Proprio un inizio settimana tranquillo in casa Inter, non c'è che dire. Se il buongiorno si vede dal mattino, come si suol dire, i prossimi giorni saranno ancor più roventi con l'atteso meeting societario programmato in quel di New York in cui si dovrebbe dirimere la questione Mancini e parlare di mercato. Ma intanto la situazione è tutt'altro che serena, spaccata su due fronti, uno in Italia, uno negli Usa. Su un tavolo si porta avanti una trattativa relativa a Icardi, con il Napoli che continua a insistere e l'Inter che continua a far muro; dall'altra dall'America rimbalzano voci di un Roberto Mancini poco sereno, che starebbe addirittura pensando alle dimissioni. Cerchiamo allora di fare chiarezza e riassumere una giornata che definire di fuoco è dir poco.

Partiamo dalla vicenda Icardi: Piero Ausilio, con la classica gentilezza e chiarezza, lo ha spiegato ai cronisti prima di partire per gli Usa dove prenderà parte al summit con Mancini e Suning. Icardi non si vende, non è un problema di soldi o di offerta, ma di strategie. Una società che si vuol rinforzare non può perdere i suoi pezzi pregiati, anzi deve essere concentrata sul come rinforzare un'ossatura già forte e formata. Allora perché De Laurentiis insiste per assicurasi le prestazioni di Maurito quale successore di Higuain? Per via di Wanda Nara, che da settimane parla di mal di pancia del marito e della volontà di ridiscutere le condizioni contrattuali, pena ascoltare il miglior offerente. Offerente che non si è fatto attendere con la dirigenza partenopea che si è fiondata sull'enoutage dell'attaccante per soddisfare ogni suo pretesa, addirittura offrendo un ruolo a Wanda e Mauro in un prossimo film di De Laurentiis. Tra ingaggio e diritti di immagine, poi, Icardi arriverebbe a guadagnare addirittura 10 milioni di euro a stagione, ben oltre quanto richiesto da Wanda Nara all'Inter. L'intenzione dei partenopei, che in questa fase non stanno parlando con l'Inter (anche perché sono volati tutti negli Usa), è quella di avere in mano il sì del giocatore e far leva su questo per bussare alla porta dell'Inter e far presente una situazione di insofferenza.

Ma questa strategia potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio per il Napoli, perché l'Inter non sta gradendo questo modo di fare: il giocatore è incedibile, per qualunque cifra, e non c'è una clausola da pagare per liberarlo come è stato con Higuain da parte della Juve. Perché allora insistere nel disturbare la quiete del calciatore, che dal canto suo (forse per tenere il piede in due scarpe) non ha mai fatto mistero di trovarsi bene all'Inter? Si rischia il muro contro muro, con l'Inter che potrebbe indispettirsi per l'atteggiamento del Napoli e degli agenti del calciatore, che continuano ad ascoltare altre offerte, quando Ausilio ha già promesso che l'adeguamento contrattuale verrà eventualmente discusso quando i tempi saranno maturi, e lontano dai riflettori mediatici.

Premetto che con un'offerta di 60 milioni di cui si parla personalmente cederei Icardi: con quella cifra si può sostituire degnamente un attaccante forte ma a mio avviso non insostituibile, si darebbe ossigeno a un mercato limitato dal Fair Play Finanziario e si eviterebbe di tenere in casa un giocatore scontento (sempre che lo sia, tornando al discorso precedente). Probabilmente trattenere Icardi è anche una manovra di immagine: verso i tifosi, che non gradirebbero la cessione a una diretta concorrente del loro capitano, e verso Mancini, e qui entriamo nel secondo ordine di pensiero.

Si è detto in lungo e in largo dell'altro mal di pancia, quello del tecnico, che dall'avvento della nuova proprietà si sente sempre più un uomo solo, escluso dalle decisioni strategiche e di mercato, non soddisfatto nelle richieste di acquisto. E lo si legge chiaramente anche dalle sue stesse dichiarazioni: "Icardi? Chiedete al presidente. Candreva? Chiedete sempre al presidente". Come dire, se è lui che decide, non dovete chiedere a me. Ecco che cedere Icardi potrebbe rappresentare, a mio avviso, lo strappo definitivo verso un tecnico che è già deluso dall'operato sul mercato, che a questo punto del campionato si attendeva di avere a disposizione ben altro materiale per competere con le grandi del campionato.

Ma anche qui mi permetto di fare un'osservazione: è dall'anno scorso che Mancini continua a chiedere grandi giocatori, sono arrivati Jovetic, Perisic, Ljajic, Eder, Brozovic, probabilmente sotto sua indicazione, per poi essere utilizzati alternativamente in campionato. Quest'anno sono arrivati già Banega, Erkin e Ansaldi, solo Ljajic è andato a Torino. Mancini continua a dire che senza grandi giocatori non si può vincere, ma io sono dell'idea che sta anche all'abilità di un tecnico vincere con il materiale che si ha a disposizione tirando fuori il massimo da ognuno: parliamo di un gruppo che dopo un anno ha consolidato meccanismi e sinergie e che parte da una qualificazione in Europa, che l'anno scorso è stato primo per parte della stagione. Perché non dovrebbe essere all'altezza quest'anno con il mercato peraltro ancora aperto?

Il risultato di questo doppio tavolo di lavoro è che sta prendendo forma probabilmente il campionato più burrascoso degli ultimi anni in casa Inter, non ultimo dopo un cambio di proprietà che ha già portato uno scossone non indifferente. Ecco perchè il summit previsto per i prossimi giorni assume i connotati di un appuntamento fondamentale per riportare serenità all'ambiente a meno di un mese dall'inizio del campionato. Qualunque sia la decisione che la nuova dirigenza vorrà prendere.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 26 luglio 2016 alle 00:00
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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