"Gentilissima redazione,
Sono molto contento per l'arrivo di mister Mancini!! Ovviamente fino a gennaio farà il possibile, ma già a gennaio e soprattutto a giugno, l'inter dovrà assolutamente aggiungere qualità a questa rosa. Nell'ultima partita a centrocampo giocavano Kuz, Mvilla e Guarin. Non è accettabile per una squadra come l'inter schierare questi giocatori.
Posto il fatto che a gennaio si farà il possibile, la vera rivoluzione deve avvenire a giugno. A mio avviso, l'inter dovrebbe fare cassa vendendo Mauro Icardi. è sicuramente un giocatore forte, ma di prime punte come lui in giro ce ne sono parecchie e se si riuscisse a vendere a 25/30 milioni, avremmo la possibilità di fare un gran mercato. Se a questi soldi si aggiungessero i 12 milioni della cessione di Alvarez (FORZA SUNDERLAND), allora avremmo un bel tesoretto da investire. Innanzitutto bisognerebbe puntare sui giocatori a parametro zero. Io prenderei Gignac al posto di Icardi, che va benissimo per la panchina (come Vice-Osvaldo), Konoplyanka, Bakkali, Schar e Dani Alves. Dopodichè, visto che il nostro misterissimo punta molto sul gioco degli esterni, io punterei tutto su Shaqiri. Ha una tecnica impressionante e recentemente il  Bayern ha aperto ad una sua possibile cessione. Lasciamo perdere Lavezzi, che per quanto sia forte, ha già più di trent'anni! Shaqiri è un gran fenomeno e da noi potrebbe davvero esplodere. Insieme a lui cercherei di prendere anche Kolarov ed un centrocampista che possa dare più qualità di Medel (a me piacerebbe Obiang o in alternativa anche Baselli). Inoltre, si potrebbe provare a prendere in prestito Nastiasic! Questo sarebbe un mercato finalmente da inter, che a questo punto potrebbe schierare questa formazione:
(4-2-3-1)
Handanovic
Dani Alves, Schar, Nastasic (Ranocchia) Kolarov
Hernanes, Obiang (o Baselli)
Shaqiri (Palacio), Kovacic, Konoplyanka (Bakkali) 
Osvaldo (Gignac)

Sempre forza inter".

Giuseppe

 

"Gentile Redazione vorrei soffermare la mia attenzione su una questione che sostengo da tempo e che l'Editoriale di Barzaghi ha messo a fuoco : l'importanza dei cosiddetti esterni di attacco, cioè di quegli uomini che hanno rapidità di palleggio e di verticalizzazione, quelli che spaccano in due la partita.
Da sempre le squadre che sono diventate grandi hanno avuto giocatori di questo tipo e, proprio grazie a questi, hanno potuto esprimere un calcio a grandi livelli.
Se ci facciamo caso, infatti, nel passato abbiamo assistito ad esibizioni di grande calcio da parte della Juve di Causio e Cabrini o di Marocchino e Tardelli , del Milan di Donadoni e Maldini  o di Donadoni e Gullit, alla Roma di Conti o Chierico , all'Inter di Moriero e R.Carlos o di E'to e Maicon o,ancora prima di Jair e Domenghini ,al Napoli di Massa o Lavezzi, all'Udinese di Sanchez: Queste sono le squadre ed i giocatori che hanno lasciato il segno come fa oggi la Roma di Iturbe e Gervinho o la Juve di Tevez e Morata o il Cagliari di Ibarbo e la Lazio di Candreva o il Napoli di Insigne o Callejon,la Fiorentina di Quadrado ; ECCO QUALI SONO I TIPI DI GIOCATORE CHE MANCANO ALL'INTER E CHE DEVONO ESSERE PRESI A QUALUNQUE COSTO; E mi viene da pensare a tutti quelli della Societa',allenatori e sapientoni televisivi che troppo frettolosamente hanno marchiato come brocchi e sbolognato gente come Alvarez,Coutinho o Biabiany che forse non era il massimo nel genere, ma perlomeno era un interprete perfetto del ruolo di esterno di attacco.
Fin quando la Societa' non capirà che sono questi i tipi di giocatori da prendere, insieme ad un paio di cursori, continueremo a vedere il solito tichi-taca in orizzontale".

