Il dovere di crederci

 di Mattia Todisco  articolo letto 6156 volte
Il dovere di crederci

L'impresa si fa sempre più difficile e il terzo posto più lontano. Ciò nonostante ci sono delle annotazioni che devono spingere Stefano Pioli e i suoi giocatori a crederci. Corsi e ricorsi, ma anche ragioni che rimandano al passato, al presente e al futuro della società.

- Quando si parla di grandi rimonte, forse per la lontananza cronologica dell'evento, di rado si cita lo scudetto dell'Inter del 1971. I nerazzurri, con i due punti a vittoria, vinsero il campionato con tre giornate d'anticipo dopo aver accumulato un distacco dalla vetta di sette punti in sette giornate, con tanto di esonero di Heriberto Herrera in favore di Giovanni Invernizzi. E' vero, c'era più tempo a disposizione, ma il principio base di quella rincorsa vincente fu crederci, nonostante le circostanze fossero del tutto sfavorevoli.

- Se vogliamo rifarci a tempi più recenti, la Lazio di Eriksson nel 2000 recuperò 10 punti in 8 giornate alla Juventus, andando a vincere lo scudetto con un punto di vantaggio. I bianconeri ci misero del loro finendo a picco, i biancocelesti si permisero anche di pareggiare una gara e di vincere le restanti sette, scontro diretto compreso.

- Il calendario dell'Inter non è per nulla facile, ma dall'altra parte non ci sono prospettive migliori. Le prossime due avversarie del Napoli saranno la Juventus al San Paolo e la Lazio a Roma, quindi l'Udinese in casa, il Sassuolo fuori e l'Inter al Meazza. Tre gare delle prossime cinque sono dure e successivamente ci saranno nuovi ostacoli non facili: c'è sì il Cagliari in casa, ma anche il Torino in trasferta, la Fiorentina di nuovo al San Paolo e infine la Sampdoria a Marassi, che ha ancora il dente avvelenato per le polemiche arbitrali della gara di andata. Non proprio un cammino tranquillo, sulla carta.

- Il ruolino di marcia dei nerazzurri resta molto positivo, da dicembre in poi, anche considerando il pareggio di Torino. E' vero, le occasioni per vincere la gara di sabato non sono mancate e ci sarebbe voluta un pizzico di cattiveria in più, ma il rammarico per la graduatoria attuale è legato soprattutto a inizio stagione. Oggi la squadra c'è, è forte. Pur nelle sue pecche, lo ha dimostrato anche all'Olimpico Grande Torino.

- In ultimo, arrivando a quel che concerne il futuro, la costruzione di una squadra vincente per il prossimo anno passa da queste nove partite e da come verranno affrontate. Siamo portati a credere che nel mercato arriveranno ritocchi, certamente importanti ma in misura contenuta. Non ci saranno rivoluzioni. Il che significa che gran parte di questi giocatori saranno quelli che dovranno giocarsi il tricolore nell'anno che verrà. La mentalità vincente di buona parte della rosa 2017/2018 dovrà essere modellata in questo rush finale, ma in gruppo tutti sanno quale di quale forza dispone Suning e vogliono esserci quando ci si giocherà qualcosa di importante. La grande motivazione non è solo la qualificazione in Champions, ma anche il non dover passare dalla tagliola delle prossime cessioni.