Mirko Taccola e il derby fatale: "La società mi fece pagare l'errore su Gullit"

 di Redazione FcInterNews.it Twitter:   articolo letto 9009 volte
Mirko Taccola e il derby fatale: "La società mi fece pagare l'errore su Gullit"

"Sogno ancora Ruud Gullit e quel gol che arrivò a 7 minuti dalla fine per colpa mia. Quell’errore segnò la mia carriera". Così parla Mirko Taccola, ex difensore dell'Inter, protagonista in negativo di una stracittadina milanese nella quale si vanificò la rimonta dell'Inter di Osvaldo Bagnoli sul Milan di Fabio Capello. Ricorda Taccola alla Gazzetta dello Sport: "Mancavano 8 giornate alla fine del campionato e noi eravamo secondi a 7 punti dai rossoneri. La vittoria valeva 2 punti. Io entrai nel secondo tempo e stavo anche giocando benone. Poi, a una manciata di minuti dalla fine, Costacurta lanciò a casaccio poco fuori dalla sua area, un lancio tipo rugby. La palla arrivò sulla testa di Daniele Massaro che la spizzò. Sergio Battistini non lo anticipò e io, di mia iniziativa, salii per mettere in fuorigioco Gullit che di destro bruciò Walter Zenga".

Un errore, che, sottolinea, gli costò caro. Non tanto nella considerazione della squadra, perché "i veterani Zenga e Riccardo Ferri mi rincuorarono. Bagnoli pure. Ma alcune figure della società, quel mio errore, me lo fecero pesare. Eccome. Pagai oltremodo quello sbaglio. Ma anche se avessimo vinto il derby, quel Milan correva troppo", aggiunge un po’ amareggiato. Ma Taccola comunque riserva bei ricordi dell'esperienza nerazzurra: "Il mio esordio con l'Inter non lo posso dimenticare. A San Siro proprio contro i rossoneri, era il 22 novembre 1992. Che emozione per uno che arrivava da una squadra di provincia come me! È lo stadio più bello e caldo d’Italia. Entrai per curare Gigi Lentini e anche quella partita finì 1-1. Quel gruppo era davvero magnifico. Ruben Sosa e Salvatore Schillaci facevano sempre scherzi, erano i più pimpanti. Poi di sera, c’era spazio anche per il divertimento. Andavamo a ballare. Immancabilmente all’Hollywood. Mi portavano Zenga e Berti, erano loro i trascinatori. Ma il re della notte era Paolino Tramezzani".