La sera del 7 agosto sembra così attuale in questo momento. Un momento, un preciso momento tanto caotico in cui appaiono sempre più evidenti le due anime che compongono attualmente il club. Due versioni che formano una società che sta certamente cambiando con rinnovate ambizioni, ma che nonostante i tanti, tantissimi soldi derivanti dall'arrivo di Suning Holdings Group non gode ancora di alcuna chiarezza.

Da una parte l'anima italiana, composta dal direttore sportivo Piero Ausilio, dal chief football administrator Giovanni Gardini e dal vice-president Javier Adelmar Zanetti (azzurro d'adozione), dall'altra il rebus del nuovo gruppo cinese, capeggiato dal tanto potente quanto misterioso agente Kia Joorabchian (a proposito, al posto dell'attuale ds mi irriterei parecchio per tutto l'appoggio concessogli. Ma tant'è). Insomma, che cosa sta succedendo in questa nuova Inter tanto ricca quanto difficilmente decifrabile?

Il riferimento temporale citato in apertura va ovviamente a Roberto Mancini, sportivamente parlando tanto odiato da quello stesso pubblico che nel novembre 2014 lo riabbracciò come un dio. Lo scorso 7 agosto, poco prima dell'ufficializzazione della risoluzione con il club nerazzurro, informandomi con il mister capii che il suo più grande dubbio riguardava proprio questo: la confusione e la mancanza di chiarezza. E il periodo citato nel titolo parte dal 6 giugno, il giorno in cui venne ufficializzato il passaggio delle quote di maggioranza nelle mani di Jindong Zhang. La considerazione ora sorge spontanea: probabilmente il Mancio aveva capito tutto proprio cinque mesi fa.

Perché forse già allora non era ben chiara la figura che avrebbe poi comandato. Basti pensare che il gruppo cinese era pronto a continuare con l'ex Manchester City (contratto nuovo ormai pronto), mentre Erick Thohir e Michael Bolingbroke (presidente nerazzurro e amministratore delegato) hanno particolarmente forzato per arrivare all'addio. Una situazione abbastanza strana. Poca chiarezza. Difficile individuare il vero e proprio punto di riferimento.

Durante l'estate si parlava di una squadra che avrebbe fatto fatica per via della preparazione fisica scarsa condotta dal coach di Jesi e dal suo staff (mi viene da sorridere), tanto per dare contro all'uomo del momento. Tutti spinti dal super denaro in arrivo con i cinesi: "Ma quale Finacial Fair Play! Qui compriamo tutto e tutti! Via Mancini, non ti vogliamo più! Tutto su Simeone! Sììììì!!! Torneremo grandissimi sin da subito!!! Vinceremo tutto!!!". Il calcio non è playstation e fantacalcio. Il calcio è un'altra cosa. Tutta un'altra cosa. E i soldi non sempre bastano.

Il calcio è soprattutto campo, con alle spalle una società certamente forte a livello economico, ma ancor di più dal punto di vista della solidità, con un'idea e un obiettivo in comune ben chiaro all'orizzonte. Certo, non è facile ambire a tanto con un cambio epocale in corso, ma a maggior ragione la domanda si ripropone: perché rinunciare a un ottimo tecnico e a un grande manager che forse avrebbe colmato gran parte delle lacune scaturite dal discorso appena citato? Invece no: "Mancini non lo vogliamo più! Non è nessuno ed è sopravvalutato! Via, via, via!".

Tutti gli attuali anti-manciniani che fino a qualche mese fa lo consideravano il dio dell'Inter, beh... dimenticano che stupido, il mister, certamente non lo è mai stato e mai lo sarà. E molto probabilmente qualcosina in più sapeva circa il lavoro da portare avanti con l'Inter rispetto a Joorabchian, gli Zhang, Bolingbroke e Thohir. Non trovate? Ora mi auguro che non venga commesso l'errore di andare su un altro profilo straniero (Marcelino García Toral?), catapultato dall'oggi al domani in un campionato nuovo e in una situazione estremamente complicata come quella attuale, anteponendo invece il 'normalizzatore' del caso. E in questo senso Stefano Pioli potrebbe essere la giusta opzione.

In conclusione, dico che immagino già le tante critiche, magari insulti e offese (tra l'altro non nuove) che giungeranno, ma al netto di tutto quello che sta accadendo oggi la considerazione sorge spontanea: il Mancio aveva capito tutto già cinque mesi fa. Questa volta senza il 'probabilmente' in apertura.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 05 novembre 2016 alle 00:00
Autore: Francesco Fontana / Twitter: @fontafrancesco1
vedi letture