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Da Lautaro a Lukaku, da Mou a Icardi: parla Milito. “L’Inter fu scelta di vita”

MILAN, ITALY - SEPTEMBER 18:  Diego Milito attends the Serie A match between FC Internazionale and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on September 18, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Claudio Villa - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

L'intervista del Principe nerazzurro, eroe del Triplete, alla Gazzetta dello Sport

Alessandro Cavasinni

Dici Champions e pensi a Diego Alberto Milito, eroe del Triplete nerazzurro. Alla Gazzetta dello Sport, il Principe ha analizzato il momento dell'Inter proprio nell'immediata vigilia del debutto con il Real Madrid che vedrà tra i sicuri protagonisti anche Lautaro, suo pupillo.

A che punto è arrivato il Toro?

"È cresciuto tanto, non abbastanza. Ha ancora enormi margini perché la sua forza è nella testa: ha idee chiare, ascolta, vuole imparare. Prima si arrabbiava troppo in campo, ora è migliorato anche in questo grazie a una mentalità da top player. Ha preso la strada giusta ormai. E se prima la scena era tutta per Lukaku, ora è Lautaro il centro dell’attacco: un bene per lui".

Ma c’è il suo zampino sulla decisione di restare?

"No, io non gli ho dato alcun consiglio anche se parliamo spesso. Ragiona con la sua testa, è contento qui. Pare stia rinnovando e spero che resti a lungo".

Era una cosa sola con Lukaku, ma Martinez avrà la stessa intesa anche con Dzeko?

"Sì, perché ha una caratteristica che hanno solo i grandi: si sa mettere al servizio degli altri. Sa adattarsi al partner velocemente. Per questo lo vedo bene anche con Sanchez o con Correa, uno che mi piace tantissimo".

Il Tucu che arma sarà?

"Un’arma decisiva perché ha caratteristiche uniche, diverse dagli altri. E per me può fare pure la prima punta: sa segnare, apre le difese, ti punta. È completo e può dare tanto all’Inter anche nelle notti europee".

Ecco, ricomincia la Champions: fin dove si può spingere l’Inter di Inzaghi?

"Niente è uguale alla Champions e per questo poco o nulla si può sbagliare. L’Inter sta bene, può fare male al Real. L’obiettivo minimo è passare il turno dopo così tanto tempo, l’ultima volta che è successo in campo c’ero addirittura io! Poi perché non provare a giocarsela anche se ci saranno squadre fortissime?".

Ma in questa Inter quanto c’è ancora di Antonio Conte?

"La mentalità vincente resiste nonostante i cambi. La squadra ha ricominciato con la stessa dinamica che aveva con Conte: si percepisce la determinazione, la voglia di raggiungere l’obiettivo che è lo scudetto".

Quindi nella griglia campionato mette l’Inter in prima fila?

"Primissima. Lotterà per lo scudetto anche perché, nonostante le cessioni pesanti, per me si è rinforzata bene: vedo una squadra vera. Ci sono tante formazioni attrezzate, dal Milan alla Roma, senza tralasciare la Juve che si riprenderà, ma l’Inter è lì".

Dopo il Triplete l’Inter non gestì bene l’inizio della stagione successiva con Benitez. Ripensando a quella esperienza, quali errori non deve fare Inzaghi?

"Non credo commetterà errori: è intelligente e non è un caso che prosegua con lo stesso sistema di gioco. La parola chiave è “gestione”, soprattutto dopo una vittoria bisogna saper gestire e Simone lo sa fare. Per ora non sta sbagliando niente, anzi dà la sensazione di essere molto seguito".

Ma adesso che Mourinho allena la concorrenza, è ancora nella chat nerazzurra dei tripletisti?

"Certo. Quello è il nostro modo di tenerci in contatto. Così adesso dopo ogni vittoria gli facciamo gli auguri in chat".

Icardi è fuori dai radar: cosa ha sbagliato per lei?

"Non mi è piaciuta la maniera in cui è andato via: avrebbe potuto dare tanto. Ma si può sbagliare e resta un grande attaccante".

A proposito, fosse stato in Lukaku avrebbe lanciato messaggi di amore ai nerazzurri poco prima di lasciare Milano?

"C’è una cosa che non devi mai fare, promettere qualcosa che non puoi mantenere. Ci può stare che un giocatore come lui che tanto ha dato scelga di andare altrove, ma i tifosi sono delusi proprio per quelle dichiarazioni".

Per chiudere, visto che si gioca Inter-Real, ha mai rimpianto il fatto di non essere andato a Madrid?

"Ci sono stato vicino, come sono stato poi vicino al Psg, ma l’Inter per me è stata una scelta di vita. Ero al top, ero felice, ero a San Siro che sarà sempre casa".

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