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L'idolo perduto

11.06.2012 00:01 di Alessandro Cavasinni  articolo letto 15130 volte

Era cominciato tutto con una tripletta sontuosa all'Hellas Verona. Prima giornata di campionato stagione 1999/2000, prima gara ufficiale per Christian Vieri con la maglia dell'Inter. Primi gol. In totale, poi, saranno 103 quelli messi a segno con la casacca nerazzurra.

Bobogol, come lo chiamavamo, era un idolo. Era uno di quei personaggi di cui ti innamori da ragazzino (ma non solo). Originale, spensierato, schivo, fuori dalle regole. E poi in area non perdonava mai ed era un trascinatore. L'ariete ideale per quell'Inter alla ricerca di successi dopo tante delusioni. Il nerazzurro gli si attacca alla pelle: dicevano che era uno che non s'innamorava delle società in cui giocava, e infatti non resta mai più di un anno nello stesso club. Eppure all'Inter rimane 6 stagioni, dal 1999 al 2005, tutte di fila. Anni indimenticabili.

Accanto a sé giocano campioni di livello assoluto. Roberto Baggio, Zamorano, Recoba, Crespo. E Ronaldo. Quando giocano assieme è uno spettacolo, e un incubo per gli avversari. S'intendono a meraviglia. Purtroppo anche fuori dal campo. Bobone gioca e segna tanto, tantissimo. Ronaldo fatica, spesso fuori, ma nelle rare occasioni in cui c'è, bisogna stropicciarsi gli occhi.

Vieri, inoltre, era anche il simbolo dell'Inter nella Nazionale azzurra. Salta Euro2000 per infortunio. Si ripresenta tirato a lucido in Corea e Giappone e ne esce deluso, così come da Euro2004. Ma in quegli anni, è sempre lui a tenere alta la bandiera interista in Nazionale: un dato che viene in mente proprio oggi, dopo che l'Italia è scesa in campo contro la Spagna senza avere nemmeno un nerazzurro tra i convocati dal Ct Cesare Prandelli.

Ci piaceva Christian, ci piaceva 'quel' Christian. Poi l'addio, il matrimonio col Milan e tutto cambia. Non che in rossonero lasci traccia di sé (8 presenze e un misero golletto prima di volare in Ligue1 dal Monaco). Piuttosto, sono i messaggi rancorosi a far storcere il naso. Tra processi (di risarcimento milionario verso Moratti), uscite mediatiche poco felici e coinvolgimenti da accertare nello scandalo del calcioscommesse, Vieri ha perso ogni credito con il popolo nerazzurro. Sentirlo affermare “Mi dicono che nel settore giovanile del Milan ci siano parecchi buoni giocatori...”, all'indomani del Tricolore della Primavera nerazzurra, fa sorridere. Quasi tenerezza.

Nel 2002/2003 fu capocannoniere in Serie A con più gol che presenze (24 reti su 23 partite): un record. Ha segnato il gol numero 100 con la maglia nerazzurra in Inter-Lecce 3-1 del 6 gennaio 2004: Adani gli posò sulla testa una corona fatta da Materazzi e gli ultrà srotolarono uno striscione in suo onore. “100 volte fieri di Bobo Christian Vieri”, si leggeva in Curva Nord.

Eppure, per quanti gol tu possa segnare, non basteranno mai a farti passare alla storia come un idolo della tifoseria. L'Inter, di idoli veri, ne ha avuti e ne ha. Vieri ha deciso di non esserlo. E lo ha fatto nella maniera peggiore.

Twitter @Alex_Cavasinni


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