L'ex presidente nerazzurro Massimo Moratti ha parlato in occasione dell'incontro che lo ha visto protagonista all'Irccs Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano. Queste le sue parole circa l'ultima sfida di campionato dell'Inter contro la Juventus: "Per tanti interisti è stato un ritorno al passato, di colpo ti sei risentito coinvolto in pieno nella storia di una volta. Nel fatto di essere vittima di situazioni strane. Partite come quella di sabato to fanno essere ancora più interista. È stato eroico mantenere la partita in quel modo fino all’85’ e quindi forse si poteva riuscire a farlo per altri 5'".
Sul VAR: "Credo sia molto importante, perché toglie ogni dubbio. Giustissima la sua introduzione, si è visto nelle sfide di Champions che una gara senza VAR ti toglie qualcosa. Con tutto questo dietro il VAR c'è una persona e quindi anche quella può non vedere nella stessa maniera di qualcun altro".
Cos'ha pensato quando ha visto Pjanic continuare la partita?
"Io l'ho vissuta, molto sinceramente, con molta ansia. Il fallo di Pjanic faceva parte di quella guerra che c'era in campo, mi sembrava che ogni momento fosse quello buono perché accadesse qualcosa di nuovo. Poi c'è stato un altro fallo su Cancelo. Ci sono molte cose che non quadrano".
Su Dalbert, Cancelo e Rafinha: "Molte volte vedere un giocatore in un altro ambiente ti fa pensare che abbia un grande futuro. Non c'era solo l'Inter su Dalbert. Credo sia stato una scelta che forse ha un futuro, al momento non è stato così ben valutato dall'attuale allenatore La dirigenza ha portato a casa Rafinha e Cancelo, poco importa siano in prestito. Qualche cosa mi sembra sia stato fatto, sono giocatori molto buoni. Ci siamo anche impegnati per l'acquisto. È che il girone d'andata è andato così bene che si pensava potesse proseguire così invece per il terzo anno capita il contrario, chissà perché. Io avrei preso un attaccante in più, ma non si può far tutto nella vita".
Moratti svela anche un retroscena sulla sua presidenza:
"Le cessioni a volte le fai perché devi farle. L’acquisto che avrei voluto è Cantona, come sanno tutti, e avremmo vinto subito. Un mio errore all’inizio è stato badare poco alla difesa, ho preso molte promesse ma serviva gente esperta. Quando abbiamo preso Samuel siamo andati a posto".
La più grande gioia in nerazzurro:
"Prendendo anche mio padre, dico la Coppa Campioni a Vienna oltre che quella vinta a Madrid".
La delusione più profonda:
"Sicuramente quella sfida contro la Lazio il 5 maggio 2002".
Schierare la Primavera per protesta?
"Non ci ho mai pensato perché non è mai capitata l’occasione. Quando accadde a mio padre successe che non ci diedero partita vinta a tavolino nonostante l’invasione di campo in Juventus-Inter dopo che a loro a Bergamo avevano dato vittoria per lo stesso motivo".
Iuliano-Ronaldo ma non solo:
"Non prenderei quello che è successo nel '98 come termine di paragone rispetto a sabato scorso. Posso dire che ho visto di nuovo le immagino di allora e non capisco come Ceccarini abbia potuto dire che era fallo di Ronaldo".
Esonero Simoni: "Dei motivi c’erano. La differenza tra presidente e tifoso è che a volte bisogna prendere delle decisioni. Ho sbagliato ovviamente per come è andata poi la stagione e perché Simoni era onesto e bravo. Avevo la convinzione che con un altro tecnico Ronaldo avrebbe fatto il doppio dei gol. E poi c’era un clima per cui non si sarebbe potuto toccare l’allenatore e a me non piaceva. Incombeva Lippi? No, assolutamente. In realtà allora mi piaceva Capello".
Capitolo Mourinho: "Rapporto molto buono, sempre. Di tutti i tecnici è quello che ha chiesto meno, mai chiamato per chiedere un giocatore, cosa che era prassi per altri. Un gran senso del dovere e del suo ruolo. Se chiese Quaresma? Fu quello che lo ha messo in condizione di non chiedere. La fuga al Real? Fece una cosa sbagliatissima. Prendere la macchina del Real e andare fu una stupidaggine, però con una cosa come il Triplete non posso che perdonarlo. E poi il giorno dopo era a casa mia. Ibrahimovic per Eto'o fu una operazione fatta molto bene. Eto'o si è messo in condizione di non fare la stella e farci vincere. Inizialmente ci proposero lo scambio e io non ero d’accordo, anche se i miei figli erano convinti. Poi una sera mi ha chiamato offrendomi 50 milioni più Eto'o: ci vedemmo a cena e accettai".
Su Lippi: "Eravamo usciti al preliminare di Champions, avevamo perso a Reggio Calabria, mancava la presa. Non credo di aver fatto una cosa ingiusta esonerandolo".
Sulla nascita di Inter Campus: "È un’idea nata dal fatto che con le cifre che girano nel calcio ti rendi anche conto della miseria che c’è nel mondo e quindi pensi attraverso qualcosa do grande come l’Inter di poter aiutare. In Brasile ci chiesero di aiutare i bambini delle favelas inizialmente, poi scoppiò la guerra del Kosovo, ci sono state altre situazioni come Cuba o il subcomandante Marcos. Man mano costruimmo un’organizzazione che tocca tanti Paesi con delle situazioni particolari. Per espanderti devi però essere sicuro di avere a che fare con persone molto serie sul posto, ma è una cosa di cui vado fierissimo".
Sull'idea di arrivare a Mancini, all'epoca fantasista della Sampdoria: "Tentammo come Cantona, ma per la Samp era ritenuto un pezzo della famiglia da giocatore. Oggi a me piace molto Gabriel Jesus".
Autore: Andrea Pontone / Twitter: @_AndreaPontone
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