Il messaggio è chiaro: l’Inter ha già la squadra più forte in Italia ed è tra le prime in Europa. Lo dice l’esito della scorsa stagione, in cui i nerazzurri hanno centrato la storica tripletta. Per questa ragione, acquistare nuovi giocatori sarebbe stato un sintomo di inadeguatezza da parte dei campioni d’Europa, che avrebbero così palesato al mondo del calcio una sorta di insicurezza di fronte alla campagna di rafforzamento delle rivali. Loro sì che avevano bisogno di investire. L’Inter no, perché da anni si gode il panorama del campionato dall’alto verso il basso. Il lavoro è stato svolto nelle stagioni precedenti, ffino alla costruzione di un gioiello quasi perfetto. Quindi, questo il pensiero del club, che senso avrebbe cambiare nuovamente le carte in tavola, quando il top è stato raggiunto. Il difficile è confermarsi, ma la squadra è la stessa e non c’è alcuna ragione per preoccuparsi. Sarà. In realtà, personalmente, credo che l’Inter abbia sprecato troppo tempo sul fronte Mascherano, l’unico giocatore che avrebbe dato un plusvalore al gruppo di Benitez.
Non va dimenticato che rispetto alla scorsa stagione, al di là di Balotelli che è stato a lungo ai margini della squadra, i nerazzurri hanno perso Mourinho, sostituito da Benitez. Un cambio di guida che inevitabilmente comporta cambiamenti anche dal punto di vista dell’impostazione. E per quella scelta dallo spagnolo, l’argentino sarebbe stato determinante. Una ventina di milioni e l’ormai ex Liverpool sarebbe arrivato, carico di entusiasmo. La sua presenza avrebbe dato maggior tranquillità a Benitez, oggi costretto a trovare altre soluzioni per il suo gioco, con la rosa che si è ritrovato. Peccato davvero, perché al Barcellona è bastato reinvestire parte del denaro incassato con la cessione di Tourè e si è portato a casa El Jefecito. Anche l’Inter avrebbe potuto fare altrettanto, maga l’attendismo alla lunga non ha pagato. Alla fin fine, non si trattava di un’operazione complicata: bastava presentarsi con un assegno, senza contropartite tecniche poco gradite ai Reds.
La volontà del giocatore era chiara, bastava davvero un piccolo sforzo. Ma Branca ha chiarito che 22 milioni di euro, per Mascherano, è una cifra spropositata, e si è tirato indietro lasciando Benitez a bocca asciutta. Vero, penso anch’io che l’argentino non valga tutto quel denaro, ma essendo l’unico giocatore che avrebbe potuto migliorare tatticamente e qualitativamente il gruppo, magari un piccolo sforzo poteva essere fatto. Probabilmente in Corso Vittorio Emanuele speravano che la volontà del diretto interessato sarebbe stata decisiva ai fini di uno sconto da parte del Liverpool. Errore, perché il giocatore aveva soprattutto voglia di andarsene da Liverpool e il club inglese mirava a incassare il più possibile. Terreno fertile per i catalani, che pur non navigando in acque economiche eccezionali, hanno rinforzato con lui un gruppo già eccellente. E l’Inter si ritrova con un pugno di mosche in mano, obbligando Benitez a fare di necessità virtù. Poi, al di là della gestione di questa operazione, classica telenovela di mercato estiva, concordo sul fatto che altri innesti sarebbero stati superflui.
La squadra è forte, ma le manca la fame della scorsa stagione. La scelta di non ingaggiare altri campioni da parte di Moratti rappresenta anche uno scarico della responsabilità sulle spalle dei giocatori, affinché ritrovino la grinta che ha permesso loro di costruire una storica impresa. Nessuna giustificazione, dunque, la nuova avventura è iniziata maluccio, ma siamo solo all’inizio. Rinforzare una rosa già competitiva sarebbe stato come ammettere che questi campioni non sono sufficienti per confermarsi ai massimi livelli, sgravandoli indirettamente della responsabilità che gli compete. Se poi un Milan con Ibrahimovic e Robinho, un Real Madrid con Mourinho, un Barcellona ancora più solido e un Chelsea decisamente più compatto, per esempio, non sono stimoli a fare sempre meglio, significa che nella testa dei nerazzurri c’è un problema serio.Squadra che vince non si cambia, dunque. Magari si migliora, ma per questo ne riparliamo a gennaio, quando e se questi ragazzi dimostreranno di non essere gli stessi che ci hanno fatto sognare.
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