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Da Conte a Inzaghi, Stankovic: “Inter diversa”. Poi Barella e lo Sheriff

MILAN, ITALY - FEBRUARY 25:  Crvena Zvezda coach Dejan Stankovic looks on during the UEFA Europa League Round of 32 match between AC Milan and Crvena Zvezda at  on February 25, 2021 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Le dichiarazioni dell'ex centrocampista nerazzurro intervistato dalla Gazzetta dello Sport

Alessandro Cavasinni

Lunga intervista della Gazzetta dello Sport a Dejan Stankovic, doppio ex di Inter e Lazio. Ecco alcune dichiarazioni dell'attuale allenatore della Stella Rossa di Belgrado, che ovviamente non lesina un giudizio sul suo ex compagno di squadra oggi alla guida dei nerazzurri: "Questa è già l’Inter di Simone. Non lo vedete il carattere della squadra? Non lo vedete come rimontano le partite?", dice.

Dicono che già nella vostra Lazio fosse un grande uomo spogliatoio, vero?

«Sì. Ma è più giusto dire altro. Ora con la match analysis tutti sanno tutto di tutti. Ma lui era così già vent’anni fa. Studiava ogni partita, conosceva ogni singolo difetto dei difensori. Così segnava, così li beffava. Simone era velocissimo? No. Aveva un grande fisico? No. Ma sapeva dove cercare falli, dove attaccare. E non parlo delle grandi partite, ma di quelle contro avversari che...vabbè, non faccio nomi, ma magari si poteva pure fare a meno di studiarli. E invece lui era lì, a curare i particolari».

In che cosa vede la sua mano, di questa Inter?

«È una squadra paziente, concreta. E poi, rispetto a Conte, c’è un po’ più spazio per l’improvvisazione, per la giocata del singolo. Gli automatismi e l’organizzazione tattica devono essere la base, ma poi è giusto esaltare anche le qualità individuali».

Non è andato via solo Conte, ma pure Hakimi e Lukaku.

«So già cosa vuole chiedermi: l’Inter è più o meno forte? Non lo so. Ma dico questo: ho vinto da giocatore, ora pure in panchina con la Stella Rossa. E dopo un successo, è giusto far entrare un po’ di aria nuova in uno spogliatoio, vedere qualche faccia diversa. Non dico che si perda la fame, ma inconsciamente si può accusare un po’ di stanchezza mentale, specie dopo una stagione intensa come la scorsa. È come se si andasse in overload, a un certo punto non ce la fai più. E poi, su Lukaku: non mi sembra che Dzeko stia segnando poco, anzi. In qualcosa l’Inter ha perso, in altro ha guadagnato: per lo scudetto lotterà fino alla fine».

Non faccia 0-0: le favorite?

«Napoli e Inter in prima fila. In seconda Milan e Juve».

E Mourinho?

«José è incredibile, ha già trasmesso qualcosa di sé ai suoi, la riconosci subito una sua squadra. Però se la Roma vuole fare il salto di qualità, deve seguirlo fino in fondo, aggiungendo qualche pedina in organico».

Torniamo a Lazio-Inter: i nerazzurri non hanno ancora vinto in questa stagione, in una grande partita. È un esame?

«È un trampolino per lanciarsi, l’Inter deve sfruttarlo. Sono curioso, ci sono di fronte due tecnici molto diversi: voglio vedere come si incastra questa partita, di solito sono sempre belle».

L’Inter vorrebbe regalare la fascia a Barella.

«Ora è sul braccio di un grande come Handanovic. Ma come non pensare a Barella? Io divido i leader in due categorie: i bla bla bla e quelli che dimostrano ogni giorno. Nicolò è tra i secondi».

Lei dallo Sheriff è stato eliminato nel preliminare Champions. Cosa consiglia all’Inter?

«Di fare attenzione ai due centrali di centrocampo, Thill e Addo. Lo Sheriff ha un gioco molto diretto: sono velocissimi a ribaltare l’azione con gli esterni. Ma l’Inter è più forte, sia chiaro».

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