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Paolillo: "Inter, la verità sul FFP. Su Balotelli, Destro, Strama, un Mou-bis..."

Parola al direttore: "Inter fuori budget per il Fair Play Finanziario. Balotelli e Destro, un peccato. Mourinho non torna, e quando Moratti su Stramaccioni mi disse..."
22.09.2012 00:00 di Riccardo Gatto Twitter: @RiccardoGatto1  articolo letto 17926 volte
© foto di Alberto Fornasari

Intervenuto in studio a SportItalia, l'ex amministratore delegato dell'Inter Ernesto Paolillo parla a tutto tondo. Partendo da quel Fair Play Finanziario che tanto bene conosce. Ecco quanto FcInterNews.it ha raccolto.

LA CRISI NEL CALCIO - "Noi italiani possiamo capire facilmente ciò che accade nel mondo del calcio perché è uguale a ciò che avviene allo Stato - spiega Paolllo -. I costi sono elevati, e quindi non c'è più la possibilità di copertura. Quando è scoppiato questo caso in seno alla UEFA, cioé nel 2008, i debiti delle squadre che partecipavano alle coppe europee ammontavano a 10 miliardi di euro. Oggi, questo totale è salito a 20 miliardi".

LA SPAGNA E IL FAIR PLAY FINANZIARIO - "Il Fair Play Finanziario prevede che ogni squadra possa spendere per i propri tesserati i soldi che incassa, ovvero i ricavi - argomenta il direttore -. E non c'è dubbio che Real Madrid e Barcellona siano maestri in questo. Ma in particolare, c'è anche la questione dei diritti televisivi venduti in proprio dalle società, a differenza dell'Italia dove è tutto centralizzato. Dieci squadre in Spagna però sono controllate, quindi questa bolla può scoppiare", argomenta Paolillo.

L'ESCAMOTAGE DEL PARIS SAINT-GERMAIN - Paolillo spiega poi la situazione del Paris Saint-Germain: "Il PSG è avvantaggiato dal fatto che il prossimo sarà il primo bilancio preso in esame dall'Uefa, non essendo in Europa negli ultimi anni. E poi c'è uno sceicco che con lo sponsor della propria società può versare quei 100, 150 milioni che vengono giustificati così. Questa è chiaramente una distorsione, ma si sta lavorando per mettere tutti nello stesso piano altrimenti non avrebbe senso. Diciamo che l'Uefa ci sta lavorando. Perché se io sono uno sceicco e ho una compagnia aerea, dico che lo stadio si chiama come la compagnia e finanzio il club. L'Uefa vorrebbe mettere un tetto a questi investimenti 'interni', ovvero se si decidesse che un interno può sovvenzionare la società fino a 25 milioni, ci si ferma lì e non a 140 milioni o cifre del genere".

IL FAIR PLAY FINANZIARIO PER L'INTER - Si passa quindi a discutere dell'Inter: "Le milanesi partono decisamente penalizzate, perché non hanno i diritti televisivi che premiano - dice Paolillo -. Rispetto ai ricavi di anni fa, questi sono diminuiti di circa un terzo. E in Italia, da noi, non esiste un merchandising che consenta di aumentare i ricavi in maniera vistosa, come accade in Inghilterra o Spagna. Anche perché i prodotti originali delle società sono poco acquistati. di conseguenza, i costi più palesi sono quelli legati agli stipendi dei campioni. E proprio i grandi campioni sono quelli ceduti perché non hanno costi sostenibili".

IL TAGLIO DELL'UEFA E I MAIN SPONSOR - Ma la situazione dell'Inter, spiega Paolillo, è quella di tutte le big italiane: "Tutte le italiane non sono in linea con il Fair Play Finanziario, meno Napoli, Udinese e Lazio. L'Inter sarebbe fuori, come anche Milan e Juventus. Dai main sponsor non si superano i 16 milioni per un top club".

SPESE FOLLI E STIPENDI ALTI - Paolillo discute quindi del mondo Inter in ottica generica: "Le spese folli non si possono più fare, il Fair Play Finanziario controlla tutto. E ora gli stipendi sono diventati francamente esagerati. Ormai dieci milioni, come venivano dati a Mourinho, non sono più sostenibili". Con l'Inter Paolillo è stato l'amministratore più vincente del calcio italiano: "Anche questione di fortuna (sorride, ndr). Anni davvero fantastici all'Inter".

