Ǫuest'Inter inizia a mostrare il ghigno.Ǫuello che invocava Luciano Spalletti quando le cose a inizio stagione non andavano per il verso giusto. I cinque minuti che sconvolsero il mondo (nerazzurro) contro il Tottenham, hanno cambiato le carte in tavola, hanno finalmente nutrito la squadra di quella autostima e cattiveria agonistica, unita ad una buona dose di personalità proprie delle grandi.

L’Inter ha vinto anche a Eindhoven, il cammino in Champions League si fa quanto mai interessante e stuzzicante per il popolo nerazzurro che attendeva di tornare a girare per l’Europa che conta da più di sei anni, ma la cosa che più deve soddisfare è stata la prestazione sfoderata contro il Psv che al Philips Stadion era imbattuto da ben 23 gare, di cui 20 vinte. Squadra corta, compatta, giro palla veloce, difesa da grande Inter, attacco mai banale che ha saputo far male. L’orchestra nerazzurra è stata poi impreziosita dagli acuti di quei singoli capaci di fare la differenza nelle gare e nei momenti che contano.

In primis Radja Nainggolan, il Ninja. Lui, il ghigno spallettiano ce l’ha dentro, innato, naturale. Dopo il fastidioso infortunio che gli ha fatto saltare praticamente tutta l’importante preparazione estiva, bisognava solo attendere la prova alla “Nainggolan” che comunque, è bene non dimenticarlo, aveva già realizzato a modo suo il gol che ha spaccato la partita a Bologna, bissato poi a Genova con la Sampdoria, anche se poi ci pensò il Var a reprimere la gioia.

Molti tifosi nerazzurri, me compreso, giustamente rimpiangono Rafinha. La scorsa stagione il fantasista brasiliano aveva conquistato tutti per aver contribuito, da gennaio in poi, al ritorno in Champions League a suon di dribbling, rifiniture di alta classa e attaccamento alla causa. Se tornasse, rappresenterebbe sicuramente un valore aggiunto per una squadra molto muscolare. Ma Radja Nainggolan, l’acquisto estivo voluto fortemente da Spalletti per coprire la porzione di campo lasciata libera dal forzato addio di Rafinha, risolve in modo netto i problemi. Nainggolan è la sintesi del calcio che si sposa perfettamente al ruolo di trequartista anomalo assegnatogli con successo dal mister, già due anni fa quando i due militavano nella Roma. Palla sradicata all’avversario, capacità di corsa palla al piede per puntare subito l’area avversaria, scarico sulla punta o conclusione diretta in porta. Il tutto in poco tempo, unendo buona tecnica a grande forza fisica e mentale, con il famoso ghigno che intimorisce l’avversario e regala adrenalina ai compagni.

Anche a Eindhoven non sono mancate le solite sbavature che sembrano mettere in salita partite palesemente alla portata dell’Inter. Ma in Olanda, per larghi tratti di gara, si è vista un’Inter decisa, vogliosa, con quella mentalità che serve per sperare di andare avanti il più possibile in una competizione come la Champions League. Dicevamo di Nainggolan, ora è giusto spendere gualche riga per Mauro Icardi. Ancora una volta, come contro il Tottenham e contro la Fiorentina, decisivo per il conseguimento del risultato. Ma a Eindhoven si è visto anche il grande centravanti e il degno Capitano dell’Inter. Con lui Spalletti continua a usare bastone e carota nei giudizi post-gara per convincerlo definitivamente a diventare attaccante totale. E questo, a mio avviso, si è visto contro il Psv. Icardi ha giocato, lottato, concluso molto in porta, ha realizzato da par suo il gol della vittoria, nel finale è retrocesso in difesa per contribuire, con fare gladiatorio, al raggiungimento dell’obiettivo.

L’Icardi nerazzurro, dopo aver già vinto, anche se in coabitazione, per ben due volte la classifica cannonieri del nostro campionato, aveva un chiodo fisso: giocare in Champions League con la maglia dell’Inter. Del resto doveva rispondere in un certo modo ai suoi detrattori, a quelli che ironizzavano sul fatto che fosse un perfetto sconosciuto nel prestigioso panorama europeo. Bene, Maurito ha ascoltato, non si è scomposto e si è gia presentato due volte all’esigente platea. La prima, con il gol da manicomio realizzato a casa sua contro il Tottenham. La seconda, andando a piazzare la biglia che ha zittito il Phillips Stadion di Eindhoven. Anche il Mauro olandese aveva il ghigno, le facce mostrate da lui e Nainggolan dopo l’abbraccio seguito al gol vittoria, sono il manifesto dell’Inter che sta prendendo corpo.

Altra attenzione la meritano sicuramente i due centrali difensivi. In Olanda, Stefan De Vrij e Skriniar (mai scriverò il suo nome di battesimo), hanno ricordato, per la prestazione sfoderata, i grandissimi difensori della storia nerazzurra. Senza andare a sfogliare troppo in là il libro che racconta la Beneamata, penso a Samuel, Lucio, Materazzi e Cordoba degli anni d’oro con la ciliegina del Triplete. Ǫuelli hanno vinto tutto, per ora meritano di stare su un trono a parte, ma De Vrij e Skriniar, senza dimenticare un campione come Miranda, fanno pensare a certi momenti felici, quando una chiusura, un anticipo, un colpo di testa perentorio, regalavano ai tifosi emozioni simili ad una giocata d’attacco che può tramutarsi in gol. Del resto la storia non tradisce quasi mai e quella scritta dalla Beneamata ci racconta come i grandi successi abbiano sempre coinciso con grandi difensori pronti ad esaltarsi di fronte all’assalto nemico.

Epica a parte, il calcio è cambiato da tempo e l’Inter di Spalletti tenta di essere soprattutto propositiva, anche se la manovra può e deve migliorare sul piano del palleggio e della fluidità. Domani sera torna il campionato con l’insidiosa trasferta di Ferrara contro la Spal. Nella scorsa stagione un gol allo scadere dell’ex milanista Paloschi impedì all’Inter di conquistare i tre punti equel pari si incastrò in un periodo difficile che fece scivolare la squadra nelle retrovie dopo un inizio di campionato a suon di vittorie. Ǫuest’anno il discorso è inverso. Inizio da dimenticare, presente da godere con cinque vittorie consecutive, Champions compresa. Avanti così, allora. Col ghigno giusto. Ǫuello di Luciano Spalletti e la sua banda.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 6 Ottobre 2018 alle 00:00 / articolo letto 12963 volte
Autore: Maurizio Pizzoferrato