editoriale

È ora di dire la verità

MILAN, ITALY - OCTOBER 31: FC Internazionale coach Simone Inzaghi looks on during the Serie A match between FC Internazionale and Udinese Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on October 31, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Emilio Andreoli - Inter/Inter via Getty Images)

L'editoriale di FcInterNews.it

Maurizio Pizzoferrato

Inter, se ci sei batti un colpo. Anzi due. Battere il Napoli per accorciare in classifica dalla/e capolista/e, battere mercoledì lo Shakhtar per approdare dopo dieci anni di assenza agli ottavi di di finale di Champions League. Questi gli obiettivi immediati della Beneamata, a partire da domani alle 18, quando a San Siro arriveranno i partenopei guidati dal grande ex, Luciano Spalletti. L'Inter, finora, ha regalato più luci che ombre. Dopo tredici giornate disputate i nerazzurri vantano venticinque punti, frutto di sette vittorie, quattro pareggi e una sconfitta. Un cammino da squadra in lotta per lo scudetto, il problema è come Milan e Napoli stiano volando, guardando i campioni d'Italia in carica dall'alto di ben sette punti di vantaggio.

Le ombre, oltre al ritardo dalla vetta, riguardano anche un dato statistico inquietante. Finora la squadra di Simone Inzaghi non ha vinto uno scontro diretto, solo il blitz di Firenze con la Viola dell'epoca in grande spolvero ha avuto una notevole rilevanza. Poi dobbiamo registrare i pareggi interni con Atalanta e Juventus, il pari nel derby e la sconfitta in casa della Lazio. Mancate vittorie che hanno comunque lasciato dei rimpianti per gli episodi sfortunati che hanno determinato gli esiti di queste gare. Basti pensare al calcio di rigore fallito nel finale della sfida con l'Atalanta, quando il risultato era fermo sul 2-2. Oppure al discutibile rigore subito a fil di sirena, mentre l'Inter stava battendo 1-0 la Juventus. E come non recriminare sul rigore sbagliato da Lautaro Martinez, complice una prodezza di Tatarusanu, che ha impedito ai nerazzurri di tornare in vantaggio su un Milan apparso sempre in affanno, a parte i minuti finali del derby. Anche la sconfitta in casa della Lazio ha molti aspetti da analizzare. Un'ora di controllo totale della partita con la squadra in vantaggio e poi un inspiegabile crollo fisico e mentale nel finale di una partita assai delicata dal punto di vista psicologico per il tecnico nerazzurro.

L'Inter attuale è una sorta di vorrei, ma non posso. Oppure di potrei, ma non voglio. Ognuno può scegliere cosa privilegiare, oppure respingere entrambe le ipotesi. Ma è forte il sospetto che dopo tre mesi di campionato, l'Inter di Simone Inzaghi non abbia ancora detto la verità. Che la squadra possa essere meno vincente dopo le partenze di gente come Lukaku e Hakimi, non è un mistero. Solo dal dischetto l'attaccante belga avrebbe garantito quattro punti in più. A destra il titolare ora è Darmian, che non sbaglia mai gara, ma non può essere uno schema come invece era diventato la freccia marocchina. Dumfries va aspettato, è giovane, la corsa c'è, in casa con il Bologna è stato il migliore in campo, ma il fatto che Inzaghi lo consideri una seconda scelta dimostra che sinora non abbia ripagato le aspettative di chi in estate abbia puntato deciso sul nazionale olandese per rendere meno amara possibile la rinuncia ad un fenomeno come Hakimi.

Inter-Napoli dovrà dunque dire tante cose, ad esempio Lautaro Martinez dovrà tornare a segnare per non certificare una pericolosa involuzione che di fatto sta penalizzando la squadra che non può più permettersi di non capitalizzare la gran mole di gioco che un bravo allenatore come Simone Inzaghi sta proponendo ai suoi nuovi tifosi e ai suoi nuovi datori di lavoro. Sperando poi che la grande delusione patita in Nazionale non penalizzi oltremodo un giocatore fondamentale come Barella che ha tutto il diritto di essere stanco, ma che serve troppo alla squadra per riaccendere la scintilla in una manovra che ultimamente rimane esteticamente apprezzabile, però senza la necessaria elettricità.

A San Siro torna da avversario Luciano Spalletti. In due anni ha riportato l'Inter in Champions League, ha imposto una disciplina interna che ha imposto scelte importanti, ha consegnato ad Antonio Conte una macchina già discretamente competitiva. Penso che meriti applausi e uno striscione di bentornato. Poi avanti a testa bassa verso la vittoria che, domani, varrebbe molto più dei tre punti in palio.

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