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Bellinazzo: “Asse Cina-Arabia può cambiare gli investimenti. Pif-Inter? Non mi risulta”

MILAN, ITALY - JANUARY 12:  Marco Bellinazzo speaks during  the Financial Fairplay Europe & Italy Workshop on January 12, 2016 in Milan, Italy.  (Photo by Vincenzo Lombardo/Getty Images)

L'intervento del giornalista a Radio Nerazzurra

Redazione FcInterNews

. "Con tutto il rispetto per chi non fa il giornalista e non ha obblighi deontologici, non so da dove nascano queste voci - dice riguardo a possibili svolte per la metà di questo mese, circolate sul web -. Ho notato questo desiderio tra i tifosi di aderire all'onda araba per spendere e spandere milioni di euro ma non mi risulta nulla. Ci sono ragioni di logica ordinamentale legata al calcio che mi portano a escludere questa operazione di Pif. Però il mondo della finanza è strano".

Ovviamente dalle vicende economiche dipenderà anche il mercaot. "Dipende da come si va in Champions, da quanti soldi entrano. Nel bilancio si parte da -250, ma con tanti elementi straordinari. Il rosso strutturale è 100/120 milioni, con politiche messe in atto ed errori che sono stati fatti in parte dovuti alla volontà di rinforzarsi e in parte acuiti dal Covid. Sono stati fatti contratti onerosi con giocatori che non hanno reso ma queste sono dinamiche dovute a scelte dei direttori sportivi. Si è arrivati a un successo, la bravura del management è imparare dagli errori e assicurare continuità".

Tornando alla società, secondo Bellinazzo "bisogna un po' tenere distinti i destini della famiglia Zhang, la situazione di Suning e l'Inter. La famiglia Zhang indubbiamente si è indebolita dentro Suning, seppur non in maniera drammatica ha ceduto quote per le direttive di Pechino. All'interno di Suning sono entrati altri gruppi che paradossalmente rendono più solido il gruppo. E' evidente che se il club deve essere autosufficiente, posto che Suning ha messo 600 milioni nei primi anni, si pone un problema oggettivo di quel che potrà fare l'Inter perché bisognerà finanziare il nuovo stadio, tenere la rosa a un certo livello e l'autosufficienza se non si arriva a 500 milioni di fatturato strutturale non garantisce una rosa di qualità, se non attraverso cessioni e innesti di altri giocatori. Lo stadio può chiamare investitori? E' oggettivo sia così, è uno dei motivi per cui magari si è deciso di non cedere l'Inter. E' un asset che avvalora il club".

"Si parla dei bond già emessi in passato - continua il giornalista - ne sarà fatto uno di 400 milioni, quinquennale, lavorando sul fatto che ci sono grandi capitali sul mercato, la liquidità è alta e i tassi sono più bassi. Gli interessi sono costati una media attorno ai 30 milioni, si punterà ad abbassare questa cifra. La sfida nei prossimi cinque anni sarà portare il fatturato attorno ai 500 milioni e contestualmente abbassare il debito, ad oggi superiore a 800 milioni. Considerati i crediti esigibili di circa 130 milioni e i 100 circa di liquidi quella quota è più bassa ma è chiaro che devi lavorare in quella direzione. Ma come riduci il debito se con quel che incassi copri le spese annuali? Ti devi mettere in una condizione per cui fai utili, è quel che si stava facendo prima del Covid. L'Inter aveva portato il fatturato a 350 milioni, il percorso si è bloccato ma va ripreso. Ci saranno poi i ricavi dello stadio e quel passaggio è indispensabile. Se nei prossimi cinque anni, ingolositi dallo stadio, altri investitori interverranno questo è un altro paio di maniche. Ad oggi non ci sono offerte da un miliardo e passa, che è quel che chiede Suning".

In ultimo Bellinazzo ha parlato delle possibilità che la proprietà ceda il club. "C'è oggi una dinamica di turnover, particolarmente in quelli di fascia alta ma non solo, per cui dobbiamo entrare nella logica che possono cambiare le proprietà. Presidenze alla Berlusconi o Moratti sono sempre più rare. Le logiche di investimento sui club di calcio sono le più variegate. Mi aspetto che da qui a qualche anno Suning possa cedere l'Inter ed Elliott il Milan, a maggior ragione perché non si vedono cambiamenti sulle politiche di espansione sul calcio in Cina. Sta cambiano qualcosa, per motivi energetici: c'è un asse tra Arabia Saudita e Cina che guarda anche al doppio Mondiale voluto dalla Fifa e potrebbe cambiare gli investimenti della Cina sullo sport. Vi parlo di questioni strane ma dobbiamo abituarci al fatto che i club di calcio di fascia alta, Inter o Milan, rientrano in queste strategie che vanno dall'alta finanza alla geopolitica, per cui tutto può cambiare in tempi molto più rapidi".

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