"L'importante non è vincere, ma partecipare". La celebre frase pronunciata dal vescovo anglicano Ethelbert Talbot, di cui si impossessò  Pierre de Coubertin per sdrammatizzare il clima teso creato dalla contrapposizione tra inglesi e americani dopo le Olimpiadi del 1908, può essere usata oggi, modificandone il senso, per fotografare con una nitida istantanea la situazione del calcio milanese.

Se sulla sponda del Naviglio milanista regna sorpresa e amarezza per la bocciatura dell'Uefa al settlement agreement che può comportare – in extrema ratio - l'esclusione dall'Europa League dei rossoneri, dall'altra si benedice Nyon (in attesa del non troppo temuto verdetto sul Fair Play Finanziario) per la decisione di aggiungere un posto a tavola sotto la bandiera tricolore al banchetto della SuperChampions 2018-2019. Ed è così che all'ottavo anno, sei dei quali vissuti a guardare la massima competizione continentale per club in tv, i nerazzurri sono passati dal 'We are the Champions' del Triplete al 'We are in Champions' (copyright Gazzetta dello Sport) con il nuovo corso di Luciano Spalletti. Inscenando esultanze certamente dal sapore diverso, ma uguali se contestualizzate grazie al minimo comun denominatore dell'attesa che finalmente si interrompe: i sei anni di esilio dall'Europa che conta, in fondo, non sono niente se rapportati ai 45 anni vissuti ad aspettare un nuovo capitano della Beneamata sollevare di nuovo la  Coppa, che nel frattempo aveva pure cambiato forma.

E proprio la nuova forma data da Aleksande Ceferin al torneo per club più affascinante di tutti ha cambiato la sostanza di una stagione che altrimenti avrebbe avuto un senso diverso, senz'altro meno pieno: il formato 4x4, ovvero 16 finaliste su 32 arrivano dai 4 migliori campionati in base al ranking Uefa, rende l'edizione la più ricca di sempre a livello di contenuti economici, ma anche dal punto di vista tecnico. Insomma, l'Inter ha deciso di uscire limbo nel momento più opportuno: dopo annate vissute in bilico tra tre azionisti di maggioranza diversi, due cambi di proprietà e una quantità incalcolabile di 'anni zero', Icardi e compagni si sono guadagnati il sacrosanto diritto di festeggiare il ritorno in Champions come uno scudetto. E' vero, la bacheca di Corso Vittorio Emanuele II per l'ennesimo anno brillerà ancora della luce riflessa dei vecchi trofei, ma entrare nel cerchio magico del gotha del football continentale, pur in punta di piedi e in quarta fascia, vuole dire gridare 'Inter is here''. Un hashtag che lo scorso 20 maggio ha finalmente dato un significato al criptico 'Inter is coming' lanciato il 9 giugno dell'anno prima, a conclusione di una storia a lieto fine anche sui social, commovente perché vissuta sulle montagne russe di un finale di stagione in cui prima sembrava tutto perduto e poi, 90' minuti più tardi, tutto così già scritto nel destino, nelle stelle. Chissà se Steven Zhang crede nel Fato, sicuramente sta cominciando a coltivare una fede incrollabile per l'Inter, da sempre campionessa del mondo ad autoalimentarsi attraverso le lacrime. Le ultime, dal figlio del patron a quelle di Ranocchia e dei tifosi dopo lo spareggio vinto contro la Lazio grazie a una pazza rimonta, sono di una gioia che ti porta al pianto. Perché sono quelle, nonostante gli eventi messi lì in pericolosa successione dal Caso, seguono un'impresa a cui credevi dapprincipio.

Da quel 'l'Inter sta arrivando' delle prime luci del giugno 2017 ad oggi sembra passata un'eternità. Rieccola l'attesa che divora da dentro e che ora si tramuterà in aspettativa: "Questo ritorno in Champions è il primo passo, l'inizio di un lungo cammino da percorrere insieme con la passione e la fiducia che tutta la famiglia nerazzurra ha dimostrato", ha spiegato in un messaggio Zhang Jindong, nocchiere che deciderà a che andatura far andare la sua creatura. Intanto, come fatto notare Alessandro Antonello, amministratore delegato interista, sarà un 'acceleratore' per riuscire a raggiungere in meno tempo lo scudetto. Discorso che non fa una grinza: l'Inter è rientrata nel giro che conta fuori dall'Italia, primo step indispensabile per provare a ridurre il gap con la Juve sette volte campione nazionale. Perché l'importante, in questo caso, è partecipare. Anzi, è l'unico modo per tornare a vincere.

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Sezione: Editoriale / Data: Gio 24 Maggio 2018 alle 00:00 / articolo letto 14366 volte
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari