Si è interrotta nel peggiore dei modi, con il triplice fischio di Antonio Mateu Lahoz che ha sancito l'esclusione della Nazionale italiana dai Mondiali russi del 2018, la sosta dei campionati più agonica del nostro calcio. Un lasso di tempo relativamente infinito nell'anima lacerata di un intero popolo che può essere circoscritto arbitrariamente dal 5 al 13 novembre, quando alle 22.41 è scattata l'ora del disastro annunciato a cui nessuno ha voluto credere prima della sua rappresentazione più teatrale nel silenzio assordante di San Siro.

Un'impianto imponente, quello del Giuseppe Meazza, che sa amplificare le vittorie come enfatizzare crudelmente il dramma delle disfatte. Emozioni, queste ultime, sconosciute al tifoso nerazzurro, che nella propria casa in questa stagione non ha mai dovuto convivere con i dubbi che si porta dietro un insuccesso. Anzi, semmai ha goduto del privilegio raro di gustarsi ogni singolo momento della maturazione delle varie vittorie, arrivate in modi diversi in cinque occasioni su sei. Dall'inizio folgorante con la Fiorentina, al roller coaster di emozioni nel derby, passando per l'insolita narrazione del 3-2 con la Samp, la Scala del Calcio ha sorriso quasi sempre a Luciano Spalletti. Quasi, appunto, perché nell'ultimo turno di Serie A – lontanissimo nella memoria, ma fresco nella sensazione di incompiutezza di un pareggio che provoca rammarico – Icardi e compagni hanno sbattuto contro un Torino orgoglioso senza riuscire a prenderlo per le corna. "Non ci sarà mai tregua per quelli che hanno fatto la nostra scelta. Noi interisti siamo obbligati a cercare la vittoria sempre", aveva scritto Spalletti su Instagram meno di 24 ore dopo il successo interno con la Samp.

Eccolo qui il leitmotiv dell'annata nerazzurra 2017-2018, innalzato addirittura ad hashtag affinché raggiunga l'immensa platea della Rete. #Senzatregua è il mantra che da giugno il tecnico di Certaldo ripete allo sfinimento ai suoi giocatori, che a giudicare dalla prime battute della stagione pare abbiano recepito bene il messaggio. La continuità orizzontale (all'interno di tutti i novanta minuti) e quella verticale (di risultati) è l'obiettivo massimo a cui il gruppo si sta avvicinando facendo prevalere i pregi ai difetti congeniti. Ma il condottiero toscano sa che non basta approssimarsi all'agognata costanza nelle performance per uscire dalla bagarre delle zone alte dalla classifica con in mano il pass per la nuova Superchampions. Anche se al contempo sa che la strada imboccata è quella giusta: "All’inizio ho dovuto portarmi dietro un po' di tutto. Non potevo fare delle scelte. C’era da caricare la squadra, la società, i tifosi. Ora il più è fatto. Ora posso scegliere cosa tenere e cosa lasciare. Abbiamo messo basi importanti e difficilmente torneremo indietro. Vedo gli occhi dei miei giocatori. Hanno tutti voglia di continuare a costruire qualcosa di importante. Siamo diversi. E’ un’Inter diversa rispetto a quella che in passato è andata in difficoltà dopo una serie positiva".

E non sarà certo una sosta di due settimane a scombussolare il piano di riconquista del palcoscenico europeo più prestigioso da parte dell'Inter, che come al solito deve seguire la via indicata dal suo profeta: "Il triplice fischio ha indicato la fine della partita e l’inizio di quella successiva!", il messaggio pubblicato il 10 novembre da Spalletti a ribadire che non c'è tregua neanche durante la pausa per un lavoratore instancabile come lui. Un atteggiamento con il quale il profeta interista è riuscito a contagiare tutto l'ambiente nerazzurro. Tanto che ormai la voglia di Inter può essere misurata anche in numeri: con i 50mila attesi a San Siro nel match di domenica con l'Atalanta, saranno oltre 400mila le presenze nelle prime sette giornate. Una cornice di pubblico che ha sempre recitato la sua parte, anche aiutando la squadra a far fronte a una serie negativa di eventi come nell'ultima uscita casalinga: "Eravamo sotto l'effetto di San Siro, dell'urlo dei tifosi", ha detto Spalletti due settimane fa commentando la reazione rabbiosa e un po' disordinata dei suoi allo svantaggio momentaneo. Un grido unico che domenica tornerà a riempire lo stadio dopo l'incredula quiete azzurra di lunedì. 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 16 novembre 2017 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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