Santi

 

"Gentile Redazione, un saluto e un ringraziamento per lo spazio che ci date.
Vorrei parlare di mercato, sperando che casualmente questa mail finisca nelle mani di Ausilio..:)
Problema:
Serve un ala, un centrocampista e volendo una punta
Requisiti:
Giovane con margini di crescita (soprattutto monetaria) o in scadenza di contratto
Soluzione:
1a riportare alla base Botta (ala che salta l'uomo facilmente e si sbatte come un dannato) o in alternativa dirottare Dodò da terzino ad ala (anche un certo Bale ha iniziato così..), Longo (punta che vede benissimo la porta, visto la media realizzativa che ha nel Cagliari..per non fargli fare la fine di Destro) e  dare tempo a M'vila e Medel di adattarsi (sono due bestie coi piedi buoni, non serve un altro centrocampista). Non sarebbe un mercato entusiasmante ma se si vuole crescere penso sia la strada giusta.
2a trovare un tesoretto da 35mln, vendere Icardi (30mln e mi piange il cuore perché è un vero bomber di razza) più qualche esubero, e investire il ricavato su Gignac dell'OM in scadenza, Lucas Silva 15mln e su Memphis Depay 20mln ben spesi, astro nascente del PSV che mi ricorda molto il primo CR7 (per non vederlo esplodere in altre piazze per poi dire "c'eravamo anche noi"..ricordo un Moratti dire di un 20enne Hazard "costa caro"..15mln..ora vale 75..)..Kovacic e Icardi dovrebbero aver insegnato qualcosa..essendo quasi gli unici pezzi richiesti della rosa e gli unici che produrrebbero una significativa plusvalenza.. se compri Cerci per 15/18mln, anche se migliora lo vendi a 20..Depay lo rivendi a 40 tra 2 anni..ecco la differenza--
Spero la dirigenza possa fare qualcosa a riguardo..nel frattempo, sempre Forza Inter!".

Christian

 

