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Van der Meyde: “Dumfries può reggere il confronto con Hakimi, conquisterà tutti”

MILAN, ITALY - AUGUST 13: Denzel Dumfries of FC Internazionale takes a selfie at FC Internazionale headquarters on August 13, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

L'ex nerazzurro racconta il suo connazionale e amico: "Crescerà ancora, dopo la sosta inizia la sua vera stagione"

Mattia Zangari

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Andy Van der Meyde ha raccontato Denzel Dumfries, l'11esimo olandese nella storia dell'Inter. "Vi posso dire che è un combattente nato: non si arrende e fatica - dice l'ex nerazzurro -. Anzi, se lo sfidate in qualcosa, qualsiasi, state sicuri che lui si impegnerà fino a battervi. In campo poi corre molto, da un’area all’altra, con molta resistenza e forza fisica. Per lui vale una delle parole italiane che ricordo: grinta. Quando l’ho conosciuto sul sedile della mia auto, ho incontrato un ragazzo molto semplice e maturo. Uno che in campo ti ammazza e poi fuori è il più buono del mondo. È il classico acquisto che all’inizio un tifoso guarda con scetticismo, ma che poi conquista tutti".

L’ombra di Hakimi peserà?

"L’allenamento è il pane di Denzel, non è il tipo che perde tempo. Come dite voi? Testa bassa e lavorare. Non deve vivere nell’ombra di Hakimi, uno che può fare la finale dei 100 metri all’Olimpiade. Denzel deve essere se stesso, con i suoi pregi e difetti. Può reggere il confronto: come ho detto, non gli piace perdere un duello, mai".

Cosa deve aspettarsi Inzaghi che per ora gli ha dato solo 6’?"

Partiamo dalla sua storia personale: è diventato professionista tardi, intorno ai 18 anni. Quando disse ad Aruba che un giorno avrebbe giocato per l’Olanda, tutti si misero a ridere. Alla fine è diventato capitano del Psv ed è stato il migliore olandese all’Europeo. E crescerà ancora. Ora dopo la sosta inizia la sua vera stagione".

Ha già dato qualche consiglio?"

Siamo sempre in contatto, gli dirò qualcosa sulla città e sul club che sono speciali. Anche se non è pieno, San Siro dà i brividi. Per un giocatore che viene dall’Olanda arrivare in Italia è entrare in un altro mondo: pressione, entusiasmo, una lingua diversa...".

 

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