Sembra ormai questione di ore, giorni al massimo, e Adriano non sarà più un calciatore dell'Inter. Come ampiamente documentato, infatti, il suo procuratore, Gilmar Rinaldi, e la società interista stanno trattando per depositare in lega il contratto di rescissione del brasiliano, dopodiché diventerà un illustre disoccupato, che forse vorrà restare tale nella sua terra finché non avrà ritrovato la giusta serenità. Giusto così, diciamo noi, tant'è vero che avevamo ipotizzato fin da subito una motivazione psicologica nella fuga di Adriano, lo lasciavano supporre le circostanze: tornato a casa, evidentemente finalmente rilassato dopo la situazione di stress vissuta a Milano, si è fatto un esame di coscienza e ha realizzato che era giunto il momento di staccare la spina. Massimo rispetto per la sua decisione, anche perché non è da tutti rinunciare a milioni di ingaggio all'anno, male per l'Inter, che così si ritrova con in mano un pugno di mosche dopo il grande investimento fatto su Adriano, i tentativi di recupero (con Mourinho sembrava sulla strada del reintegro) e l'eventuale introito derivante da una possibile cessione. Nulla di tutto questo, l'Inter perderà Adriano a parametro zero e intanto cerca un suo sostituto come spalla di Ibrahimovic.

Davvero un peccato se si pensa alle potenzialità che questo ragazzo ha mostrato al suo arrivo in Italia: negli occhi di tanti amanti del bel calcio ci sono ancora i suoi guizzi, la sua velocità, la sua potenza, i suoi gol. I principali motivi che portarono l'Inter a richiamare subito quel ragazzo magro e giovane (ben diverso dall'Adriano di oggi) e a puntare su di lui. Purtroppo, dopo una buona prima stagione, il rendimento di Adriano è stato un continuo calando, disturbato dalla perdita del padre e dagli ormai noti problemi di alcol. Credo comunque che un grazie di cuore ad Adriano vada comunque riconosciuto, per quello che ha comunque fatto per l'Inter, per l'impegno, per il rispetto verso il presidente Moratti. Il problema mentale dell'uomo, prima del calciatore, penso che meriti rispetto indipendentemente da chi si tratta o cosa ha fatto.

E a proposito di rispetto, mi permetto una digressione finale riallacciandomi al caso Balotelli che ancora fa parlare e farà parlare: i cori razzisti verso un calciatore non sono una novità e sicuramente Balotelli non sarà l'ultimo, il clamore è stato suscitato dall'ennesimo caso che ha portato alla presa di coscienza di un problema da risolvere. A ben guardare, però, la vicenda è ben più complessa: senza scendere nei dettagli che richiederebbe ore di analisi, a livello superficiale non è sbagliato quello che dicono Lippi e Mourinho, e cioé che più che di razzismo si tratta di ignoranza o odio verso un giocatore. Un razzista è razzista verso tutti, anche verso i propri calciatori, invece i vari Sissoko (Juve), Vieira e Muntari (Inter) non sono stati colpiti dai cori degli juventini. Si è trattato piuttosto di un attacco verso un calciatore a loro antipatico ("perché è bravo" ha spiegato Mourinho) ma comunque a sfondo razzista. Come dire: tu mi sei antipatico e ti rivolgo insulti razzisti perché sei nero, l'altro è italiano e gli rivolgo altri tipi di insulti. Una sorta di "razzismo a comando"...

Sezione: Editoriale / Data: Gio 23 aprile 2009 alle 13:22
Autore: Domenico Fabbricini
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