"Gentile redazione,
riallacciandomi all’incipit dell’ultimo editoriale del Vs. Lapo De Carlo (“Eppur si muove”, di chiara matrice galileiana, ma a me pare che l’Inter attuale più che “eretica”, sia piuttosto un po’ “patetica”....), mi ritrovo a condividerne quel minimo sindacale di ottimismo che, dopo la gara dei nerazzurri all’olimpico (romano), avrebbe dovuto pervadere i cuori - ma più che altro le menti - di tutti gli appassionati nerazzurri, o almeno di quelli non superficiali e molto disincantati.  Sì perché all’opposto, invece, dopo il debutto con pareggio nel derby del nuovo tecnico jesino, erano già pronte le schiere dei “revanscisti” del 1° Mancio interista (quello della stagione 2004-05 corredata da 18 vittorie,  ma da altrettanti pareggi e solo 2 sconfitte), dopo la sofferta vittoria in rimonta di giovedì scorso in EL già si profilavano i nostalgici della “Pazza Inter” e, da domenica infine, già si cominciavano a percepire, addirittura, gli alti lai dei loggionisti - con ascendenze capitoline - dell’ “aridatece Mazzarri!”.
 Il buonsenso naviga ovviamente nel mezzo, nel senso che Mancini sta cercando di traghettare una rosa, molto poco confacente ai suoi abituali dettami tattici, verso lidi più proficui in termini di gioco, di punti e di imposizione della manovra, con un paletto temporale comunque importante che sarà il mercato del prossimo gennaio; sta “bonificando” le menti dei giocatori dalle scorie lasciate dalla prolungata adozione di sistemi difensivi obsoleti - il 3-5-2 su tutti - che configura ormai il solo Ct Conte come l’ultimo dei “giapponesi”; ma soprattutto sta tentando di somministrare dosi massicce di mentalità offensiva alla squadra che, naturalmente, è una merce che non si può comprare al supermercato, né tanto meno reperire con facilità nella sessione invernale delle liste di trasferimento. Alzino la mano coloro che avrebbero prefigurato  un’Inter mazzarriana capace di rimontare due volte sul campo della 2a in classifica e di giocarsela a viso aperto (almeno 
 per 1 ora) contro una squadra che, fra le mura amiche, era ancora vergine quanto a segnature subite: ben pochi, suvvia! Ebbene, l’Inter di Mancini c’é riuscita, nonostante avesse schierato (al di là della dinamica dei gol) un centrocampo di soli “muscolari” come Medel, M’Vila e Kuzmanovic e non certo di “creativi” come Hernanes e Kovacic, quest’ultimo poi comunque subentrato. Pertanto, a chi gabella come complessivamente modesta la rosa attuale interista, mi permetto di ricordare, ad esempio, che anche la composizione della difesa juventina nell’era pre-Conte - quella dei due settimi posti - pareva non eccelsa, ma era la stessa di adesso e degli ultimi 3 scudetti consecutivi. I detrattori, quindi, possono “attaccarsi” solo alla mancata raccolta punti capitolina, visto che l’Inter è finita con l’occupare quel limbo che è la parte dx della classifica. Ma con un  siffatto calendario (due trasferte consecutive all’esordio, tra l’altro in casa di rivali blasonati) non ha di certo aiutato il nuovo corso del tecnico marchigiano che ora, però - da qui alla sosta natalizia - dovrà cominciare a far mettere a frutto i propri insegnamenti sul campo, dovendo disputare due gare a domicilio contro dirette concorrenti per l’alta classifica (Udinese e Lazio) ed una trasferta “facile” in casa del Chievo. 
 Nel gruppo degli ottimisti “talebani”, invece, sarà rimasto “deluso” non solo chi riteneva che la Roma fosse ancora in preda alla “libidine” russa dopo aver goduto, una 1a volta, a seguito della “visita” allo strip club moscovita ed in una 2a circostanza, dopo i ben due giorni di riposo fruiti in più rispetto all’Inter (L. Battisti avrebbe intonato, per l’occasione, “Tu chiamale, se vuoi, sperequazioni...”, fra CL ed EL); ma non aveva messo in conto gli effetti collaterali del ”coitus interruptus” procurato ai romanisti dal gol di Pirlo al 93°. Ma anche chi, battute a parte, gongolava alla designazione di Mazzoleni, immaginando che il solo arbitro della squadra (sic!) di Nicchi e Messina “statisticamente disponibile” ad assegnare rigori all’Inter - ben 7 in 12 gare dirette in campionato e finora nessuno contro - non la privasse, in realtà, dell’unica massima punizione (forse) esistente in partita. Non che la Roma se ne potesse, comunque, lamentare (6 penalties a favore in 15 partite con lui). Resta indubitabile, però, che il direttore di gara bergamasco risulti nettamente “in controtendenza” rispetto allo score di altri suoi (illustri?) colleghi - attivi o dismessi - tipo Rocchi, Banti, Celi o De Marco che si sono “distinti” per aver totalizzato, complessivamente, 69 direzioni nerazzurre con ben 0 (zero) rigori decretati a favore dell’Inter. Ma questo è un altro discorso, un’altra rivendicazione, un altro motivo per piangere e WM, che ne era l’interprete principe, ormai se ne è già andato...   
