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Il dott. Cerri: "Sneijder, non c'è mobbing perché..."

03.12.2012 21:07 di Fabrizio Romano Twitter: @FabRomano21  articolo letto 2461 volte
Fonte: Calcio.fanpage.it
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Il dott. Simone Cerri, procuratore ed esperto di diritto sportivo che ci ha spiegato come stanno realmente le cose da un punto di vista giuridico per Wesley Sneijder.

Dott. Cerri, la FifPro ha denunciato il caso Sneijder catalogandolo senza mezzi termini come “mobbing”. Ci sono gli estremi per un atto vessatorio della società verso il giocatore?
"Gli estremi non ci sono ma vanno fatte alcune premesse: il mobbing è stato riconosciuto per la prima volta nel 1999 dal tribunale di Torino e poi dalla Cassazione nel 2002. In pratica si tratta delle conseguenze fisiche legate a ingiusti trattamenti vessatori sul posto di lavoro. Per la giurisprudenza la tutela è legata al risarcimento civile come danno biologico e anche come danno morale se il comportamento del datore integrasse un reato: in sostanza però è necessario che la patologia che si dimostri essere conseguenza del comportamento del datore di lavoro sia documentata clinicamente (oppure anche da testimoni)".

E per Wesley Sneijder e l’Inter?
"Si può già dire che non è questo il caso e del resto l’Inter non può eccepire che i suoi comportamenti sono legittimi dato che la Corte Costituzionale (2003) ha chiarito che i singoli fatti possono essere anche leciti, ma devono essere valutati nell’effetto che causano al lavoratore. Nel calcio si è cominciato a parlare di Mobbing nel 2004 con il caso Zanin, l’unico che sia arrivato ad una condanna per mobbing, mentre negli altri casi in cui si è paventato un ricorso per detto motivo, le parti hanno sempre trovato un accordo (in primis i casi di Cassano contro la Roma e Iaquinta contro l’Udinese 2005)".

Ancora una volta, dunque, il calcio fa giustizia a sé?
"Questo accade perché nel mondo del calcio il mobbing ha in realtà una valenza ed un filo conduttore evidente, ossia il disaccordo tra le parti in merito al rinnovo del contratto. In generale, il calciatore ha utilizzato spesso questo termine per avere un’arma da utilizzare contro il club sportivo, mentre quest’ultimo, dopo la sentenza Bosman, non potendo ottenere nulla dalla cessione del giocatore a fine contratto, ha cominciato ad escludere il giocatore “bizzoso” dalla prima squadra. Sono rari i casi di autentico mobbing, come quello (particolare e triste) di Zanin contro il Montichiari".


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