu: non serve fare il fenomeno contro il Genoa e poi sparire per due o tre partite. Ma questa è tutta un’altra storia. Il turco, come tutti gli altri, avrà già subito l’occasione di rifarsi: col Bologna non servono 100 occasioni da rete. Ma solo trasformare almeno le 2-3-4 che sicuramente verranno create.

tutte le notizie di