 Ma, a questo proposito, è doveroso riavvolgere un po’ il nastro: non tanto per “baloccarci masochisticamente” delle tante passate occasioni sprecate (due domeniche fa anche il Sassuolo aveva vinto in casa del Torino - dopo il Verona - così come l’Empoli, nonché domenica scorsa pure il Palermo, ce l’avevano fatta a battere il Parma: WM, do you  remember? A proposito dei ducali: il Chievo e l’Inter sono le uniche due squadre che sono riuscite a non vincere - peggio, a perdere - contro gli emiliani ed infatti i loro (ex) tecnici, Corini e WM, ne rappresentano la sola coppia finora allontanata dalle panchine di Serie A: sarà forse un caso?), quanto per valutare meglio la (presunta) lungimiranza della società nerazzurra che avrebbe potuto evitare gli effetti controproducenti di un esonero così tante volte auspicato da molti, ma sempre rimandato da alcuni. Tra l’altro mi pare che - senza falsa modestia - anche una recente posizione di F. Monti del Corsera sposi questa disamina. Ebbene, finalmente (il nostro) “’Cristo’ (nel senso di WM) si è fermato ad ... Empoli” (dove vive la famiglia). Con Mazzarri, chissà perché, la parafrasi letteraria vien sempre spontanea e dal racconto di Carlo Levi a quello di un altro Levi, Primo (entrambi autobiografici) - “Se questo è (stato) un ... allenatore” - il passo è breve. D’altronde, nonostante ci sia una “tragica” differenza tra un campo di concentramento (quello di P. Levi) ed uno “solo” di gioco (quello del tecnico di San Vincenzo), tra letterati autentici ed uno molto presunto si riesce a profilare un’insospettabile “affinità elettiva”. Si materializzino i pochi interisti che non si sono persi in libreria, dagli opera omnia di WM, l’ultima (sic!) fatica “Il meglio deve ancora venire”. Gli sparuti adepti non potranno esimersi dal chiedersi come diamine avrà fatto il “mancato oracolo” Mazzarri a intuire che il Mancio sarebbe stato proprio lì, dietro l’angolo, pronto a subentrargli a breve. Solo che gli appassionati nerazzurri, tranne  ovviamente quelli dotati di appositi paraocchi di matrice mediatica, non hanno mai “votato” per il tecnico livornese. Se “... lo sono ritrovato in casa”, come ebbe a dire maldestramente l’ex mister a proposito di Icardi. Insomma un allenatore un po’ Renzi (paracadutato dalla stessa legislatura/società) ed un po’ Napolitano (con un “contratto” inopinatamente rinnovato). Ma, esaurita questa fuorviante parentesi satirica, torniamo al dunque. Siamo proprio sicuri che l’iniziativa societaria (leggasi esonero) sia stata tutto tranne che tempestiva? Infatti, in un suo articolo sulla GdS dello scorso 15/11, P. Condò, dopo aver discettato su un Mancini che, un anno fa, era stato in grado di “rimettere dignitosamente in piedi la stagione del Galatasaray (2° posto e 8vi di Champions”), ed - aggiungo io - anche una Coppa di Turchia che, di certo, schifo non fa, ha fatto poi cenno ad un parametro temporale mica da ridere. Ad Istanbul il Mancio era stato “reso operativo” più di un mese e mezzo prima rispetto al recente ingaggio dell’Inter. E 50 giorni di vantaggio (allora) o di ritardo (adesso) potrebbero risultare determinanti, in negativo, per il prosieguo del suo cammino nerazzurro (ci si augura il contrario, ovviamente). D’altronde, sarebbe bastato dare ascolto alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica interista (come era già successo nell’affaire Guarin-Vucinic) che, come il sottoscritto, caldeggiava il siluramento di WM già all’indomani della scoppola gigliata (3-0 a Firenze) lo scorso 5 ottobre, ben 40 giorni fa (almeno alla data dell’esonero). E così il conto ottomano sarebbe presto tornato, giusto al capolinea della 1a delle 3 “settine”  di partite in cui (debutto agostano a parte e proprio a cavallo tra una sosta e l’altra per le nazionali nell’anno solare) si articola - ormai da qualche anno - la stagione agonist
 ica, tra campionato e coppe. Probabilmente allora aveva prevalso lo spirito “pacifista” del presidente Thohir che, al di là di essere predisposto - da buon orientale - alla (eterna) riflessione, dimostrava di avere poca dimestichezza con l’animo affatto gandhiano dell’opinione pubblica nostrana in generale (in primis dei tifosi) e degli addetti ai lavori in particolare (vero, M. Moratti?). Sembrava pure che a Thohir stessero più a cuore i numeri dei bilanci e del quasi tragicomico FFP (vista la sua valenza mediatica “a giorni alterni”, manco fosse il simbolo di un anacronistico sistema di targhe pari o dispari in regime di austerity) che non le incontestabili risultanze statistiche del “lavoro” di WM. Ma dove mai si è visto, pur nel ramo calcistico, un imprenditore che riesce a produrre redditi = risultati se prima non interviene oculatamente con investimenti ad hoc, anche se configurati - in prima battuta - dal cambio di conduzione tecnica? Ma è proprio 
