"Pronto, Piero? Sono Tim Burton". In arrivo nei cinema la storia del fantasma di Gabigol

 di Daniele Alfieri Twitter:   articolo letto 4303 volte
"Pronto, Piero? Sono Tim Burton". In arrivo nei cinema la storia del fantasma di Gabigol

Il telefono squillò un paio di volte prima che Piero si decidesse a rispondere.
"Fa' che sia Mou che offre gratis Darmian", disse mentre leggeva sul display il numero con il prefisso estero. Dall'altra parte sentì una voce timbrata da un forte accento americano. 
"Is it the office of Piero Ausilio? I am Tim Burton, the film-maker. I would like to make a movie on Gabriel Barbosa".
Il ds stentava a crederci. Dall'altro lato del filo c'era il regista di 'Edward Mani di Forbice' e 'Sleepy Hollow', che chiedeva i diritti per girare un film su Gabigol.
"But why do you want to make a movie on Gabriel? He's a footballer and he never plays", domandò seccamente il ds. 
L'attaccante arrivato in Italia a 20 anni dal Brasile era ancora troppo giovane per scrivere un'autobiografia, ma poteva già essere il soggetto di una pellicola a distribuzione mondiale. La pensava così Tim Burton, che scoppiò a ridere per il ruolo di "giocatore" affibbiato a Gabigol. 
"Footballer and he never plays, I see... But the most important thing is that he's still alive!", replicò con l'ironia che lasciava trasparire anche nei suoi film. 
Un giocatore che però non giocava. Al regista poteva sembrare un paradosso, non a Piero che aveva vissuto situazioni molto simili nella sua lunga e onorata carriera da ds.
"Piero", proseguì Burton cercando di rendere più morbido il tono della conversazione, "I know that you spent for him a lot of money and you consider him a player of your team. But people around the world don't want to see the footballer. They want to see the ghost".
Fu lì che il ds si illuminò. Un film sul fantasma di Gabigol, era questo che la gente avrebbe voluto vedere, non il giovane attaccante brasiliano lanciato nella mischia di una squadra al collasso e nel mirino delle critiche di chi non vedeva l'ora di bocciare un talento giudicato ancora troppo acerbo per San Siro.
L'appuntamento e la chiusura della trattativa con Burton furono rimandati, prima c'era da informare Zhang sull'opportunità grandiosa di vedere il marchio Inter nei cinema di tutto il mondo.
"E con i soldi ricavati dai diritti e dagli incassi del film si potrebbero finanziare le prossime tre campagne acquisti", spiegò Piero a Javier informandolo per telefono.
"E il Las Palmas, il Pescara, il suo agente, i tifosi, la stampa? Come diciamo a tutta questa gente che dopo aver speso 30 milioni lo vendiamo per fargli fare un film horror dal titolo 'Il fantasma di Gabigol'?". Il dubbio di Javier era piuttosto lecito, ma Piero aveva già la risposta pronta.
"Come abbiamo sempre fatto: diremo che abbiamo valutato ogni cosa con l'unico obiettivo di riportare l'Inter nei posti che merita. Possiamo anche ripeterlo anno dopo anno. Ma un film, Javier, sai bene che capita una volta sola nella vita".