È giusto innanzitutto partire da un concetto: a Marsiglia è arrivata l’ennesima conferma che l’Inter sta attraversando un periodo maledetto. Se c’è anche una sola cosa che dovrebbe e potrebbe andare per il verso giusto, questo non accade. Una cattiva, spietata stella che brilla alta sul cielo nerazzurro e non accenna ad allontanarsi, punendo la squadra anche oltre le proprie responsabilità. Che, comunque, sussistono e sono evidenti. Doveva essere la partita della svolta, la Champions per dimenticare i dolori del campionato, ma la musica è sempre la stessa. Persino al termine di una partita gestita bene arriva una sconfitta, esattamente all’ultimo minuto di recupero, quanto basta per non poter neanche imbastire un tentativo di replica. Che, pare scontato, sarebbe andato a vuoto comunque.
ECTOPLASMI ALL’ATTACCO - Sfortuna sì, ma anche troppa paura. L’Inter è scesa in campo con il solo intento di contenere chissà quale straripante avversario, un Marsiglia più forte a parole che sul campo. Si è capito sin dall’inizio che i padroni di casa non avrebbero creato grandi difficoltà a una difesa ben messa in campo. Troppo scolastico il gioco offensivo di Deschamps, primo di Remy ed eternamente dipendente dalle fasce laterali. Bene dietro, dunque, ma in attacco l’Inter è stata ectoplasmica. La scelta di lanciare la strana coppia offensiva Forlan-Zarate non rende merito al tanto agognato inserimento, da trequartista, di Sneijder. La verve dell’olandese è stata mal gestita dai due attaccanti, con Forlan che ha fatto il possibile per dare profondità a una manovra troppo statica e vittima del caso.
ZARATE, SCOMMESSA PERSA - Ma la vera scommessa persa da Ranieri ha un nome e cognome: Mauro Matias Zarate. L’occasione, forse l’ultima, concessa dal tecnico all’argentino è stata ripagata da una prestazione abulica, ai limiti dell’inesistenza e del caos. Neanche una giocata degna di cronaca o positiva per la propria squadra, solo tante idee confuse e malamente messe in pratica. L’ex Lazio, ormai anche ex Inter, ha sprecato nel modo peggiore il bonus dorato concessogli dall’allenatore, ‘costretto’ a puntare su di lui perché è l’unico in rosa con caratteristiche da contropiedista. E qui anche la società viene inchiodata alle proprie responsabilità. Zarate ha contribuito all’ennesimo zero alla voce ‘gol fatti’, il sesto delle ultime sette partite. Una miseria che non merita neanche di essere commentata per quanto evidente.
FINALE GIA’ SCRITTO - Al di là dell’andamento del match, che ha visto il Marsiglia più volenteroso ma assai poco pungente in attacco, l’esito dell’andata degli ottavi di finale era scontato. I francesi non perdono dal 23 novembre e da allora, con questo, hanno collezionato 16 risultati utili consecutivi, di cui 13 vittorie. Un pareggio e sei sconfitte invece per i nerazzurri, che non assaggiano il succoso frutto della vittoria dal 22 gennaio (2-1 immeritato alla Lazio). Con tali background, l’1-0 per l’OM non sorprende più di tanto e preoccupa tremendamente in vista del ritorno, quando all’Inter servirà una vittoria con due reti di scarto. Che, in tempi di vacche magre offensive, pare un miraggio.
SFIDA TRA ALLENATORI - Ultima riflessione sulla sfida nella sfida tra le panchine. Deschamps l’ha vissuta con nervosismo, in eterno movimento, ‘agevolato’ da un bastoncino di plastica in bocca che lo aiutava a scaricare la tensione. Assai più tranquillo invece Ranieri, che ha assistito al match serenamente, intervenendo il giusto ma senza mai tradire la tensione che sicuramente lo accompagnava. Paradossalmente, a prima vista, sembrava il francese l’allenatore messo sotto esame e non il testaccino, che non sa più a che santo votarsi per invertire questo trend. Il primo passo, magari, potrebbe essere avere più coraggio e intuito nella scelta della formazione.
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