 sulle cifre che è cascato “l’asino”, nel senso di espressione idiomatica e non certo di offesa gratuita, che lasciamo volentieri allo “stile” di Tavecchio (un presidente un po’ “burattino” e vagamente razzista), od ancora a quello del doriano Ferrero (un presidente “recidivo”), o peggio al pessimo savoir-faire della “Signora” Christillin (una presidente poltronista poco “olimpica”, ma tanto sboccata....). Ebbene, confrontando le statistiche della sua (di WM) ultima settina di partite con quella summenzionata, sarebbe emerso quanto segue: a cavallo tra ottobre e novembre l’Inter aveva dimezzato le vittorie (da 4 a 2) ed i gol segnati (da 14 a 7), incamerato 3 punti in meno in classifica (da 13 a 10), cronicizzato la pareggite (da 1 a 4 le gare nulle), ridotto solo le sconfitte (da 2 a 1) ed i gol subiti (da 8 a 7) e “santificato” il peggioramento contabile con la media punti che era scesa del 23%, passando da 1,86 a 1,43 punti a partita. WM 
 si era pertanto giocato male l’ennesima chance presidenziale perdurando nelle onte sportive (dopo la debacle interna con l’ultimo in classifica Cagliari, si era replicato col fanalino di coda Parma: gare in cui l’Inter aveva perso 6 punti e preso 6 gol), migliorando (si fa per dire e non si sa proprio come) la classifica (dal 10° posto della 6a al 9° dell’11ma), desertificando ulteriormente San Siro con un altro -5% di affluenza del pubblico (la media spettatori, dalla 2a alla 6a, era stata di 33.670 presenze contro quella, dalla 7ma all’11ma, pari a 31.918 unità e pur con un Inter-Napoli di mezzo), non raggiungendo ancora la matematica qualificazione ai sedicesimi di EL (pur giocando in casa dell’unica squadra dei gironi eliminatori che veniva da tre 0-0 consecutivi), integrando il già indigesto menù degli alibi pre- e post-gara con la incredibile “portata meteorologica” (“... poi è cominciato anche a piovere”) ed infine ponendo, indirettamente, ag
 li appassionati nerazzurri un quesito a dir poco aberrante (e per questo brutale accostamento non me ne vogliano i parenti delle vittime del terremoto aquilano): “Ma che razza di immane cataclisma (sportivo s’intende) avrebbero mai dovuto scongiurare gli allora residui tifosi della Beneamata di fronte all’ennesima tornata di rassicurazioni e fiducie della società Inter - ed in primis del presidente Thohir - per indurlo a cambiare giudizio sulla posizione dell’allenatore?” (“garanzie” che manco la Commissione Grandi Rischi abruzzese avrebbe saputo inoculare alla popolazione aquilana?!) WM aveva già subìto, invano, “la condanna in prima settina” del popolo nerazzurro e per lui non ci sarebbe stata alcuna Corte di Appello o di Cassazione pronte a “indultargli” il fallimento di quasi 18 mesi di “lavoro” inconcludente, figlio di un credo tattico, appunto, obsoleto ed univoco che, pur sopportato da giocatori frutto di un mercato estivo da lui stesso av
 allato, è stato recentemente abbandonato - per dire - (e con ottimi risultati, purtroppo ....) anche dall’erede di Conte alla Juve, ossia Allegri, a cominciare dalla gara in CL contro i greci dell’Olympiacos.
 Ma poi, finalmente, Thohir si è improvvisato meteorologo, ha rotto gli indugi e, dopo la pioggia scaligera, ha fatto intravvedere il sole (in prospettiva) con l’ingaggio di Roberto Mancini.
   Un’ultima considerazione, apparentemente fuori tema. Non so dire se il Mancio sia un discepolo del “neo profeta della terza via” che “sa gestire i grandi campioni e far sentire importanti i gregari”, cioè Ancelotti, come ha scritto Roberto Beccantini martedì su Il Fatto Quotidiano. Di certo, i due allenatori sono separati, oltre che dall’anagrafe (Carlo è del ‘59, Roberto del ‘64) anche dai 9 anni (1992 >> 2001) in più di carriera in panchina dell’emiliano. Ma credo che Mancini abbia poco da invidiare al collega ex rossonero (le 2+1 CL vinte vengono algebricamente compensate da quella “storica” onta turca di Istanbul nel 2005 e da quell’altra - altrettanto (im)memorabile - nel campionato francese col PSG (stagione 2011-12), pur ereditato in testa alla classifica dallo semi-sconosciuto collega Kombouaré, facendosi scippare il titolo - all’ultima giornata - da una compagine di onesti “dopolavoristi”, il Montpellier, con a capo un presidente
  a dir poco “fantasioso”, tal Nicollin, boss della raccolta della spazzatura), sia in termini di trofei vinti da allenatore (16  contro  13), sia soprattutto con riferimento al recente record di Ancelotti delle vittorie consecutive (16 col Real in tutti i tornei disputati): il tecnico jesino, con l’Inter nella stagione 2006-07 - ancora giovane allenatore -  era arrivato addirittura a 17 e “solo” in campionato ...
   E allora, in bocca al lupo, Mancio: tanto ormai la trasferta romana è appena passata. 
  Cordiali saluti".

Orlando

Sezione: Visti da Voi / Data: Sab 06 dicembre 2014 alle 19:50
Autore: Redazione FcInterNews.it
vedi letture
Print