Dalbert-Emre Mor, l'intervista doppia: "Per l'Inter ho detto no a mio zio. Convinti dalla chiamata di Mancini"

 di Daniele Alfieri Twitter:   articolo letto 46378 volte
Dalbert-Emre Mor, l'intervista doppia: "Per l'Inter ho detto no a mio zio. Convinti dalla chiamata di Mancini"

Entrambi sono pronti a vestire la maglia dell'Inter. Uno è brasiliano, è salito alla ribalta in Portogallo e ha trovato la propria consacrazione a Nizza. L'altro è di origine turca ma è nato e si è fatto le ossa in Danimarca, prima del passaggio al Borussia Dortmund e del salto nella Nazionale maggiore di Fatih Terim. Parliamo di Dalbert Henrique Chagas Estevão, per tutti Dalbert, ed Emre Mor, colpi in via di definizione del mercato targato Ausilio-Sabatini. Con i due talenti abbiamo parlato dell'imminente sbarco nel pianeta nerazzurro, in una succosa intervista doppia che (per motivi climatici) abbiamo svolto in una cella frigorifera all'interno di una baita alle pendici del Monte Bianco. Oppure è frutto della fantasia dell'autore. A voi la scelta.

Nome.
DALBERT: "Dalbert Henrique Chagas Estevão. Ma spesso va a finire che nessuno ha tempo, così mi chiamano Dalbert. La D non è muta. E non ditelo alla francese: mi hanno detto che un telecronista italiano tiene molto alla pronuncia".
MOR: "Emre Mor. Nome in onore di Emre Belozoglu".

Abbiamo letto delle storie suggestive anche dietro alla loro scelta…
D: "Il mio nome Dalbert era l’unico che metteva d’accordo sia mio padre che mia madre. In brasiliano vuol dire 'Colui che ha buona sorte'. Nell’antica lingua azteca significa invece 'Copriti bene sennò prendi freddo'".
M: "Il cognome Mor si può tradurre come il vostro 'Li mortacci', per questo mio padre, che è tifoso dell’Inter, ha deciso di chiamarmi come l’ex nerazzurro Emre".

Qualche vostro connazionale vi ha già parlato dell’Inter?
D: "Un mio amico mi ha dato il numero di Vampeta ma mi ha risposto una voce femminile. Diceva di essere Vampeta... Ho contattato anche Ronaldo e Adriano, ma col volume della musica non sono riuscito a capire nulla".
M: "Io ho sentito Hakan Sukur, mi ha parlato molto bene dell’ambiente e del club. Mezz’ora dopo ho ricevuto in casa la visita dei servizi segreti turchi. Finito l’interrogatorio mi hanno rilasciato perché io col colpo di stato non c’entro".

Sappiamo che Dalbert è già stato accostato a un grande terzino della storia recente del club, mentre Emre Mor per Terim è il Messi turco. Vi piacciono i paragoni?
D: "Io sono Dalbert e non ho ancora dimostrato nulla. E poi non sono così sfrontato da potermi avvicinare a Jonathan".
M: "A Messi ho sempre preferito Maradona. Ricordatevi però che anche Emre Belozoglu veniva chiamato il Maradona del Bosforo. Quindi se io sono Maradona sono anche Emre... Scrivete che sono l’Emre dell’Emre".

Cosa vi ha spinto ad accettare l’Inter?
D: "Ovviamente la storia e le ambizioni del club. E poi la chiamata di un grande tecnico come Mancini".
M: "Indossare la maglia di un club come l’Inter è un onore, ma a convincermi è stato il progetto spiegatomi dal ds Ausilio, che al telefono faceva benissimo la voce di Mancini".

Avete già conosciuto Spalletti?
D: "Ancora no, ma ho sentito cose molto positive su di lui. Mancini al telefono me ne ha parlato benissimo".
M: "Abbiamo avuto un colloquio di due ore, mi ha spiegato la sua filosofia di calcio e cosa pretende dai suoi giocatori sia in allenamento che in partita. Non ci ho capito nulla".

I media hanno parlato anche di altre proposte…
D: "È vero. Mio zio ad esempio voleva che tornassi in Brasile a scaricare la frutta al mercato. Ma come Neymar ho fatto una scelta di cuore".
M: "La Fiorentina? Si sono fatti avanti ma non c’è stato nulla di concreto. Un dirigente dei viola ha provato a vendermi una batteria di pentole".

Siete la risposta ai colpi del Milan. Vi spaventa il nuovo corso rossonero?
D: "Sappiamo tutti che gli scudetti non si assegnano ad agosto sotto l’ombrellone, ma a settembre con le pagelle del mercato di Laudisa".
M: "Io invece dico che il Milan senza Berlusconi e la sua passione perde molto. Questa l’ho letta da qualche parte ma non ricordo dove".