Un iPad come simbolo di pace e riconciliazione. Il gesto d'amicizia che Mario Balotelli ha voluto fare nei confronti di Marco Materazzi è l'ultimo gioiello di Steve Jobs, stilista della new generation, autore dei 'giocattoli' che conducono il mondo dritto verso il futuro. E proprio del futuro è simbolo anche Mario, ormai un giocatore del Manchester City. Sarà la Premier League il teatro della sua definitiva consacrazione, ma nel suo addio il giovane attaccante ha voluto rimediare a qualche danno lasciatosi per strada, come lo scontro proprio con Matrix, veterano e uomo spogliatoio dell'Inter, 'sindacalista' di un gruppo di lavoro con il quale il baby fenomeno si è più volte confrontato rumorosamente negli ultimi mesi. Era l'aprile scorso quando, dopo l'esaltante 3-1 ai marziani del Barcellona, Materazzi arrivò a mettere le mani addosso a Balotelli per il suo comportamento osceno sia in campo sia a fine partita. Non poteva essere altrimenti, il difensore in quel caso scelse gli amatissimi colori nerazzurri all'amicizia con il 'fratellino', facendogli capire a chiare lettere come ci si deve comportare. Un gesto rude, fragoroso (commentato a modo suo anche dallo spettatore Ibrahimovic), che poteva lasciare dolorosi strascichi tra i due, ma che col tempo si è annichilito da sé.
E' bastato parlarne, e tutto alla lunga si è ricomposto. Perché Materazzi è un calciatore ma prima di tutto un uomo, che non rinnega il proprio supporto a colui che ritiene un fratello minore, soprattutto nel momento in cui necessita del suo aiuto. Bastone e carota, ideale connubbio del confronto con SuperMario. Ormai il destino è scritto, Balotelli giocherà altrove, lui non ha mai sentito la maglia nerazzurra una seconda pelle. Un punto di forte discordanza con Matrix, che però il veterano interista ha messo da parte per il bene del ragazzo. Ora lui stesso si rende conto che questo stesso bene è in Inghilterra, dove Roberto Mancini è pronto a raccogliere questa affascinante sfida: scatenare il talento di Balotelli e incanalarlo in una prospettiva funzionale alla squadra e alla sua carriera. Una sfida persa da Mourinho, che Benitez non ha potuto affrontare.
Non mancano di certo le urla di dolore di gran parte degli addetti ai lavori, rammaricati dalla perdita, per il nostro calcio, di un campione come Balotelli (anche se la Nazionale continuerà ad averlo). Ma chi finge di strapparsi i capelli evidentemente non è un tifoso interista, abbacinato dalla classe di questo fenomeno e allo stesso tempo demoralizzato dai suoi atteggiamenti. Solo un tifoso nerazzurro può rendersi conto delle motivazioni che hanno condotto alla scelta dolorosa della società, e di Moratti in primis. Una decisione obbligata, per il bene dell'attaccante ma anche dell'Inter. Una decisione apparentemente assurda, ma solo per chi ha vissuto il rapporto Mario-Inter dall'esterno. Inutile tornare sugli innumerevoli motivi di contestazione nei suoi confronti, sulle sue marachelle fuori dal campo, sui suoi comportamenti poco professionali dentro e fuori il rettangolo di gioco, sulla sua flebile passione per la squadra che lo stipendia, in virtù di un'atavica fede rossonera, sulle sue esultanze soffocate da uno sguardo di ghiaccio anche nel momento più felice, quello del gol.
Probabilmente quando segnerà in Premier League la sua gioia sarà meno contenuta e più trasparente, visto che lo farà in un Paese e in una squadra dove si sentirà importante, meno obbligato ad assecondare determinate scelte per la salvaguardia del gruppo e dove respirerà la fiducia di un allenatore molto apprezzato, Mancini, che crede in lui da prima che diventasse 'Mario Balotelli'. L'Inter, dal canto suo, si troverà in tasca quasi 30 milioni di euro, ma anche una bomba a orologeria in meno nello spogliatoio. Non c'è voglia né tempo di aspettare l'esplosione di questo campione in erba, potenzialmente un numero uno. La squadra viene prima di tutto, e poi tutti, da Moratti fino all'ultimo magazziniere del club nerazzurro, sono consapevoli del fatto che tra l'Inter e Balotelli non sarebbe comunque durata a lungo, che prima o poi la pace armata sarebbe sfociata in un'ennesima guerra interiore, che avrebbe danneggiato non solo il ragazzo, ma anche la serenità dei suoi compagni. E nessuno dica che le avvisaglie non si siano scorte anche durante la stagione della Tripletta.
Perciò, chi oggi proferisce la parola 'scandalo' al cospetto di questa cessione eccellente, farebbe meglio a indossare i panni di Moratti e del tifoso interista in generale. Solo chi ha dovuto ingoiare veleno per tanti mesi può capire quanto saggia sia la decisione di mandare a 'star bene' altrove un ragazzo che a 20 anni ha prodotto più problemi che gioie, rimanendo un talento incompiuto. E Materazzi, una volta che Balotelli sarà ormai un ricordo del passato, continuerà a ricordare la parte migliore del suo 'fratellino' giocando con il suo iPad...
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