Ho sempre pensato che nel calcio non contino solo i mezzi tecnici. Personalità, intelligenza dentro e fuori dal campo, o carattere sono determinanti. Altrimenti basterebbe ingaggiare quei calciatori, almeno sulla carta, più bravi degli altri per vincere le partite. Ma proprio perché la logica del mondo del pallone è molto più complicata di quanto sembri, tale equazione non bastare. Non ci sarebbero le sorprese in positivo, penso ai vari Samuel e Materazzi, che di certo non avevano piedi così raffinati, o ai flop nerazzurri dei tempi che furono come Bergkamp, idolo di Olanda e Arsenal, e a quelli più recenti, vedi Joao Mario, miglior giocatore dell’Europeo di Francia, dal rendimento insufficiente in quel di Milano.

Ecco perché auspico per i tifosi della Benamata di vedere ancora in campo Rafinha con la casacca del Biscione. E altri 10 come lui.Anzi, qualcuno in più perché non bastano i titolari per fare la differenza, servono anche ricambi di alto profilo. Sulle capacità del brasiliano nulla da dire. Si vede che proviene dalla scuola del Barcellona e questo fa la differenza. Ma quello che mi ha colpito ancor di più è il suo attaccamento alla maglia. In pochissimi mesi Raf si è innamorato dell’Inter. E i suoi tifosi di lui. Un colpo di fulmine vero. Sincero. Spontaneo. Come quando dopo qualche appuntamento con quella ragazza che sapevi ti sarebbe potuta piacere, poi pensi addirittura che potrebbe essere quella giusta, della vita. I giocatori passano e l’Inter resta. Ma senza gente disposta a tutto per onorare la maglia è difficile arrivare lontano. L’empatia, unita alla voglia di superare i propri limiti, può essere quel quid in più determinante alla fine di ogni stagione.

Siamo in periodo di Mondiali. E a tal proposito ragiono sugli Azzurri di Bearzot, punti nell’orgoglio prima della spedizione in Spagna. Se non avessero voluto provare a superare i propri limiti per se stessi e per i propri connazionali, non so se avrebbero alzato al Cielo di Madrid la Coppa del Mondo. Stesso discorso per la Nazionale di Lippi. E purtroppo forse, di recente, anche per la Svezia, che ora ci ha privato di Russia 2018. Gli scandinavi hanno tramutato in realtà l’impresa di cui erano convinti prima del doppio confronto, con i nostri giocatori che invece non hanno saputo affrontare i problemi e le avversità di quel periodo.

Attenzione: solo una persona scellerata potrebbe pensare che prendere il Nainggolan di turno sia sbagliato. Il Ninja sarebbe un grande colpo. Tutta la vita. Ben vengano altri come lui. Ma non deve escludere il nuovo approdo di Rafinha. Temo che l’eventuale non conferma del brasiliano sarebbe un errore madornale. Per quanto dimostrato dal ragazzo di San Paolo in campo e trasmesso ai tifosi e agli appassionati di pallone. Se prendiamo i risultati, l’undici dell’Inter può competere con chiunque nella partita secca. Nell’ultimo campionato i nerazzurri, in tutte e 14 le partite disputate con le prime 8 della graduatoria, hanno perso meno di tutti. Solo una volta. In casa (e come) contro la Juve. Poi solo vittorie o pareggi. Questo significa che la base è solida. Ma per arrivare ancora più in alto in graduatoria e lontano in Champions servono ricambi all’altezza. Il massimo sarebbe due titolari per ogni ruolo.

Magari non sarà possibile per il fair play finanziario. Ma allora per favore puntiamo con forza anche su giocatori come Rafinha. Tecnicamente ineccepibili, che fanno la differenza in campo, e che ci tengono davvero a scrivere nuove e gloriose pagine della storia del Biscione. Altrimenti annate come quella del Triplete, o molto più banalmente come la notte di Roma, quando pochi mesi prima tutti sostenevano che l’Inter sarebbe dovuta arrivare a + 4 sulla Lazio altrimenti addio Champions, saranno forse solo dei piacevoli ricordi. E con lo sguardo rivolto al futuro, tra notizie certe, speranze e sentimenti vari, non credo che al tifoso nerazzurro basti (giustamente) più.

VIDEO - BERGOMI: "NAINGGOLAN MEGLIO DI RAFINHA. CANCELO? TROPPO CARO..."

Sezione: Editoriale / Data: Ven 15 Giugno 2018 alle 00:00 / articolo letto 14751 volte
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna