Tutto troppo facile, almeno sulla carta. Eppure, come sempre, il campo ha altre idee. L'Inter riesce a espugnare il tanto antipatico Mapei Stadium grazie a un golletto di Candreva e a una prestazione sufficientemente positiva, senza però quanto sarebbe stato lecito attendersi viste le premesse. Il lazzaretto Sassuolo, pieno zeppo di sbarbatelli, ha legittimamente speranza di strappare un punto fino all'ultimo secondo di recupero contro un avversario incapace di colpire come dovrebbe e vittima della solita paura di vincere quando il cronometro si avvia al fischio finale. Ma in Italia contano i 3 punti, quelli mancati dopo prestazioni certamente migliori, condannate però dalla critica. Ci si può accontentare, di questi tempi.

IL NUMERO PERFETTO - La tradizione cristiana, rispolverata da Dante, vede nel numero tre la perfezione. Però quest'anno di perfetto in casa Inter non c'è proprio nulla. Non manca però il tre, oggi da allegare, nella speranza di aggiornarlo presto, alle vittorie in trasferta in campionato, ferme al 2-0 di Empoli quando ancora c'era speranza in un futuro migliore. Ed era settembre. Un numero che va giustamente assegnato anche alle vittorie consecutive, compresa l'Europa League. Quest'anno non era mai successo e anche nelle scorse stagioni si era palesato come un traguardo arduo da raggiungere. C'è gioia anche nei freddi numeri, insomma. Ma di perfezione non se ne parla. Non ancora, almeno.

LA PROVA DEL NOVE - Eusebio Di Francesco si presenta alla sfida senza ben 9 giocatori, roba che farebbe impallidire persino un grande esperto di emergenze come Andrea Stramaccioni. Linea giovane dunque, per la gioia dei riformisti del calcio italiano: un '94, due '95, un '96 e un '97 contemporaneamente in campo, una sorta di Under 21 atipica. Il carattere non manca, però a ceti livelli qualità ed esperienza contano, tant'è che l'Inter, pur non svolgendo in toto il proprio dovere, può imprimere alla partita l'indirizzo che preferisce senza tuttavia rinunciare a concedere qualche occasione di troppo ai neroverdi. Dopotutto, se non avesse pranzato (visto l'orario) con cotanta tavola apparecchiata, ci sarebbe stato da lasciare tutti senza cena.

UN MELO AL GIORNO - Chi l'avrebbe mai detto: Felipe Melo, oggi, è un punto di riferimento nell'equilibrio tattico dell'Inter Colui il cui nome da settimane veniva fatto solo per capire dove sarebbe andato a giocare a gennaio, è stato rispolverato da Stefano Pioli complice l'assenza forzata di Gary Medel. In un centrocampo con pochi interditori, il brasiliano era l'unico in rosa con determinate caratteristiche, sfoggiate con personalità davanti ai giovani neroverdi. In 92 minuti di gioco Felipe Melo ha mostrato il suo best of: presenza fisica e tecnica in mezzo al campo, guerriglia verbale a distanza con il pubblico di casa e, dulcis in fundo, l'immancabile espulsione, per fortuna arrivata poco prima di poter essere dannosa. Ergo, niente Lazio per lui mercoledì. Ma visto il precedente della scorsa stagione, forse non è poi un dramma...

EQUILIBRIO CROATO - Magari è solo una coincidenza, ma ultimamente c'è la sensazione che nello spogliatoio dell'Inter la doppia anima croata viva su un equilibrio pre-stabilito, che se dà di più da una parte fatica dall'altra. In altre parole, a un Marcelo Brozovic in gran spolvero fa da contraltare il periodo negativo di Ivan Perisic, a tratti irriconoscibile e ieri autore di una prova insifficiente, con tanto di due gol sprecati nel finale. In coppia, evidentemente, fanno 100 e se uno arriva a 70-80, l'altro si ferma a 30-20. Peccato, perché se insieme riuscissero a sfondare il limite, i tifosi nerazzurri ne vedrebbero delle belle. Ora è il momento epic e per quanto faccia immensamente piacere, lascia perplessi il recente bilancio di Perisic, lontano anni luce da quella freccia che seminava il panico nelle difese avversarie. Altra ipotesi: chissà che il rinnovo di contratto dell'ex Wolfsburg non sortisca gli effetti benefici avuti su Brozo. Suning prenda nota, tentar non nuoce.

AGGIORNAMENTO - Rieccolo, Gabriel Barbosa. L'anti-Emilia Romagna per eccellenza, se è vero che i 20 minuti complessivi li ha disputati contro squadre emiliane (16 contro il Bologna, 4 ieri contro il Sassuolo). Un piccolo passo avanti e un segno di preziosa vitalità che si è tradotto nell'ammonizione rimediata per aver scalciato lontano il pallone a gioco fermo. Un gesto apprezzato dal 'fratellone' Felipe Melo, per il quale significa voglia di giocare e vincere. Peccato però che proprio Melo, facendosi espellere, abbia costretto i compagni ad abbassarsi negando speranze offensive all'ex Santos. E peccato che in serie A non ci siano altre avversarie emiliane prima del girone di ritorno...

Sezione: Copertina / Data: Lun 19 dicembre 2016 alle 08:30
Autore: Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
vedi letture
Print