Una morte assurda, come lo sono tutte nel mondo del calcio, ma anche al di fuori dello sport più popolare, quando riguardano un ragazzo sano, sereno, senza problemi di alcun tipo. E anche per questo lasciano ancora più sgomenti e attoniti. Davide Astori, 31 anni, se ne è andato nella notte tra sabato e domenica, alla vigilia della partita che avrebbe dovuto vederlo in campo a Udine con la sua Fiorentina. L'allarme è scattato solo in mattinata, quando Astori non si è presentato per la colazione ed è stato trovato nel suo letto, apparentemente addormentato, ma non ci è voluto molto a capire che le circostanze erano ben più tragiche. Si parla di morte "naturale", per quanto possa essere naturale la morte di un atleta che, da quanto almeno sappiamo, non ha mai avuto problemi di alcun tipo. Infarto l'ipotesi più accreditata, in attesa dell'autopsia che possa chiarire i motivi del decesso.

E si riapre un interrogativo che spesso si presenta in circostanze simili: possibile che non si potesse evitare? Che per un atleta impegnato quotidianamente su piani agonistici ad alti livelli, nessun controllo abbia mai evidenziato nulla? Non sono un medico, leggo che eventi del genere non sono pronosticabili, sono appunto "naturali". Qualcun altro dice che anche interazioni con farmaci apparentemente comuni e innocui possono provocare reazioni inattese, ma probabilmente Davide neanche aveva assunto alcun farmaco alla vigilia della partita. Si era intrattenuto con i compagni di squadra e poi era andato a dormire.

Giusto però fermare tutto, dalla A alla B. Con che stato d'animo si sarebbe potuto scendere in campo, gioire per un gol, far festa sugli spalti? Il primo segnale è arrivato proprio dagli addetti ai lavori, come auspicato dalla stessa Fiorentina in un comunicato: dopo l'annullamento di Udinese-Fiorentina, anche Genoa e Cagliari alle 12.30 hanno chiesto di giocare per il passato cagliaritano di Astori. Poi è stata la volta del Milan, tra le cui fila il ragazzo era cresciuto, che ha chiesto il rinvio della partita più attesa, il derby di ieri sera. Da qui a catena fino alla richiesta della Lega di A di non giocare, imitata da lì a poco dalla Lega di B. In questi casi si suol dire "show must go on" ma sarebbe stato uno spettacolo di pessimo gusto e, per la visibilità e la portata dei valori che il calcio veicolano, era giusto dare un segnale forte. Ovvero che di fronte a tragedie del genere è giusto saper anche fermarsi e riflettere. Riflettere affinché episodi del genere non accadano più, per quanto possibile, e fare in modo che ogni atleta, a tutti i livelli, in tutte le competizioni, sia tutelato nel proprio stato di salute. E' questo il segnale più importante che questa tragedia deve portare, fare in modo che eventi del genere non accadano più.

Certo qualche tifoso non è stato propriamente contento della decisione, ovviamente la vita di una persona vale più di ogni partita di calcio, per definizione un gioco, ma i tanti che hanno affrontato sacrifici, economici e logistici, per assistere a una partita, magari anche stranieri che sono arrivati in Italia per assistere al derby, si staranno interrogando su come recuperare i soldi spesi per la trasferta e il biglietto. Ed è questo anche l'interrogativo più importante che avvolge le Leghe di A e B in questo momento: quando recuperare le partite? Gli impegni infrasettimanali per le coppe europee rendono difficile trovare una data, così come i weekend di sosta per gli impegni delle Nazionali. Qualcuno propone di recuperare tutto a fine campionato, aggiungendo una giornata visto che l'Italia non andrà ai Mondiali, ma ci andranno diversi stranieri impegnati in Serie A. E poi sarebbe giusto affidare all'ultima giornata scontri diretti così importanti, come il derby o altri scontri salvezza? Il rebus sarà sciolto nei prossimi giorni dai responsabili della Lega, ma intanto ribadiamo la bontà della scelta: giusto fermare tutto, di fronte alla morte di un ragazzo e alla disperazione di famigliari, amici e compagni di squadra, tutto passa in secondo piano. Difficile metabolizzare in fretta, difficile tornare a calcare i campi a mente sgombra, senza ripensare a Davide che non c'è più. Ci si penserà più avanti, ora è solo tempo di preghiera e riflessione.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 05 marzo 2018 alle 00:00
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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