Una supersfida che tutti vogliono vedere. Un big-match, quello tra Juve e Inter, che negli ultimi anni ha sempre visto protagonista Julio Cesar, che ha parlato alla Gazzetta dello Sport. "Sì che la vedo, ma se la trasmettono qui. Niente Sky Italia a casa, altrimenti bye bye inglese: chi lo studia più?", scherza il brasiliano. "Tifo Inter, sempre. Anche se è successo quello che è successo. Per esempio, una telefonata a me direttamente per dire che non facevo più parte del progetto mi avrebbe fatto sentire meno un estraneo. E poi due mesi ad allenarmi da solo alla Pinetina sono stati una delle partite più difficili della carriera: ero tristissimo, almeno finché non ho parlato con Moratti".
Poi il dialogo con il presidente per chiarirsi. "Ci tenevo a chiarire certe cose, che a lui erano arrivate distorte. Ora è rimasta una porta aperta: non significa che tornerò all’Inter, ma significa che sette anni insieme e 14 trofei vinti non si sono volatilizzati. Diciamo che più che su di me, l’Inter ha puntato sul fair play finanziario: a chi me lo chiede, è la prima cosa che dico".
Poi si va su Juve-Inter. "Appena arrivato in Italia, la prima cosa che mi dissero sulla Juventus era che aveva sempre gli arbitri a favore. Un giorno, ero da poco al Chievo, vidi dalla tribuna un gol annullato a Pellissier anche se il pallone, dopo aver colpito la traversa, era entrato. Mi dissi: 'Cavolo, ma allora è vero'. Poi venne Calciopoli e mi dissi: 'Cavolo, ma allora era vero, vero, vero'".
E domenica scorsa Catania e gli errori madornali degli arbitri. "Impossibile non farsi delle domande. O sono così fortunati che quasi sempre gli arbitri vedono le cose a loro vantaggio, o c’è qualcosa che non capiamo perché non sappiamo. Di sicuro errori come quello di Catania fanno impressione per quanto sono lampanti".
E di quest'Inter? Cosa si può dire? "Ha fatto un buon mercato e mi aspettavo di vederla lì sù. Ho fatto in tempo a conoscere la filosofia di Stramaccioni, con il quale avrei voluto lavorare di più. Bel modo di vedere il calcio: abbastanza umile per accettare di ascoltare le opinioni di tutti, ma non ha mai paura. Stasera che Inter vedremo? La Juve va attaccata, perché attaccherà. A me l’Inter sembra la rivale più seria della Juve, forse l’unica. Anche più del Napoli, a cui continua a mancare la continuità che l’Inter sta trovando".
Detto da portiere: meglio Cassano, Palacio e Milito, oppure Vucinic, Giovinco, Matri, Quagliarella e Bendtner? "Bella lotta, però di Milito ce n’è uno solo".
E l’Inter con la difesa a tre? "Ho pensato a Gasperini: chissà come ha rosicato...", ride il portiere del Qpr. "In questo sistema sta giocando alla grande Juan e questo mi fa felice: non è facile arrivare in un calcio nuovo e fare subito bene. A me ci volle un anno, più o meno".
Poi si torna sul personale: hanno fatto bene a sostituire Julio Cesar con Handanovic? "Sì. E' cresciuto tanto e in Italia, che non è una cosa da poco. Ed è stato un buon affare: l’hanno pagato il giusto. Di lui mi piace come usa il corpo: a tu per tu è difficile fregarlo, ti frega lui. Io e lui non c’entriamo molto: due modi di parare diversi. Mi sento più simile a Casillas, lui mi ricorda più Buffon".
Buffon contro Handanovic: il meglio della serie A? "A me piace un sacco Sorrentino, ma direi di sì. E dico anche che oggi Handanovic non ha niente da invidiare a Buffon".
C’era più gusto a vincere contro il Milan o contro la Juve? "Non sapevo scegliere: stessa libidine. Però con il Milan ho vinto un sacco di volte, con la Juve appena due su 11. Anche per quello la 'odio': non la battevo quasi mai".
Una sfida con la Juve che non dimentica? "Più che una partita non dimentico un gol, quello di Maicon nel 2-0 del 2010. E la maglia che avevo quel giorno, gialla: me lo chiese Mourinho, mi aveva perfino attaccato sull’armadietto un articolo che spiegava come una maglia colorata mette più in difficoltà gli attaccanti avversari".
Infine, ecco svelato l'ultimo sogno di Julio Cesar. "Vincere il Mondiale 2014. E se continuo a giocare come ho fatto contro l’Arsenal, in Nazionale ci torno sicuro. Non so se da titolare, ma intanto ci torno: e poi sogniamo".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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