Il volto perennemente sorridente, quasi una simpatica paresi facciale che lo ha accompagnato sin dal primo istante del suo arrivo a Milano. Una voglia matta di mettere la firma il prima possibile su quel contratto che vale una grande occasione, sicuramente la prima che la vita sportiva gli ha messo davanti dopo la strabiliante seconda parte di stagione vissuta con la maglia del Sassuolo. E pazienza se tutto questo ha causato la chiusura anticipata del suo viaggio di nozze: perché di lune di miele, anche con un po’ di fantasia, se ne possono vivere quante se ne vogliono, ma certi treni passano probabilmente una volta nella propria vita e allora prima li acciuffi e meglio è, perché vivere di rimpianti non è sempre una bella cosa.

Giovedì è stata la volta di Matteo Politano, classe 1993, essere presentato come nuovo giocatore dell’Inter, col suo sorriso stampato costantemente in volto e gli occhi rigonfi di emozione e soddisfazione. È lui l’ultimo tassello di un mese di giugno particolarmente pirotecnico in casa nerazzurra, dove non sono arrivate solo le tanto temute plusvalenze, nodo sciolto in maniera pressoché esemplare, ma sono arrivati anche i primi colpi in entrata. Molti di questi sono stati definiti con ampio anticipo, d’accordo, ma i frutti del lavoro fatto in questi mesi possono essere definitivamente goduti da adesso, in attesa di vederli in campo da lunedì, giorno della ripresa degli allenamenti in vista della prossima stagione.

Il volto sorridente di Politano può essere quello della nuova Inter? Sostanzialmente, si può dire di sì. Non ci sono motivi per non sorridere, in casa nerazzurra: la qualificazione in Champions League, la zuccata vincente di Matias Vecino contro la Lazio, hanno dato a tutto l’ambiente una nuova linfa. Si respira aria nuova, c’è voglia di pensare positivo, di credere che le nubi minacciose e stantie degli ultimi anni siano state definitivamente mandate via e che ora una nuova era, diversa per aspettative e ambizioni, possa aprirsi davvero. Lo testimonia la campagna acquisti, gli arrivi di rilievo conclusi anche quando della partecipazione alla massima competizione continentale non vi era certezza alcuna, che permettono al tecnico nerazzurro di avere sin dall’inizio un organico per gran parte definito in vista del via del prossimo campionato e alla dirigenza di aspettare con un po’ di tranquillità in più rispetto agli anni scorsi lo scorrere degli eventi prima di completare il mosaico. Il tutto condito dalla sempre crescente della proprietà testimoniata anche da Marco Tronchetti Provera in quel di Andria.

Tutti gli elogi, la positività, i pensieri di un orizzonte radioso rischiano però di essere pesantemente oscurati da quella che col passare delle ore sembra avere perso i contorni della suggestione per diventare una possibilità concreta, anzi una trattativa ben delineata e prossima a concludersi positivamente. La notizia è nota, ma solo a pensarla fa tremare i polsi comunque: la Juve sta per mettere le mani su Cristiano Ronaldo. Sì, quel Cristiano Ronaldo di cui ormai tutti sanno vita e miracoli sportivi, ormai in rotta di collisione col Real Madrid è pronto a tentare una nuova avventura, e a garantirsi presumibilmente l’ultimo contratto faraonico della sua carriera, nel nostro Paese, con la maglia di quella squadra i cui sogni di gloria europea ha spezzato spesso e volentieri negli ultimi anni.

Non ci si può esimere dal parlare dell’arrivo, eventuale tendente al reale, di CR7 in Italia, semplicemente perché tutti giocoforza ne parlano. E anche a costo di sfociare nel luogo comune, non ci si può esimere dal parlare di un colpo storico, uno di quelli che qualora si realizzasse certamente manderanno in tilt lo scalo torinese di Caselle, per il delirio dei tifosi che da ore ormai palpitano in attesa di quel fatidico segnale di Jorge Mendes. Un arrivo di quelli che in Italia accadono una volta ogni decennio, della portata pari e a tratti superiore a quella di un Diego Armando Maradona, di un Ronaldo da Lima o anche di un Ronaldinho. E fa piacere pensare che il campionissimo di Funchal possa scegliere la Serie A come nuovo approdo della sua entusiasmante avventura, evitando di rifugiarsi nelle gabbie dorate di Cina o Paesi arabi.

