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editoriale

All’alba del derby e di una nuova era

REGGIO NELL'EMILIA, ITALY - OCTOBER 02: Nicolo Barella of FC Internazionale  looks on  during the Serie A match between US Sassuolo v FC Internazionale at Mapei Stadium - Citta' del Tricolore on October 02, 2021 in Reggio nell'Emilia, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

L'editoriale di FcInterNews.it

Egle Patané

All'alba del 175esimo derby di Milano, l'Inter - impegnata psicologicamente con la stracittadina - e gli interisti festeggiano in cuor proprio l'alba di una nuova era. Un'era sotto il segno del 23 che, con tanto di benedizione di Matrix e Zanetti, è pronto a raccogliere l'eredità del primo ma soprattutto del secondo. Certo è, di Zanetti ce n'è uno e uno solo, altrettanto di quel Marco Materazzi che spaventava gli avversari ancor prima di scendere in campo. Eppure Barella non teme paragoni tantomeno sfide, specie se quest'ultime iniziano con I e finiscono con R. I come io, quello mai anteposto alla squadra, R come Rebecca, la primogenita di Nicolò che del ragazzino ventenne diventato papà ne ha fatto pian piano uomo... In te-r. In te. Con te e per te. Esattamente come ogni padre con i figli, Nicolò ha atteso paziente senza porre troppe domande e con l'orgoglio e la gioia in cuore di voler continuare a veder crescere la sua piccola creaturina "ha sceso (ma anche salito), dandole il braccio, almeno un milione di scale".

"A chi sa attendere, il tempo apre ogni porta" recita un detto cinese, ed è proprio dalla Cina che arriva il via libera definitivo prima della sigla (arrivata ieri) sul contratto che ha legato il ventiquattrenne cagliaritano all'Inter per altri cinque anni con un ingaggio da top player che rende onore al giocatore che è diventato. Due e poco più sono gli anni da nerazzurro, quantomeno in veste formale e ufficiale perché Nicolino nerazzurro in verità c'è sempre stato. Sin da piccolo. Sin da quando a otto anni girava con una maglia a strisce nero e blu che lo accompagnava alla ricerca di un pallone da calciare sognando l'Inter. La stessa che ancor prima di oggi aveva già tanto atteso, con la stessa pazienza, educazione e rispetto avuti in occasione del rinnovo, nel nome di un sogno e una mano tesa ai dirigenti di Viale della Liberazione che riuscirono a potarlo a casa solo dopo una lunga ed estenuante trattativa dal lieto fine che regalò a Nicolò il suo sogno e all'Inter il suo futuro capitano.

Un futuro che diventa sempre più prossimo e che parte da un rinnovo arrivato a due giorni dal derby contro un Milan capolista (in coabitazione col Napoli) e solida come poche volte nell'ultimo decennio. Rinnovo che funge da carburante aggiuntivo ad una squadra che dopo la vittoria contro lo Sheriff cavalca l'onda dell'entusiasmo. Il giorno di capitan Barella appare sempre più vicino e i tifosi fremono in attesa di vedere quella fascia attorno a quel braccio. Dopo la tranvata Icardi presa in pieno e dalla quale si è ancora in fase riabilitativa, sapere l'Inter in mano agli interisti è un ritorno alle origini che non può che seminare entusiasmo e un pizzico di impazienza. Oltre all'anima profondamente nerazzurra, grinta, passione, energia, entusiasmo, qualità e cattiveria agonistica sono solo alcune delle caratteristiche che fanno del 23 l'uomo perfetto e unico in grado di far pulsare forte e a lungo l'anima nerazzurra. "Scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d'acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo e poesia. Il futuro è una palla di cannone accesa". Un futuro che ha già visto l'alba e che accende la palla di cannone proprio tra qualche ora, con il primo grande appuntamento della nuova era. Nicolò Barella infatti, insieme a Brozovic e Handanovic, è il giocatore al quale Simone Inzaghi non rinuncia mai, nonché quel giocatore che non si sottrae mai alle grandi responsabilità - Inter-Juventus dello scorso anno docet -. E come da copione sarà proprio il terremoto cagliaritano il primo a calcare il prato del Meazza volgendo - come sempre - il pensiero agli spalti, lì dove ha sempre cercato e trovato il calore di un popolo che per la prima volta a distanza di due anni torna a colorare San Siro nella gara più calda e importante di Milano, con la stessa emozione di quel bambino di otto anni ma lo sguardo fiero di un padre-capitano che "ha sceso e scenderà, salito e salirà, dandole il braccio (e l'anima) almeno un milione di scale"

 

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