PRESIDENTE DELLA LEGA: SOLO SE... - L'ipotesi presidenza della Lega stuzzica Paolillo, "ma solo a determinate condizioni. La Lega dev'essere un'industria che crei ricavi per le società di calcio, con prodotti web venduti al meglio. Tutto, sul modello Premier League. E poi la situazione del merchandising va migliorata. Su tutto, poi, il taglio dei costi".

IL PERCHÉ DELL'ADDIO - Ma perché Paolillo ha lasciato l'Inter? "I rapporti tra me e Moratti sono fantastici. Sette anni di calcio, fatti come da me da a.d. e direttore generale con settore giovanile seguito in prima persona, e lo farò ancora fino al 31 ottobre come promesso - le parole del direttore -, sono sette anni che logorano. Voglio uscire dalla logica dei club, perché sono interessato a tematice come quelle dell'Eca, dell'Uefa e eventualmente della Lega. Questioni di interessi personali, diciamo".

STRAMACCIONI E UN RETROSCENA - Una battuta su Stramaccioni: "Ho assolutamente benedetto questa scelta di Moratti. E mi dispiaceva che andasse via dalla Primavera subito dopo una grande vittoria. Il presidente dopo la partita di Londra mi ha detto: 'Guarda, che ora te lo porto via...'. E ha assolutamente fatto bene. Anche perché Stramaccioni aveva fatto talmente bene che Bernazzani poi ha vinto lo scudetto. Stramaccioni è di una bravura incredibile, è un grande lavoratore e sa preparare benissimo ogni partita. Come lui ce ne sono veramente pochi".

LA RIVOLUZIONE DI CASA INTER - Paolillo si sofferma poi sulla rivoluzione voluta nell'ultima estate: "Ci sono dei cicli, è una cosa normale. Mi auguro che si arrivi a un cambiamento in più, vuol dire riuscire a vedere molti più ragazzi della Primavera in prima squadra. Se Longo è all'Espanyol, Livaja è in campo a San Siro. E non vedo l'ora di vedere Duncan. Molti giovani dell'Inter, che ne ha 48 in giro tra Serie A e B, possono essere sfruttati meglio in nerazzurro. Serve più pazienza anche dal pubblico".

IL RITORNO DI MOURINHO - Un sogno per Moratti, come il ritorno di Mourinho: "No, credo che nel calcio ci sono dei cicli che si chiudono e non devono riaprirsi. Il calcio è continuo cambio e trasformazione, dai giocatori agli allenatori. I cambiamenti danno nuova linfa".

IL CASO DESTRO - Paolillo discute poi del caso Destro: "L'anno in cui è stata fatta l'operazione Destro, fosse stato messo in prima squadra, aveva davanti Eto'o, Milito, Pandev. Dubito avrebbe trovato spazio. Il controllo del cartellino è un problema del calcio italiano in generale, si crede poco nei giovani e si usano come merce di scambio. Lo stipendio di Livaja fa capire da solo come i giovani siano il futuro".

LE BANCHE DEL CALCIO E LA SFIDA INTER-JUVE - Perché le banche non entrano nel calcio? "I costi del nostro calcio per le banche non sono finanziabili - assicura Paolillo -, lo so bene perché arrivo da quella scuola". Sulle stoccate tra Juventus e Inter, Paolillo rivela: "Ovviamente, qualcosa ci si porta sempre dietro. Io sono sempre stato convinto che si debba guardare al futuro. La storia ormai è storia, il peso si fa sempre sentire come naturale che sia, ma guardiamo avanti. Comunque questa Juventus mi piace tanto, sono contento che Agnelli abbia preso il mio posto in Eca".

BALOTELLI E LA PRIMAVERA DEI SOGNI - Chiusura dedicata a Balotelli: "Ricordo che quella Primavera aveva Bonucci, Donati, Santon, Krhin, Bolzoni. Ma soprattutto, in attacco c'erano Biabiany, Destro e Balotelli. Mi piange l'anima quando li vedo dispersi altrove. Tutti gli episodi avevano portato Balotelli a staccarsi dai tifosi, quelle cose pesano. Ma resto affezionato a Mario come pochi, quando succedono queste cose ti chiedi se tutto fosse stato gestito diversamente, come sarebbero andate le cose stesse. E ci tengo a sottolineare che ora a La Spezia c'è un altro pupillo, il giovane a cui tengo di più: Lorenzo Crisetig".

Riccardo Gatto - Fabrizio Romano


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