Arrivai all'appuntamento qualche minuto in anticipo. Lui era già lì, seduto sulla terza panchina sulla destra del viale, che m'aspettava e fremeva sapendo d'avere (quasi) tra le mani il suo secondo scoop della vita in una settimana. Mi fece un cenno per farsi notare e non appena m'avvicinai m'incalzo senza salutarmi: "Hai portato l'altro nastro? Ha parlato di Suning? E dell'ambiente Inter oramai alla follia che dice?".
Gli spiegai che, rispetto alla prima registrazione, Spalletti s'era lasciato andare a poco altro. "Suning? Sì, qualcosa, mi pare...".

Mi chiese di riascoltarlo insieme, così d'esser sicuro di avere chiaro ogni passaggio. A me e ai miei amici tifosi della Roma, davanti al ristorante di Milano, Spalletti confidava alcuni trucchi e dei consigli che aveva letto su una nota rivista d'arredamento per la casa. Ora ci spiegava come aveva fatto a risparmiare sugli spazi ed era riuscito a rendere il soggiorno più elegante, dando allo stesso tempo un tocco morbido e vivace. La cucina, secondo lui né antiquata né troppo moderna, era il suo fiore all'occhiello: "La prossima volta che vi si rivede a passare da Milano, ci si mangia da me!", ed io e i miei amici ringraziavamo il mister, accogliendo il suo invito tra l'allegria e i sorrisi facilitati anche dal vino.

Nerozzi attendeva ansioso che le rivelazioni di Spalletti entrassero nel clou. Ora il tecnico ci parlava di una vecchia stanza vuota, che aveva deciso finalmente di adibire a camera per i suoi futuri ospiti, e delle du' piante ("Queste qui in Giappone vi si vanno a ruba!") che aveva sistemato agli angoli della sala. E da lì un'altra dissertazione sul regno vegetale e su quanto sia importante rispettare ogni forma di vita, cominciando a limitare il consumo di carta. Io e i miei compagni ci capivamo davvero poco, ma ogni risposta pure timida che davamo veniva apprezzata con interesse e sincerità dall'ex mister giallorosso. Il discorso poi si spostava sulla crisi di pensiero dei sistemi occidentali, sulla barbarie del capitalismo e sul processo d'omologazione dell'uomo contemporaneo, che a detta di Spalletti traeva la propria origine dalla globalizzazione spietata e senza frontiere, dalla Coca-Cola e dall'élite apolide dei signori della finanza.

Erano trascorsi un'ora e 26 minuti della registrazione e ancora non s'era udito nemmeno un accenno al tracollo dell'Inter, al distacco con gli Zhang o alle lacune della rosa, di cui sapeva anche la madre. Nerozzi, che s'era immaginato ben altre rivelazioni, ora dava segno d'essere evidentemente spazientito.
"È vero che poiché ho allenato in Russia dovrebbe garbarmi di più Marx, ma Nietzsche con la volontà di potenza e il su' superuomo...". Stop. Il nastro e le parole di Spalletti si interrompevano lì. Nerozzi mi guardava infuriato, mentre io tentavo in tutti i modi di far ripartire la registrazione.
"Volevi fregarmi... Mi hai fatto solo perder tempo...".
Mortificato provai a difendermi: "Giuro che c'era registrato anche dell'altro...".

Mentre Nerozzi s'allontanava ebbi l'impulso di chiedergli perché ce l'avesse proprio con l'Inter e con Spalletti.
"E chi sennò?", rispose con foga. "Gattuso è simpatico, e degli intrallazzi del Milan mi pare che ne abbiamo già parlato abbastanza. A sistemare Sarri ora ci pensa TuttoSport, la Roma e la Lazio si fanno male da sole...".
"E la Juve? Nerozzi, e la Juve?". Il mio grido risuonò tra le panchine, gli alberi, i passanti, le case, fino a disperdersi nel vuoto.
Troppo tardi, Nerozzi s'era già dileguato, fiutando un nuovo scoop.

Sezione: Il Calcio parallelo / Data: Mar 13 Febbraio 2018 alle 00:15 / articolo letto 14703 volte
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DaniAlfieri