Intervistato da Sportweek, inserto della Gazzetta dello Sport, Jonathan Biabiany ha affrontato temi calcistici e, soprattutto, quelli legati al periodo di stop dovuto all'aritmia cardiaca riscontratagli l'anno passato. "L'Inter è la mia squadra del cuore, lo è sempre stata anche quando sono stato in giro a fare esperienza. Infatti per due volte sono tornato qua, a casa. E ho avuto la fortuna di farlo anche dopo quello che ho passato l'anno scorso. Ringrazio Mancini, con il quale iniziai ad allenarmi con la Prima squadra, mi fece fare anche qualche partita in Coppa Italia. Mi sono molto emozionato ritrovandolo".

Cosa è cambiato da allora all'Inter?
"Tutto e niente. C'è un altro presidente e molte persone sono andate via, ma ne ho riviste tante che avevo conosciuto da piccolo. Sembra che nessuno stia invencchiando, sono tutti uguali! O forse sono io che li vedo ancora con gli occhi del bambino che è arrivato qua. E' sempre una magia".

Ha ritrovato qualcuno che le è rimasto nel cuore?
"Piero Ausilio, con cui avevo firmato il primo contratto in Francia, e un sacco di gente a Interello come Giuseppe Braga e Alberto Celario".

Ma se l'Inter è la sua famiglia allora perché era sul punto di andare al Milan?
"Perché sono ambizioso: ero a Parma da quattro anni e cercavo una squadra di livello superiore, era un'ottima occasione. Poi mi hanno riscontrato l'aritmia cardiaca ed è stato un grande spavento. Avevo fatto il ritiro col Parma, stavo bene, non avevo sintomi. Ero terrorizzato per la mia salute: ho moglie e figli e vivo per loro, non per il calcio".

Qual è stato il momento peggiore?
"Il primo mese: continuavo a fare visite, esami, a cambiare specialisti, ma non avevo mai un quadro clinico chiaro. Poi il professor Bagish mi ha confermato la diagnosi del professor Carù e mi ha tranquillizzato".

Ha temuto che la sua carriera fosse finita?
"Certo, anche se all'esterno mi mostravo positivo. Di sicuro lo pensava un sacco di gente intorno a me. Ho anche avuto paura di morire, soprattutto all'inizio. Ma non l'ho mai ammesso, finora".

Davvero non ha paura che l'aritmia possa rifarsi viva?
"Se lo pensassi non riuscirei a giocare. Però sto molto attento ai segnali che lancia il mio corpo, mi hanno spiegato quali sono i sintomi che mi devono allarmare, quindi sono sempre in 'ascolto'. Mi copro di più, mangio meglio, mi copro bene per non ammalarmi perché mi hanno spiegato che l'aritmia può essere stata scatenata da una febbre trascurata".

In che cosa l'ha cambiata la malattia?
"Non do più nulla per scontato. Adesso vivo intensamente ogni momento della mia giornata e mi godo di più la famiglia e gli amici".

Sezione: Copertina / Data: Sab 12 dicembre 2015 alle 10:45 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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