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Gioielli blindati, colpi e caos calmo Poli. Il segreto di Strama e quel no a Ibra...
16.07.2012 00:01 di Fabrizio Romano
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Poker. Guarin, Palacio, Handanovic, Silvestre. E non è ancora finita. Con il ritiro di Pinzolo alle spalle, adesso si entra nel vivo sul mercato. Perché c'è bisogno di ulteriori rinforzi e anche in tempi brevi, l'Europa League dista due settimane. E mentre in Val Rendena si lavorava e si faticava (non poco) agli ordini di Stramaccioni, i dirigenti nerazzurri hanno iniziato a tessere la tela. I prossimi giorni saranno importanti su diversi fronti: Pazzini è in uscita e serve almeno un attaccante, Mattia Destro è il prescelto e l'Inter è ancora in corsa (a prescindere dai soldi del Pazzo, Destro due settimane fa era già preso...). Aspetta, intanto, che si definisca la situazione tra Genoa e Siena, per sicurezza ci sono anche altri nomi sul taccuino. E poi si attende l'uscita di Julio Cesar per l'operazione risparmio, quella di Maicon per lavorare all'arrivo di un terzino, e le sentenze di Palazzi per la fine della telenovela Mudingayi. Solo più avanti un altro tentativo per Lucas, puntando sulla volontà del ragazzo e dell'agente perché col San Paolo trattare ora è praticamente impossibile; probabile, invece, un altro arrivo a centrocampo, a prescindere dal belga del Bologna, essendo anche sfumata la pista Paulinho. Improbabile che la nuova idea si chiami Andrea Poli. La sua situazione è stata quasi paradossale: sembrava tutto fatto per il riscatto, poi l'Inter ha deciso di trattare a parte con la Sampdoria per risparmiare sui circa 5 milioni cash inserendo contropartite. Un caos non da poco, perché nelle discussioni tra Branca e Sensibile si è passati da un'operazione con Pazzini e Livaja fino all'inserimento del solo Livaja; poi, discordanza sulle formule per il giovane attaccante, tra prestito con diritto di riscatto della metà o sola comproprietà. Un caos calmo, sembrava, perché le parti erano convinte di arrivare alla soluzione. E perché l'Inter 5 milioni per un (ottimo, per carità) mediano, in un mercato così, non voleva spenderli. Alla fine, i nuovi interessamenti e la situazione cristallizzata degli ultimi giorni ha portato le parti alla rottura definitiva, con volontà dell'Inter e ok di Poli a trovarsi nuova sistemazione. Solo una sua marcia indietro potrebbe cambiare le carte in tavola, ma ormai l'Inter guarda oltre. Intanto, zitto zitto, il progetto giovani va avanti. Sembrano notizie minori, eppure l'Inter sta blindando la propria gioielleria del futuro. Da Samuele Longo riscattato dal Genoa tra mille richieste e pronto a essere valorizzato, fino a Yago Del Piero, che ha firmato il contratto da professionista. E poi è pronto il rinnovo per Ibrahima Mbaye, vera e propria pepita del vivaio nerazzurro (contro il Koper, ieri, ancora strepitoso) per cui sono arrivate offerte a raffica; proprio come per il gioiellino Garritano, già incisivo con la Primavera nello scorso finale di stagione e ragazzo su cui garantisce Casiraghi: Inter fino al 2015, anche per lui. Tutti blindati, perché in un momento simile è fondamentale agire così. E l'Inter ha deciso di farlo anche con l'allenatore, quell'Andrea Stramaccioni che ora riscuote sempre più consensi e nessuno si affretta più a dire che possa essere bruciato. Perché se a lui chiedete il segreto vi risponderà che non ha formule magiche. Invece, un segreto lo ha ed è quello più importante: la personalità. Quella non ha età, è questione di sangue. O la hai, o non la hai. Facile sfogarsi dopo come hanno fatto molti allenatori passati da Appiano. Stramaccioni invece ci mette la faccia. Forlan non rientra nei piani, fuori. Palombo non rientra nei piani, neanche una presenza e via. Pazzini non rientra nei piani, cessione anche per lui. Un allenatore all'Inter dev'essere anche questo, chiedete a Mourinho. Pura personalità. A proposito di giovani, l'Inter ha scelto questo progetto ormai da tempo. A differenza di chi ha fatto sacrifici enormi, come il Milan, per permettersi Zlatan Ibrahimovic. L'uomo copertina di questi giorni. Vi ricordate? Era l'estate del 2010, Zlatan voleva fuggire da Barcellona. Con Guardiola frizioni importanti, eccessive. Ibra sondò il terreno con diverse società insieme a Raiola, una telefonata arrivò anche a Massimo Moratti. "Riprenderebbe Ibrahimovic?", la domanda. Con il sapore del triplete ancora vivo in bocca e l'immensa goduria dell'operazione del 2009 - appena un anno prima - una delle più strepitose della storia del calcio, il presidente replicò con un "no, grazie". Vecchie storie, argomenti attuali. Perché rischiare con certi ingaggi poi porta a doversi privare alla lunga anche di altri campioni. Chiedete in via Turati, dove a due anni di distanza vedono andar via Thiago Silva, un top difensore al mondo, proprio perché i costi non sono più sostenibili. Con 24 milioni di ingaggio lordo all'anno per Ibra, è naturale doversi alla lunga privare dei propri assi. A questa strada l'Inter ha detto no, un no saggio e intelligente. Guardare avanti con un mix di giovani e giocatori di spessore, senza mai smettere di pensare a vincere. Ma non ditelo a Lucio... Twitter - @FabRomano21 Altre notizie - Editoriale
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