È passato un anno, giorno più giorno meno, e tutto è molto diverso. Da quel 15 ottobre 2016, quando la Roma di Spalletti si portò davanti al Napoli in classifica grazie a un magnifico successo al San Paolo, gli ingranaggi del calcio di Sarri si sono purtroppo perfezionati all’inverosimile, cosìcché gli azzurri possano permettersi di andare a fare la voce grossa in casa di quella che, con ogni probabilità, è ad oggi la miglior squadra del mondo. La gara col Manchester City, fatta salva la comprensibile bambola in cui il Napoli è piombato nella prima mezz’ora, è tuttavia da leggersi in continuità con il percorso tecnico e di risultati che gli azzurri hanno inanellato in questa prima parte di stagione. Il rischio, semmai, è di trovarsi davanti una squadra ancor più arrembante e determinata, in quanto vogliosa di riscatto e, dunque, poco incline ai narcisismi che già aveva con successo abbandonato in queste settimane. Quel Napoli che uscì sconfitto per 1-3 coi giallorossi risentiva peraltro della ferita ancora fresca del primo infortunio di Milik: in quell’occasione, toccò a Gabbiadini rilevarne il posto, con il bergamasco che rivelò tutta la propria incompatibilità col calcio di Sarri. Non erano ancora i tempi della metamorfosi di Mertens, e la creatura azzurra era vittima della sindrome di abbandono successiva all’affaire Higuain. Eppure, in qualche modo, quella gara potrebbe dire molto sulle strategie di Spalletti in vista dello scontro di sabato. Siamo certi infatti che il tecnico di Certaldo, uno dei più avveduti studiosi di tattica su piazza, sia propenso a ripescare qualcuno di quegli ingredienti magici nello scrivere la sua nuova ricetta per violare ancora il San Paolo. In quest’ottica, un confronto tra le pur differenti situazioni potrebbe rivelare qualcuno degli espedienti che l’Inter adopererà per provare a imbrigliare la miglior squadra d’Italia.

Quella Roma si presentò a Fuorigrotta con un’intelligente versatilità tattica, cosicché il 3-4-1-2 iniziale fu in realtà assai facile al trasformismo grazie soprattutto al lavoro di Florenzi. Il classe ’93, infatti, si sdoppiò tra linea di centrocampo e difesa, e l’iniziale linea a 3 dei giallorossi finiva sempre per tornare a 4 in fase di non possesso. Soprattutto, però, in quel 3-5-2 atipico che sarebbe diventato per molto una costante della Roma, i polmoni di Florenzi hanno fatto sì che Salah fosse affrancato dall’obbligo di rientare sempre e comunque, liberandone il devastante potenziale di velocità. La straordinaria prestazione che l’egiziano sfoderò al San Paolo fu certo la diretta conseguenza delle scelte di Spalletti. Il Napoli, infatti, esegue un copione scritto a meraviglia, e nulla in quella macchina perfetta è affidato all’improvvisazione: c’è estro, è vero, ma questo viene perlopiù limitato alla fase conclusiva dell’azione; in mezzo, tanto fraseggio a memoria, un privilegio che si può permettere soltanto chi sa bene dove si trovi e dove si trovino i propri compagni. L’unico modo per inceppare questo ingranaggio è appunto liberargli contro la proverbiale scheggia impazzita, quel giocatore che a furia di strappi e doti fisiche fuori dal comune riesca a fare a brandelli il foglio di una gara altrimenti già scritta. Il nerazzurro più adatto a questo scopo, per qualità e stato di forma, è certamente Ivan Perisic.

Il 44 croato mette insieme tecnica, corsa e stazza in un modo pressoché unico al mondo, e siamo certi che dalla sua prestazione dipenderanno molte delle possibilità interiste di uscire indenni o addirittura vincenti dal San Paolo. La sua vena realizzativa sempre calda, e l’incredibile feeling con cui l’ex Wolfsburg duetta con Icardi (“Non ti preoccupare, io ti troverò”, come ha scritto in settimana su Instagram il croato al suo compagno di reparto) lasciano appunto supporre che possa essere lui l’uomo deputato a fare il diavolo a quattro lì davanti. Difficile, però, che Spalletti rinunci alle sue doti aerobiche nel garantire copertura a tutto l’out di sinistra, visto anche che l’avversario di giornata è un certo signore spagnolo anch’egli abituato a correre correre correre senza chiedersi troppo il perché: c’è l’impressione che, fin dalle prime schermaglie del duello Perisic-Callejon, si capirà realmente quanto quest’Inter sia in grado di fermare un avversario così lanciato. Sull’altra fascia, invece, va registrata la probabile assenza di Insigne, ad oggi il giocatore più temuto dai terzini della Serie A. Appare difficile che Spalletti possa modificare proprio al San Paolo un assetto difensivo che finora ha garantito tutt’altra sicurezza rispetto al passato, soprattutto se si tiene conto dello stadio ancora acerbo cui si attestano alternative quali Dalbert e Cancelo. Proprio il portoghese, però, potrebbe tentare non poco Spalletti: se è vero che il suo ingresso nel derby ha denotato tutta la sua scarsa abitudine a quei movimenti difensivi che in Serie A costituiscono il minimo sindacale, occorre anche ricordare come Cancelo sia entrato in campo proprio nel momento in cui Spalletti ha deciso di passare a quella difesa a tre mascherata che gli è stata tanto cara nel suo ultimo anno di Roma. Nessuno meglio di Cancelo, infatti, può esibirsi in scorribande a tutta fascia, così da liberare l’esterno offensivo (in questo caso Candreva) che possa farsi trovare sempre avanti e pronto a ripartire contro la linea difensiva straordinariamente alta che mette in mostra il Napoli. Probabile che il portoghese possa costituire la classica carta da giocarsi a partita in corso, dopo che magari i nerazzurri tenteranno in un primo momento di resistere ai primi assalti avversari. Se, come ci auguriamo, l’Inter riuscirà a tenere duro nella prima frazione, inevitabilmente il Napoli finirà per spostare ancor di più il baricentro in avanti; a quel punto, la mossa Cancelo o persino la spensierata spavalderia di un Karamoh potrebbero perfezionare la più compiuta delle beffe. Perché, sia chiaro, a tutti piace il bel calcio, e l’Inter deve certamente tendere verso un gioco più fluido se vorrà attestarsi ad alti livelli; tuttavia, non è certo questo il momento della sterzata. Tenere duro e, poi, tentare la sorpresa nel momento di massimo sforzo avversario, magari con la solita spietatezza e con quel pizzico di fortuna che per una volta sta sorridendo all'Inter: ecco quale potrebbe essere la ricetta di Spalletti, nuova e insieme un po' simile a quella del passato. Il banco di prova è dei più temibili, e una sconfitta rientrerebbe nell'ordine normale delle cose. Ma nessuno da queste parti, l'ex Roma in primis, pare disposto a rinunciare al ritrovato vizio della vittoria.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 20 ottobre 2017 alle 00:00
Autore: Antonello Mastronardi / Twitter: @f_antomas
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