Anche se bisogna intendersi: è un colpo che farebbe bene alla Juve anche e soprattutto per le proprie ambizioni di Champions League, e farebbe bene anche al Real Madrid che chiuderebbe come giusto che sia una parentesi lunga e tempestata di trionfi e partirebbe con un nuovo ciclo, magari con un’altra stella lì davanti come potrebbe essere Kylian Mbappé o Harry Kane, giovani campioni che promettono dividendi, sportivi e non solo, importanti per tantissimi anni. Ma attenzione a non debordare con l’entusiasmo e a lasciarsi ipnotizzare dai luccichii parlando di colpo Ronaldo come di scossa per il sistema calcio italiano, perché l’arrivo di un campione assoluto è assolutamente un maquillage di valore ma non può bastare il suo avvento a cancellare magicamente le rughe che da anni solcano il volto del nostro pallone, tra diatribe interne, stracci che volano per i diritti tv, società costantemente al collasso e progetti annunciati in pompa magna e poi lasciati pericolosamente a bagnomaria.

Ma soprattutto, c’è chi in tutto questo entusiasmo travolgente avanza inevitabilmente una domanda più o meno maliziosa: di fronte all’eventuale arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juve, cosa dovrebbe fare l’Inter? Pronostico troppo facile dire che un acquisto come questo rappresenterebbe una botta non indifferente per il morale dei nerazzurri, ai quali magari qualcuno è pronto a rinfacciare la vacuità delle operazioni svolte e da svolgere di fronte all’evidente impossibilità di poter puntare alla conquista dello Scudetto. Ma poi, bisogna riflettere attentamente e farsi quest’altra domanda: cosa dovrebbe cambiare nell’Inter? Chiaro, per i tifosi sicuramente l’arrivo di un fenomeno del genere nelle file dell’eterna rivale è un gancio in pieno volto di quelli che ti mandano lungo e non ti rialzi se non dopo un po’; ma l’ombra portoghese non può e non deve rappresentare un alibi per distogliere l’attenzione da quelli che sono gli obiettivi dell’Inter.

Anche qui, bisogna fare a capirsi: in questo preciso momento storico, la Juventus non può essere considerata un competitor raggiungibile per l’Inter, in quanto troppo è ancora il gap che separa i bianconeri dai nerazzurri. L’obiettivo acclarato è quello di arrivare a fare questo ulteriore step, ma si deve fare attraverso una crescita costante che per quest'anno prevede, come spiegato anche dall’ad Alessandro Antonello, un consolidamento nei quartieri alti della classifica, oltre a una partecipazione degna di tal nome in Champions.

E aver rinforzato l’organico con certi giocatori porta un indubbio vantaggio nei confronti di quelle che ad oggi restano le tue competitor dirette, quelle che rimangono un gradino sotto la Juve che, per effetto di quella doppia forbice creata dal Fair Play Finanziario della quale abbiamo disquisito tempo addietro, è nelle condizioni di potersi permettere l’arrivo di una stella come CR7 nel tentativo nemmeno troppo nascosto di avvicinare le altre pretendenti al trono d’Europa cercando di arrivare al bottino pieno quanto prima, piuttosto che di rinforzare un’egemonia in ambito nazionale che appariva inscalfibile anche senza di lui.

Pensare a se stessi e tenere la barra dritta, come ha detto anche Javier Zanetti. E non farsi spaventare dalla prospettiva già delineata di un campionato aperto solo per le piazze d’onore, scenario delineato, in maniera un po’ barbara e fuori misura, anche allo stesso Politano nel corso della conferenza stampa. Come nemmeno star lì a dar troppo peso a chi puntualmente sottolineerà che “è stato bello anche sognare” per la Juve nel caso, che ormai appare remoto anche se non si sa fino a che punto, di trattativa che va a monte. Il percorso è ormai delineato e non c’è nemmeno tanto bisogno di situazioni del genere per spronare tutto un ambiente a lavorare nel perseguimento degli obiettivi prefissati. Sarà alla fine il campo a premiare o frustrare le ambizioni scritte sulla carta, come ovvio.

Ormai, nel mondo Inter, vanno per la maggiore i riferimenti alla Divina Commedia, il capolavoro per antonomasia della letteratura italiana. E se l’Inter è finalmente uscita a riveder le stelle, come da azzeccatissimo claim della campagna abbonamenti impresso anche su una sciarpa in raso esposta dallo stesso Politano, non invitiamo nessuno, parlando di Ronaldo, a “non ragionar di loro, ma guarda e passa”, perché comunque non stiamo parlando di ignavi ma di gente che ha fatto un ottimo lavoro. Piuttosto preferiamo pensare a un Luciano Spalletti che di fronte alle Colonne d’Ercole invita i suoi compagni ad andare oltre il mondo conosciuto come Ulisse, perché “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”, seguendo quella strada che i tifosi indicheranno, come si è detto certo che accadrà il tecnico di Certaldo.

Avere insomma il coraggio di andare oltre i propri limiti e curandosi poco di un destino forse già avverso: perché gli inferi l’Inter li ha già visti, ora è tempo di tornare in alto e non può esserci CR7 che tenga.    

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Sezione: Editoriale / Data: Sab 7 Luglio 2018 alle 00:00 / articolo letto 16192 volte
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A