Ingiocabili. Questa la parola che da una parte all'altra dell'Oceano è balzata al primo posto tra i trend topic sui social e più in generale nei discorsi di tutti i giorni affrontati quotidianamente dagli sportivi dopo le clamorose notizie di mercato che hanno spiazzato il mondo nelle ultime ore: negli States, ai patiti di NBA è cosa nota, il termine è stato abusato per definire lo status dei Golden State Warriors, franchigia campione in carica e pluridecorata, che è andata a completare un parco giocatori già stellare acquistando DeMarcus Cousins in risposta alla scelta di LeBron James, alias l'unico giocatore che è stato in grado di fermare la loro egemonia, di portare i suoi talenti regali in California, ai Los Angeles Lakers.

In Europa, invece, l'LBJ del calcio è Cristiano Ronaldo che, a differenza del prescelto di Akron, non può spostare da Madrid le sue sontuose gambe grazie alle quali ha portato casa 5 Palloni d'Oro senza il beneplacito del Real, club che detiene la proprietà del suo cartellino sportivo. Quindi, il portoghese, comunque vada, potrà prendere la sua 'decision' solo dopo aver interpellato Florentino Perez, al netto della misteriosa clausola da 100 milioni di euro valida per l'Italia che il suo agente, Jorge Mendes, avrebbe fatto inserire nel contratto del suo assistito lo scorso mese di gennaio. Prezzo decimato, in pratica, con la Juventus che potrebbe diventare sportivamente illegale se si portasse a casa l'uomo da un miliardo di euro: prima, e il dettaglio non è microscopico, Andrea Agnelli e Beppe Marotta devono far quadrare i conti relativamente al nodo stipendio. CR7, infatti, è da tempo scontento del trattamento salariale riservatogli dai blancos che versano nelle sue tasche circa 22 milioni di euro a stagione, molti meno da quelli percepiti per esempio da Messi e Neymar. L'operazione sarebbe monstre se si guardano da vicino i numeri: la Vecchia Signora dovrebbe investire 400 milioni tra cartellino (120/150) e stipendio (30 milioni di euro netti), dati che sono in fase di studio da parte della dirigenza bianconera che, lontano dai microfoni, ha definito questi rumors una suggestione estiva che finora non può ancora definirsi trattativa.

Sì, ma cosa c'entra tutto questo con l'Inter? Per due semplici motivi: il primo è la risposta sul tema fornita da Javier Zanetti, il secondo riguarda l'altro Ronaldo, per alcuni quello vero e l'unico, Luis Nazario da Lima, conosciuto anche con il soprannome di Fenomeno. Circa la rivalità storica tra Inter e Juve, nell'estate in cui i nerazzurri sembrano aver creato i presupposti per poter ridare slancio allo storico duello scudetto, Pupi ha voluto tenersi lontano da quei discorsi così effimeri come una voce di mezz'estate che vede il nome dei rivali di sempre accostato a quello del giocatore più forte del mondo: "Sinceramente, da vice presidente dell'Inter, è una cosa che non mi riguarda. Posso dire che sono contento del mercato che sta facendo il mio club”, ha tagliato corto l'ex numero 4, inviando un messaggio forte e chiaro agli iscritti del partito nerazzurro dei 'mai contenti' che utilizzano una notizia ben lontana dall'ufficialità come arma contundente per fare harakiri in tempi in cui la Beneamata sta rialzando faticosamente la testa grazie alla qualificazione in Champions League a 5 acquisti già completati alle prime luci di luglio.

Per questa frangia lamentosa del popolo del cielo e della notte il tempo non scorre in avanti, ma scivola fatalmente all'indietro alimentato dai rintocchi del rimpianto: dai più recenti #RiprendiRafinha o al 'mercenario' urlato virtualmente al neo bianconero Cancelo, si arriva al 'quando eravamo noi a comprare Ronaldo” dei nostalgici più anacronistici che vivono fuori dal mondo. Soprattutto per questi ultimi, nel caso tragico in cui la Juventus annunciasse Cristiano, comincerebbe la corsa impazzita al paragone con Ronie, magari facendosi ancor più del male con il sottofondo musicale offerto dalle parole di Massimo Moratti sul suo prediletto: "Il Ronaldo di quell’Inter è il più forte giocatore mai passato in Italia", ha detto recentemente l'ex patron nerazzurro parlando alla Gazzetta dello Sport. Un tuffo nel passato contrapposto a un salto nel futuro, con in mezzo un derby d'Italia che deve tornare di moda come sfida del presente che assegna il tricolore.

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Sezione: Editoriale / Data: Gio 5 Luglio 2018 alle 00:00 / articolo letto 19406 volte
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari